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Leggere il mondo con Paulo Freire

Su Spreaker, Spotify, Apple e le altre piattaforme inizia un ciclo di podcast per narrare il pensiero del grande educatore brasiliano, a 100 anni dalla nascita, attraverso luoghi, testimonianze. Il titolo è «Leggere il mondo con Paulo Freire, alla scoperta della pedagogia degli oppressi». L’iniziativa, a cura di Paolo Vittoria (regia di Andrea De Rosa, sound design Luigi Petrazzuolo, voci narranti Marco Boccitto e Paolo Vittoria, con la partecipazione di Pierfrancesco Di Mauro, musiche Alessio Arena, prodotto in collaborazione con Upside e Apogeo Records per il manifesto) , consiste in 4 puntate da 10 minuti ciascuna. In forma leggera ma profonda, i podcast vogliono aprire dei percorsi affinché si possa (ri)scoprire e (re)inventare Paulo Freire.

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L’inedito possibile

Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, è arrivato a insultare Paulo Freire definendolo pubblicamente un “energumeno”. Questa persecuzione della memoria di Paulo Freire segnala in realtà la potenza del suo pensiero radicata in movimenti sociali, rurali ed urbani, che nell’essere soggetti di processi di educazione popolare, costruiscono quello che ancora non c’è, ma può essere creato… l’inedito possibile.

A scuola da un lavoratore

Paulo Freire, durante una conferenza, riceve da un lavoratore la più dura e rivoluzionaria delle lezioni. La veemente critica sarà come un libro tenuto sempre aperto per rileggere la propria pratica educativa: un discorso che non ha mai dimenticato e da cui ha imparato “il sapere di classe”…

Imbracciare l’arma del dialogo

Aver alfabetizzato 400 persone in 40 giorni effettivi costò a Paulo Freire altrettanti giorni di prigionia. Con il colpo di Stato del 1964 la repressione militare in Brasile, arbitraria e violentissima, utilizzò il pretesto della minaccia comunista, per condannare l’educatore come nemico della patria e sovversivo. Freire, costretto all’esilio, non rinunciò al progetto di costruire una comprensione sempre più critica e liberatrice dell’educazione, esortando attraverso la sua pratica politica ad “imbracciare l’arma del dialogo”.

Il bambino all’ombra degli alberi di mango

L’educatore Freire e il bambino Paulo. I paesaggi tropicali che disegnano Recife, città del nordest del Brasile dove Paulo nacque nel 1921, cent’anni fa. Recife, dove la povertà, la miseria ma anche la creatività di un popolo sono parte della storia di un Paese – il Brasile –frutto di secoli di depredazione, di una violentissima colonizzazione che ha creato e riprodotto colonizzazioni e violenze interne, anche alle singole coscienze. Un sistema che fino ad oggi pone piccola parte della popolazione nel privilegio degli “oppressori” e la maggioranza nell’indigenza degli “oppressi”. Questa realtà era letta da Paulo fin dall’infanzia, dall’ombra di un albero di mango.

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