closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Orologeria renziana

L'Emilia rotta. Sta avvenendo qualcosa di profondamente distorto nella politica e nella cultura del Paese. Ma il primo a capirlo dovrebbe essere lo stesso premier: cambiare a sinistra si può e si deve. Cambiare invece rinnovando il berlusconismo che ha ammalato l’Italia, non si può e non si deve.

L’imprevisto si è materializzato nella casamatta del crescente potere renziano, investendo gli «uomini nuovi» che già si preparavano a guidare l’amministrazione di un territorio simbolo della sapienza amministrativa che fu. Un brutto colpo all’immagine di una squadra costruita per mostrare i cavalieri e le dame della tavola rotonda votati al servizio del Paese.

Governo, partito e leadership nazionale sono stati colpiti dall’effetto domino dell’inchiesta sulle «spese pazze» degli amministratori dell’Emilia Romagna. Si vedrà se le accuse dei giudici (che riguardano tutti i gruppi emiliani, generosi in profumi, gioielli, cene e forni a micronde), troveranno riscontri processuali. Intanto però l’evidenza di un malaffare, o quantomeno di un malcostume, che ha già travolto il ventre molle della maggior parte dei consigli regionali, non ha alcun bisogno di conferme.

E a proposito di conferme, ancora una volta (e nonostante il tanto sventolato rinnovamento del partito, frutto di una costante e colpevole costruzione mediatica), quelli saliti sul carro del vincitore reagiscono alla bufera giudiziaria che li riguarda nel modo peggiore. Strillando contro «la giustizia a orologeria». Rinnovando ai politici indagati la fiducia del Pd. Tutto secondo il collaudato stile del «complotto delle toghe» contro i «rappresentanti del popolo». È penoso assistere a questo spettacolo che ormai va in scena da oltre vent’anni, secondo le solite modalità. Ed è penoso vedere che il renzismo, osannato da quasi tutti i media, soffre della stessa fobia anti-giudici.

Eppure lo scontro tra magistrati e politici, che in questo momento tornano a incrociare le spade anche sulla riforma della giustizia, non è certo l’unico terreno comune tra il presidente del consiglio e il suo più forte sostenitore – il pregiudicato – provvisoriamente ai domiciliari e politicamente collocato tra i banchi dell’opposizione.

Sulle riforme istituzionali, come su quelle del mercato del lavoro, la scintilla della profonda sintonia ha avuto modo di accendersi emanando tutta la sua forza incendiaria, durante questi primi sei mesi di renzismo onnivoro. Però molto fumo e poco arrosto. I cantori del nuovo corso plaudono alla ripresa di ruolo della politica contro le odiate burocrazie che «gufano e rosicano», mentre sentiamo dire che non rinnovare i contratti e iniettare massicce dosi di precarietà nelle deboli vene del mercato del lavoro sarebbe la rivoluzione di sinistra e non, purtroppo, la replica (in peggio) dell’agenda Monti. E poi tagli di 20 miliardi alla spesa pubblica e applicazione forzata dei Trattati europei (da ieri sorvegliati dal finlandese Katainen, quello che voleva scambiare i prestiti alla Grecia avendo in pegno il Partenone).

Per farsi un’idea della scena – triste – bastava osservare il teatrino televisivo di Vespa che, insieme a miss Italia, inaugura da vent’anni il rito del rientro dalle vacanze. Non si era mai visto Sallusti, il direttore del giornale di Arcore, alternare sorrisi a sguardi ammirati verso il giovane premier, che ritornava sui soliti refrain («ma se uno si mette a leggere i giornali che dicono che tutto va male…»), che si gongolava («l’altra sera al vertice europeo è venuto fuori il Renzi che è in me…»).

Basterebbe questa battuta per far capire, soprattutto agli elettori del Pd, che sta avvenendo qualcosa di profondamente distorto nella politica e nella cultura del Paese. Ma il primo a capirlo dovrebbe essere lo stesso premier: cambiare a sinistra si può e si deve. Cambiare invece rinnovando il berlusconismo che ha ammalato l’Italia, non si può e non si deve.

  • Viljem

    Ma il puffo logorroico lo considerate uno di sinistra???

  • Emanuele Renzi

    il Manifesto e’ famoso per le sue cantonate…

    considerava di sinistra persino Cofferati!

  • Riccardo

    Cosa dire ancora? Inutile sprecare parole, su questo governo e il personaggio da teatro buffo italiano Renzi.
    A Venezia, Toni Negri è venuto a fare il punto sulla Lista Tsipras, di cui è ispiratore (a sua insaputa?…). E a vedere come procede…
    Come procede questa forza politica, nel terreno del capitalismo, nel quale intende costruire quel mondo, nel quale le moltitudini deterritorializzate possono liberare il desiderio e che lui chiama “comunismo”? E che dovrebbe sfociare in un capitalismo che libera tutte le forze produttive. Un comunismo che si identifica con il capitalismo. Direi che procede bene. E non potrebbe essere diversamente.
    In questa ottica, si capisce come Renzi e il PD vengano presi in considerazione da questa forza politica e dal Manifesto che la sostiene.
    Vedi i contatti di Tsipras con Letta e altri del “centrosinistra”, italiano ed europeo.
    Una risposta, questa, anche per chi si chiede ancora “lo considerate uno di sinistra?” – riferendosi a Renzi.
    Solamente nella chiarezza del quadro si può riprendere un discorso di comunismo, evitando i fraintendimenti che la Lista Tsipras ha introdotto fra i compagni comunisti.

  • bruno gualco

    Per favore, siate coerenti: togliete l’aggettivo “comunista” dal suffisso di testata. Non c’è niente di male ad essere liberal-democratici, però è sbagliato millantare identità incongrue, sia ad un raffronto storico che filologico.

  • fabnews

    Ma Renzie non può’ e non deve cambiare la sinistra perché’ non e’ uno di sinistra, e’ un ex-democristiano. Non e’ compito suo e nemmeno nel suo personale interesse migliorare la sinistra per il semplice fatto che lui la domenica va sempre a Messa. E poi si e’ visto che gli ex-democristiani preferiscono servire il Berlusca, non gli ideali di sinistra.

    Quello che non si capisce in Italia e’ perché’ tutti quelli che si considerano di sinistra, politici e cittadini, accettino il fatto che il PD sia invaso e comandato dagli ex-democristiani.
    Forse perché’ anche Nichi Vendola la domenica va sempre a Messa, e quindi destabilizza ulteriormente tutti quelli che cercano un partito di sinistra in cui identificarsi e iniziare a costruire qualcosa di serio.

  • ugo

    Norma…per non cadere nel baratro che hai descritto non c’è altra soluzione (non essendoci + un quattrino) che trovare risorse vere (e dove scovarle se non nei patrimoni milionari ?) ….Ovviamente Renzi non lo farà mai….. E allora ricordiamoci della famosa frase di Fabrizio Barca (dal sen fuggita) : “ma se gli dico che ci vuole una patrimoniale da 400 miliardi di euro, questi che mi dicono?”…… Norma mettiamo sù una campagna (ben documentata) sulla Patrimoniale… vedrai che le tue vendite andranno alle stelle!!!

  • mario

    l’amara realtà è che, dopo il 1989 non c’era nessuna possibilità che il personale politico formatosi nel PCI potesse avere alcun ruolo dirigente in Italia. Siccome, paradossalmente, la sinistra socialista ma anticomunista italiana (diciamo qualle che passando da Saragat e Nenni, più il primo che il secondo, risale fino a Turati) neppure sopravvive il 1989, la base sociale della Sx è divenuta preda facile della conquista qualunquista del M5Stelle, e neocattolica di Renzi. Semplice e prevedibile.

  • mario

    non sarebbe già buono avere un vero partito liberal-democratico?

  • mario

    Norma,
    in un giornale garantista non si può scrivere che i giudici accusano (“accuse dei giu­dici”).

  • mario

    NO

  • mario

    Cofferati è di Sx, è chi lo fece fuori certo non lo fece perchè più di Sx di lui. Anzi.

  • bruno gualco

    Sarebbe buono rispetto all’attuale squallido quadro: purchè non si confonda la seta con la juta (dove, ovviamente, noi comunisti siamo fieri di essere la juta)

  • Max

    Perché Prodi cosa era? Che ha militato nella Dc ed era andreottiano

  • mario

    chi o cosa sia di juta, lo dirà la storia.

    Per curiosità, per quale sei:

    1- La stoffa di Stalin era di buona juta;

    2- La stoffa di Stalin era si di buona juta, ma questo solo dimostra che qualche volta si deve preferire la seta alla juta;

    3- Anche la stoffa di Stalin era di (traditrice?) seta.

  • bruno gualco

    per la 4

  • fabnews

    Effettivamente D’Alema e’ uno capace di fare miracoli, peccato abbia un brutto carattere e ‘amicizie’ sconvenienti…

  • mario

    quali ‘amicizie’ sconvenieni? Non sono sicuro di capire il riferimento.

  • mario

    la 4) però ti pone fuori da quelli che si prendono la responsabilità di capire che cosa è successo, o no?