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Editoriale

Referendum greco: pesa il silenzio assordante degli intellettuali europei

C’è un aureo testo di Kant che torna alla mente in queste ore in cui si consuma l’attacco finale alla Grecia democratica da parte dei cani da guardia dell’Europa oligarchica, della finanza internazionale e del Nuovo ordine coloniale a centralità franco-tedesca. Nel 1784, l’autore della Critica della ragione pura, già celeberrimo in tutto il continente, rispondeva alla domanda sull’essenza dell’illuminismo. La individuava nella scelta dell’autonomia; nella decisione consapevole e non priva di rischi di «uscire da una minorità della quale si è responsabili».

Intendeva dire che affidarsi alla guida di un tutore che per noi sceglie e delibera è umiliante benché comodo. Che la libertà è affascinante ma il più delle volte pericolosa. E che l’insegnamento fondamentale del movimento dei Lumi che di lì a poco avrebbe portato i francesi a sollevarsi contro l’autocrazia dell’antico regime consiste proprio in questo: nel considerare l’esercizio dell’autonomia individuale e collettiva un inderogabile dovere morale e politico. Un fatto di dignità. Essere uomini significa in primo luogo decidere per sé e rispondere delle proprie scelte. Rifiutarsi di vivere sotto il giogo di qualsiasi potere imposto con la violenza delle armi o della superstizione, del denaro o del conformismo.

Sono trascorsi oltre due secoli densi di storia. Il mondo è cambiato. Ma nessuno direbbe che quelle di Kant sono considerazioni arcaiche, inadatte al nostro tempo. Siamo tutti pronti a sottoscriverle. Riformulate con parole meno alate, le ripetiamo ogni qualvolta ragioniamo sui principi democratici ai quali vorremmo si ispirassero le nostre società. Eppure che succede quando i nodi vengono al pettine e la dignità di tutto un popolo è messa davvero in discussione, quando un intero paese è posto di fronte al bivio tra minorità e autonomia?

Anche se televisioni e giornali di tutto il mondo fanno a gara per nascondere la realtà descrivendo i greci come un gregge di bugiardi parassiti (e attenzione: vale per i greci oggi quel che ci si prepara a dire domani sul conto di spagnoli, portoghesi e italiani, sudici d’Europa), è abbastanza chiaro il motivo per cui Ue, Bce e Fmi hanno deciso di scatenare la guerra contro la Grecia. I soldi (pochi) sono più che altro un pretesto. La sostanza è il modello sociale che deve prevalere.

I creditori vogliono essere certi che a pagare il «risanamento» e la permanenza nell’eurozona sia la grande massa proletarizzata dei lavoratori dipendenti, costretti a vivere stabilmente in miseria e in schiavitù. Se a pagare fossero i grandi capitali, i conti tornerebbero ugualmente. E solo così l’economia greca potrebbe per davvero risanarsi. Ma il prezzo politico sarebbe esorbitante, tale da vanificare quanto è stato sin qui fatto, per mezzo della crisi, al fine di «riformare» i paesi europei e conformarli finalmente al modello neoliberale di «società aperta».

La partita è quindi squisitamente politica. Se non c’è di mezzo tanto un problema di ragioneria quanto una questione politica di prima grandezza – il modello sociale, appunto: i criteri base dell’allocazione delle risorse – allora è sacrosanta la pretesa del governo greco che a decidere se obbedire o meno ai diktat della troika sia il popolo che dovrà pagare le conseguenze delle decisioni assunte in sede europea. È un fatto elementare di democrazia. Che però sposta il conflitto sul terreno, cruciale e decisivo, della legittimazione dell’Europa unita: uno spostamento del tutto inaccettabile.

Non c’è da sorprendersi se proprio la decisione di Tsipras di andare al referendum popolare abbia fatto saltare il banco. L’Europa – questa Europa dei tecnocrati e degli speculatori – può accettare molte deroghe. Può tollerare gravi infrazioni alle regole finanziarie, come ha dimostrato proprio nei confronti di Francia e Germania. Può anche faticosamente chiudere un occhio su qualche misura tesa a ridurre l’iniquità delle cosiddette riforme strutturali che i paesi sono chiamati a realizzare per conformarsi al modello sociale prescritto.

Ma sulla questione delle questioni – la sovranità – non si transige. Nessuno può rimettere in discussione il fatto che in Europa i presunti «popoli sovrani» non hanno voce in capitolo sul proprio destino. Finché si scherza, magari fingendo di avere un parlamento europeo, bene. Ma guai ad aprire una breccia sulla costituzione dispotica dell’Unione, che è il suo fondamento ma anche, a guardar bene, il suo tallone d’Achille.

Se questo è vero, allora un silenzio pesa assordante mentre le cronache documentano le battute finali di quest’ultima guerra intestina del vecchio continente. Dove sono finiti i «grandi intellettuali», quelli che lo spirito del tempo designa a propri portavoce, coloro la cui sapienza e saggezza reca l’onore e l’onere di indicare la retta via quando il cammino si ingarbuglia? Non se ne vede l’ombra. Tutto su questo fronte tace, come se si trattasse di bazzecole. Eppure c’è ancora qualche sedicente filosofo, qualche storico, qualche giurista o sociologo in Europa. C’è chi si atteggia a interprete autentico della crisi e sforna a ripetizione libri che discutono di Europa e di democrazia. Forse che, per tornare al vecchio Kant, ciò che vale in teoria non serve a nulla in pratica?

Ci si domanda che farebbe oggi un novello Zola (o un nuovo Sartre) di fronte alla prepotenza e alla viltà di quest’Europa. Eppure non occorrono gesti eroici per ricordare che esistono diritti inviolabili, per chiarire che nessuna ragione al mondo consente di scaraventare un popolo nell’indigenza e nella disperazione, per rammentare che in questa partita torti e ragioni sono, come sempre, ripartiti fra tutte le parti in causa. Niente. Silenzio. A sbraitare è solo chi può permettersi di svolgere due parti in commedia, il ruolo dell’accusatore e quello del giudice. Quanto all’imputato, stiamo molto attenti. Nati a Palermo o a Siviglia, a Milano o a Lisbona, siamo tutti quanti greci anche noi.

Grecia

  • Manuel Belli

    Complimenti per l’ottimo articolo che sottoscrivo.

  • Fabio Manganiello

    Da persona con un’impronta politica progressista mi viene da ridere per non piangere di fronte a questi articoli. Si parla di intellettuali e si scomoda Kant alla ricerca di una legittimazione aulica delle proprie idee, che ignorano pero’ completamente i numeri, i fatti e le soluzioni.

    Si parla di sovranita’ nazionale, auto determinazione ed Europa cattiva? Perche’ non se ne e’ parlato anche quando la Grecia riceveva 120 miliardi dal fondo salva Stati dell’Ue, pagato con il denaro di tutti i Paesi contribuenti, e quando Draghi per tenere in vita le banche greche ed evitare che bruciassero tutta la liquidita’ dei cittadini pompava miliardi di euro sui canali dei fondi di emergenza? E’ un’impressione solo mia, o finora Tsipras ha accettato volentieri i fondi della Troika, rifiutandosi pero’ di sottostare alle regole per accedervi? Una volta che si accettano fondi esterni per pagare i propri debiti la sovranita’ nazionale va a farsi fottere, e’ fisiologico, perche’ bisogna dare ai propri creditori la garanzia del saldo dei propri debiti. Non c’e’ nulla di barbaro, anti democratico o malvagio in tutto cio’. Hai miliardi di euro che fluiscono nelle tue casse dall’Unione e che evitano ai tuoi cittadini di trovarsi in mezzo a una strada domani? Bene, accetta le condizioni a cui quegli aiuti ti arrivano.

    Sostenevo anch’io prima Tsipras, ma qualcuno di voi ha provato a leggere il documento che Juncker ha inviato al popolo greco e sul quale questo e’ invitato a votare? Nel caso non l’abbiate letto, evito di fare qualsiasi conversazione. Non voglio conversare con chi non sa di cosa parla. E’ un PDF di 10 pagine in inglese e una lettura attenta si fa al massimo in 2 ore. Contiene misure cattive, lacrime e sangue o sadiche verso il popolo greco? Niente affatto. Nella maggior parte dei casi invita la Grecia ad adattarsi alle “best practices” adottate da quasi tutti gli altri Paesi dell’Unione. Sulle pensioni, ad esempio. Perche’ io cittadino dell’Unione, che andro’ in pensione almeno a 65 anni, devo pagare le tasse per salvare la Grecia, dove i lavoratori vanno in pensione a 56 anni, e dove il governo non vuole neanche cambiare le cose? Inoltre Tsipras dice di no anche ai punti piu’ di sinistra del programma. Si chiede di smettere di rendere Mykonos un paradiso fiscale, e di portare l’IVA sui beni di lusso li’ dal 16% al 23%, come accade ovunque in Grecia: Tsipras si e’ opposto. Si chiede di alzare la luxury tax dal 10% al 13% e di applicarla a qualsiasi imbarcazione piu’ lunga di 10 metri: Tsipras si e’ opposto. Si chiede di tagliare di 400 milioni le spese militari: Tsipras si e’ opposto. Ma allora, di che stiamo parlando?

    Le altre misure proposte nel programma prevedono un aumento della corporate tax dal 26% al 28%, che sarebbe ancora in linea con la media europea, niente lacrime e sangue. Francia e Belgio ce l’hanno al 34%, la Germania al 30%: Tsipras si e’ opposto.

    Si chiede di istituire trasparentemente un istituto indipendente per la riscossione dei crediti arretrati, avendo constatato l’assoluta inefficienza statale nel farlo.

    Si chiede di rafforzare le norme anti corruzione e anti evasione, e di prendere misure per favorire i pagamenti elettronici.

    Si chiede di rendere obbligatorio il versamento dei contributi anche ai liberi professionisti, come avviene quasi ovunque nel resto d’Europa.

    Ci sono anche misure piu’ restrittive, come l’aumento dal 4% al 6% della tassa sulla sanita’ per i pensionati, o l’abolizione di certi sgravi fiscali per l’agricoltura (come ad esempio quello sul diesel), ma capiamoci: la Grecia ha un rapporto debito/PIL al 170%. Cio’ vuol dire che senza la moneta unica e senza gli aiuti internazionali (che in ammontare hanno praticamente uguagliato il suo PIL), sarebbe gia’ tecnicamente fallita. Che pacchetto di riforme ci si aspettava di vedere? Uno che proponesse reddito di cittadinanza per tutti e niente piu’ tasse? E’ ovvio che da qualche parte i soldi con cui ripagare le istituzioni si devono prendere, e penso che il programma proposto sia un buon mix di tagli a breve termine, e investimenti a lungo termine (vendita delle licenze 4G e 5G, frequenze televisive, investimenti sulle fonti rinnovabili, privatizzazione delle banche ormai divenute zombie sostenute unicamente dai fondi Bce) per far poi ripartire l’economia.

    Ripeto: nulla di infattibile. L’Europa, dopo tanti errori, dopo essere stata a lungo ad ascoltare i falchi e i creditori legati a un modello neo liberista che puntava a massimizzare l’offerta in un Paese dove manca ancora la domanda, ha messo un testo tutto sommato ragionevole sotto il naso di Tsipras e gli ha chiesto di accettare di riformare il suo Stato per portarlo al livello di solidita’ degli altri Stati europei, come condizione per sbloccare un nuovo (ennesimo) prestito che gli servirebbe per pagare la rata di 1.6 miliardi in scadenza all’Fmi. Tsipras con grande arroganza ha rifiutato, e ha chiesto al popolo greco di votare. Un voto del genere ha senso solo se TUTTO il popolo greco si prende la briga di leggere e comprendere quel documento, altrimenti e’ una PURA PAGLIACCIATA POLITICA. E’ solo una mossa politica per salvare la faccia in patria e non passare per traditore delle irrealizzabili promesse elettorali, non e’ uno slancio di democrazia. La democrazia diretta ha senso solo quando il popolo e’ consapevole di cio’ su cui sta votando. E con tutto il rispetto, dubito che il pescatore di Salonicco abbia le stesse competenze economiche di Mario Draghi, e dubito che prima di andare a votare avra’ un’opinione precisa sulla variazione sulla ritenuta d’acconto cross-borders che la commissione europea ha proposto nel documento.

    Non solo: perche’ non parlate dei trucchetti imbarazzanti che Tsipras e Varoufakis hanno tirato fuori dal cappello per fregare alcuni dei migliori economisti del mondo?

    Hanno detto di poter tirar su 100 milioni con le tasse sulla pubblicita’ televisiva. In un Paese che fa 10 milioni di abitanti e dove il mercato televisivo non e’ fra i piu’ avanzati. L’Italia di abitanti ne fa 60 milioni, e dalle pubblicita’ televisive ha 180 milioni di introito.

    Hanno detto di poter tirare su 350 milioni dalla vendita delle licenze 4G e 5G, in un Paese dove ancora manca l’infrastruttura per il 4G e il 5G non vedra’ quindi la luce da qua ad almeno 2 anni, e dove mancano sia le grandi aziende IT interne in grado di operare in tempi brevi, sia gli investimenti stranieri.

    Hanno detto di poter intascare 500 milioni dalle tasse sulle slot machine, cifra che gia’ era impraticabile prima in Grecia, e che lo e’ ancora di piu’ ora che intanto la cifra massima giornaliera spendibile e’ stata portata da 500 euro a 80 euro.

    Ci credo che di fronte a simili voli pindarici e tentativi infantili di prendere in giro un Draghi o una Lagrande certe istituzioni abbiano perso la pazienza, e sia il Fmi che Schaeuble abbiano abbandonato le trattative.

    Parliamo per fatti, per numeri e analisi tecniche suvvia, e cerchiamo di pensare a una variazione dei numeri che possa da un lato massimizzare la stabilita’ economica, dall’altro non intaccare in modo spropositato il benessere dei cittadini. Tutto il resto e’ fuffa. Fuffa pseudo-intellettuale, arroganza saccente e citazioni politiche e filosofiche che servono solo a coprire la propria pochezza e ignoranza tecnica. Sono tutte caratteristiche della sinistra italiana “moderna”, provincialotta, salottista, approssimativa, mozionista e auto-referenziale, che mi danno la nausea.

  • marco

    non solo degli intellettuali europei ma dell’ italia della spagna di tutti i paesi nel mediterraneo che non hanno capito che l europa ricca e el nord sta usando questi paesi come nelle colonie da tenere in stato di poverta per sfruttarli come manodopera e frenare l’ invasione dei poveri e disperati di paesi che loro hanno portato all disfacimento basta vedere come gestiscono la questione uraina li armi missili soldi del fmi europei americani si riporta la situazione di massima all’ erta atomica e armamenti sofisticati sanzioni che paghiamo noi contro un paese che è piu europeo delli inglesi fa parte piu della nostra storia che con la storia degli americani si sono inventati il blocco di un paese che non e piu il pericolo rosso ma per fare avanzare la nato hanno fatto entrare paesi piu pericolosi della russia paesi impregnati di fascismo nazzismo e razzisti lasciando il mediterraneo in balia della poverta del degrado e di se stesso questa europa deve esplodere per fare spazzio ad un altra europa come dice giustamente francisciello il nuovo idolo dei poveri un europa dei popoli non delle banche e affaristi predatori

  • marta landolfi

    Il silenzio inspiegabile degli intellettuali mostra in assoluta evidenza l’assenza di un autentico dibattito pubblico in materia di sovranita’, determinazione dei popoli, regimi tecnocratici

  • pino monta

    chiudere il libero mercato dei capitali bancari,statalizzare la Banca Nazionale e stampare moneta !

  • Agata Amantia

    Il silenzio di tutti. Come se non riguardasse tutti noi, come se quello che potrebbe accadere alla mia amata Grecia, non fosse anche nostro, non riguardasse le nostre democrazie. Il concetto di libertà, di scelta, di responsabilità si è perduto, come dice l’autore dell’articolo, è molto più comodo stare sotto il tacco. Ieri sera ho sentito, in TV, una sedicente giornalista ribattere a chi diceva di sentirsi greco, in questi giorni, che no, perché mai? Perché non pensare a essere italiani? Ecco, esemplare risposta che rispecchia la timorosa miopia dei più.

  • alexis taylor

    “C’è un aureo testo di Kant che torna alla mente in que­ste ore in cui si con­suma l’attacco finale alla Gre­cia demo­cra­tica da parte dei cani da guar­dia dell’Europa oli­gar­chica, della finanza inter­na­zio­nale e del Nuovo ordine colo­niale a cen­tra­lità franco-tedesca”

    Sembra l’attacco di un testo scritto nell’altro secolo. Non sarà per queste analisi anacronistiche che la sinistra è divenuta totalmente marginale? Io credo proprio di si, questi intellettuali, con scarsa se non totale assenza di preparazione in materie economiche e mercati finanziari, verranno sempre messi nel sacco dai vari Marchionne, Schaulbe.Troppo facile.
    Mi si scusi la veemenza ma cavolo! La morte di certe sogni sta anche nell’aridità di questa linea di pensiero

  • il compagno Sergio

    Krugman, Piketty, Stiglitz, DSK (ex-presidente del FMI), per non citare che qualche nome, che sostengono piuttosto le ragioni di Syriza, non conoscono sicuramente molte delle cose che conosce Fabio Manganiello e sono altrettanto sicuramente provincialotti, salottisti e approssimativi.
    Non credo che ci sia bisogno di aggiungere altro.
    O forse sì e cioè che anche l’U.E. fa marcia indietro.
    Non si esce dal problema del debito pubblico con politiche recessive e orientate a tutelare esclusivamente gli interessi della Germania (e delle banche).
    L’evasione fiscale non è un problema esclusivamente greco: l’affaire swissleaks penso che abbia contribuito a far conoscere all’opinione pubblica internazionale una realtà che in Italia erà già emersa dai tempi delle inchieste di Mani Pulite (e della quale i crocevia sono il Lussemburgo, la Svizzera, il Lichtenstein, le Isole Anglo-Normanne, l’Irlanda, ecc.)
    L’inchiesta su Juncker e la sua cerchia, pubblicata un paio di mesi fa dall’Espresso (ma realizzata in collaborazione con quotidiani d’importanza internazionale, riuniti nell’ICIJ ) è semplicemente agghiacciante: personalità politiche di primo piano che contribuiscono attivamente a legalizzare la frode e l’evasione fiscale da parte di grosse imprese (che hanno ottenuto, grazie a giochi contabili “legali” e il sostegno dei suddetti, fondi pubblici dell’U.E.).
    Ma ovviamente questi sono dettagli da provincialotto salottiero.

  • Erica

    Che non bastasse una Syrizia in Grecia per cambiare l’Ue lo si sapeva. Eppure-esclusa la speranza di Podemos- dove è stata e dove sta la sinistra antiliberista europea?

    E’ divisa; tra chi vorebbe sostenere Syrizia afinché rimanga nell’Ue e chi perché ne esca. Con in mezzo il “si, ma non a qualsiasi costo”, ma quale è quel costo “accettabille” nessuno lo sà, poichè il vero problema è politico e non economico.

    Ovvero per noi sinistra antiliberista questa Ue “oli­gar­chica, della finanza inter­na­zio­nale e del Nuovo ordine colo­niale a cen­tra­lità franco-tedesca” può e deve essere un luogo dentro e a partire del quale si può ancora cercare di costuire un’uscita di sinistra dalla crisi o meglio uscirne? E per andare dove, a fare cosa?

    E purtroppo Kant non ci aiuta molto…

  • Fabio Manganiello

    Krugman e Stiglitz sono spesso citati a sproposito. Sono contrari a un’Europa di sola austerity, cosi’ come quasi tutti gli economisti di matrice neo-keynesiana, non contrari all’Euro, ne’ tantomeno vicini alle posizioni di Syriza. Sono il primo a pensare che senza una ristrutturazione del debito Atene dalla crisi non uscira’ mai, perche’ la crisi e’ di solvibilita’, e viene da una lunga crisi finanziaria, non e’ una crisi di liquidita’. Ma per vedere il proprio debito ristrutturato bisogna dare garanzie ai creditori e presentare un piano di riforme credibile. Cosa che la Grecia non fa da anni, limitandosi ad applicare le misure di austerity per ridurre il deficit senza mai guardare a lungo termine: ecco il motivo della crisi attuale. Nella proposta di Juncker margini per riforme strutturali c’erano, dalla gestione delle frequenze 4G e 5G, all’impegno sulle fonti rinnovabili, alle liberalizzazioni delle professioni, all’inasprimento dei controlli fiscali. Invito tutti a leggere il PDF mandato ai cittadini greci prima di commentare sulla base di opinioni parziali lette in rete. Solo quando si dimostra ai creditori di essere disposti a cambiare marcia si puo’ discutere un taglio del debito. Altrimenti si fa la figura di chi vuole sempre soldi, con arroganza, senza mai voler implementare nulla.

  • Fabio Manganiello

    Ovvero, mandare l’inflazione alle stelle con una moneta che non vale nulla e che viene stampata a non finire per risucchiare il debito, distruggere il potere d’acquisto e con questo la domanda interna, tirarsi fuori da tutti i programmi di aiuti internazionali (non la scelta migliore per un Paese che ha un rapporto debito PIL al 180%), rendere impossibili le importazioni, con i dazi doganali che un’uscita dall’Europa comporterebbe e con una moneta debole che al di fuori del suo Paese non puo’ neanche permettersi di comprare neanche una busta di patatine, e, in sostanza, affossare definitivamente l’economia greca. Se i migliori economisti del mondo si stanno ancora scervellando per una soluzione, vuol dire che la soluzione non e’ cosi’ semplice come una sequenza di tre slogan da piazza.