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Visioni

Paidon, manga artificiale

Maboroshi. L’arcipelago nipponico in un primo momento sembrava quasi aver miracolosamente limitato l’epidemia di Covid-19 che sta affliggendo il mondo intero.

L’arcipelago nipponico in un primo momento sembrava quasi aver miracolosamente limitato l’epidemia di Covid-19 che sta affliggendo il mondo intero. Stando alle ultime notizie però, con i numeri dei contagiati che stanno subendo un forte aumento in certe zone del Giappone, dovrà probabilmente confrontarsi con un espansione del virus. Tokyo ma anche le prefetture di Saitama e di Kamakura hanno già consigliato infatti ai loro cittadini di starsene a casa durante il prossimo fine settimana, quello che è l’ultimo week end prima dell’inizio dell’anno scolastico in aprile. Inoltre i bambini delle scuole superiori della capitale potranno andare a scuola solo a giorni alternati, la prima un giorno, la seconda un altro e così via.
Le cose sono in continua evoluzione ma fra la popolazione si sta già diffondendo l’opinione che una sorta di lock down più o meno leggero sarà inevitabile, almeno in alcune zone che sembrano essere le più colpite. È cominciata nella giornata di ieri in quest’atmosfera, qui in Giappone ancora calma quasi in maniera surreale peraltro, la corsa a procurarsi vivande d’emergenza, che molte famiglie già hanno pronte in caso di terremoto, ma anche una ricerca di «beni culturali» da leggere o vedere in un eventuale periodo di chiusura, film, serie televisive, libri e naturalmente anche manga.

FRA QUESTI ULTIMI, uno dei quali si è più scritto e parlato negli ultimi tempi è Paidon, un fumetto pubblicato lo scorso 27 febbraio su Morning, una rivista del settore. Il manga, abbastanza breve e composto da una cinquantina di pagine, è formato da una prima parte, pubblicata appunto in febbraio, ed un capitolo conclusivo che arriverà nelle edicole reali e digitali del Sol Levante il prossimo martedì 31 marzo. Non si tratta di un manga comune però, Paidon è infatti un lavoro ispirato dalle opere e dalla poetica del grande Osamu Tezuka e realizzato in parte grazie ad un computer. Un manga creato da un’intelligenza artificiale, come a voler rispecchiare le storie e le tematiche che spesso Tezuka stesso raccontava nei suoi lavori, un computer che dopo aver analizzato 65 opere del mangaka, da Black Jack a La fenice, ha scritto una sinossi di base e realizzato il design di alcuni dei personaggi principali. Su queste basi alcuni professionisti del settore hanno sviluppato una storia, quella di un futuro prossimo dove un filosofo senza fissa dimora ed un uccellino robotico parlante indagano su una serie di misteri, e fatto interagire i personaggi in modo omogeneo.

SI TRATTA di un progetto nato sotto l’ombrella Tezuka2020, un’iniziativa scaturita dalla collaborazione fra gli eredi dell’artista giapponese, in primis il figlio Makoto Tezuka, regista ed artista visivo a sua volta, e l’azienda di microchip nipponica Kioxia. L’aspetto grafico del manga è assai accattivante e ricorda molto da vicino quello impiegato da Tezuka in quasi tutta la sua lunghissima carriera, da Kimba, il leone bianco ad Astro Boy/Robottino, da La Principessa Zaffiro a I bon bon magici di Lilly, fino ai suoi lavori più impegnati e fluviali come I tre Adolf o La fenice. Per una curiosa coincidenza, quello che è stato definito il primo manga realizzato da un’intelligenza artificiale, anche se come abbiamo visto non è una definizione propriamente corretta, arriva proprio circa quarant’anni dopo l’allarmismo che la messa in onda di Atlas UFO Robot/Goldrake provocò sulla stampa italiana. Fra il 1978 ed il 1979 infatti, alcuni giornalisti si inventarono di sana pianta il fatto che i cartoni animati provenienti dall’arcipelago fossero non solo colorati e disegnati al computer, ma che anche la storia fosse esclusivamente un prodotto dei cervelli elettronici.

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