closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Alias Domenica

Ordinaria e violenta, Ariana Harwicz cerca la lingua di una madre

Scrittrici argentine. «Ammazzati amore mio», Ponte alle Grazie

Foto di Adriana Lestido

Foto di Adriana Lestido

La rivoluzionaria organizzazione strutturale della Sonata n. 13 di Beethoven, Quasi una fantasia, in mi bemolle maggiore, ascoltata e riascoltata «come un’ossessione», ha fatto da colonna sonora a Ariana Harwicz nella stesura di Ammazzati amore mio (traduzione di Giulia Zavagna, Ponte alle Grazie, pp. 168, e 14,00) dettandone il ritmo delle letture a voce alta. Nata a Buenos Aires, Ariana Harwicz dal 2007 vive tra il piccolo borgo medioevale Saint Satur e Parigi, dove ha cominciato la sua carriera letteraria: «La mia scrittura è frutto del mio essere straniera», ha detto. Smentendo quei critici secondo i quali gli autori migranti...

Per continuare a leggere,
crea un account gratuito

Registrati

Hai già un account? Accedi