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Alias Domenica

Pasternak, il cuore stretto in quartine di suono, senso, emozione

Novecento russo. Paola Ferretti ha ritradotto per Passigli i versi di «Mia sorella la vita», reinventando mirabilmente il corpo della parola e mantenendo frazioni di quel tessuto allitterativo che satura l’originale

Arkhip Kuindzhi, «Steppa di sera», 1880 ca.

Arkhip Kuindzhi, «Steppa di sera», 1880 ca.

La chiave alla poesia russa del primo Novecento è il peso della voce. La grana, la pasta, la fibra sonora del verso sono già tutto, sono anche ritmo, semantica, invenzione. La poesia è la sua realizzazione fisica, il suo suono, sempre e esclusivamente performato. Prima di scriverli, Mandel’štam teneva sulle labbra per settimane i versi, Chlebnikov inseguiva il senso universale di ogni fonema. Tradurre il Pasternak all’apice del fulgore creativo, il poeta di Mia sorella, la vita (Sestra moja – žizn’), testo iconico del modernismo russo e europeo, sembrerebbe impresa autoreferenziale o meramente illustrativa. C’erano quindici testi di questa raccolta...

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