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Editoriale

Pd e M5s vietato fallire

A rotta di Colle. Già solo il fallimento del tentativo di formare un governo, sarebbe oltre che l’ennesima prova di autolesionismo, un sicuro bottino di voti alle destre fascio-leghiste

Il segretario del Pd Nicola Zingaretti alla direzione nazionale

Il segretario del Pd Nicola Zingaretti alla direzione nazionale

Buona la prima. Zingaretti ha riunito la direzione e ha offerto la disponibilità del Pd per un accordo di governo con i 5Stelle. Ha messo sul piatto cinque titoli (Europa, democrazia, ambiente, migranti, politica economica), imprescindibili e necessari ma è evidente il rischio che siano così generali da risultare buoni per tutti gli usi.

Per evitarlo il segretario del Pd dovrebbe indicare la discontinuità rispetto alle politiche del suo partito, tanto più che proprio la discontinuità la reclama dai 5Stelle. E magari spiegare quali scelte può rivendicare sul piano ambientale, economico e del lavoro, sulle migrazioni. Oltretutto l’unità di facciata registrata ieri al Nazareno potrebbe rompersi domani come un cristallo e il partito dividersi in più tronconi.

All’altro capo del tavolo, a giocare la partita, non c’è il fantomatico monolite dei M5S, ma un’armata allo sbando che ha offerto una mediocre classe dirigente e di governo, priva di esperienza e inadeguata.

Sul piano delle idee e della cultura politica non si pretende che i pentastellati siano la sinistra, ma certe idee di destra (legittima difesa, migranti, sicurezza) vanno apertamente abiurate e tutta la robaccia di Salvini cancellata. E visto che si parla tanto di laicità e di simboli religiosi, se i 5Stelle recitassero un «mea culpa», sarebbe un altro bel passo avanti verso il cambiamento.

La via è stretta e in salita, e bisogna percorrerla velocemente perché il Capo dello Stato stringe i tempi.

Non aiuta lo stato di salute di Pd e M5S, due forze ammaccate, disorientate dalla crisi di tutto il sistema politico, che tuttavia devono caricarsi sulle spalle una grande responsabilità.

Per riuscire nell’impresa non guasterebbe una buona dose di umiltà, di generosità e di coraggio, a cominciare dalla scelta della figura del futuro, nuovo, presidente del consiglio, che giocoforza dovrebbe interpretare un punto alto di mediazione, con una compagine di governo di riconosciuta competenza.

Perché una cosa deve essere chiara, già solo il fallimento del tentativo di formare un governo, sarebbe oltre che l’ennesima prova di autolesionismo, un sicuro bottino di voti alle destre fascio-leghiste.

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