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Politica

Ora Milano si ferma e guarda il mondo da un metro di distanza

Sprofondo Nord. Sala chiede ai cittadini di stare a casa, molti esercizi chiusi per civiltà. Ospedali lombardi al limite. Gori: blocchiamo tutto, ripartiremo. L’assessore Gallera: dove le persone restano a casa c’è un crollo dei positivi e la diffusione si riduce. Evitare di infettarsi e di infettare: l’isolamento è l’unica via. In provincia di Bergamo 1245 positivi, 739 a Brescia, nel capoluogo 506. Ma ci sono i contagiati invisibili

Milano. La Galleria Vittorio Emanuele, ieri

Milano. La Galleria Vittorio Emanuele, ieri

Questa volta Milano si è quasi fermata davvero e con lei tutta la Lombardia. Dopo la sciagurata campagna #MilanoNonSiFerma, ieri Milano ha rallentato, ha preso le giuste distanze dalla sua normalità e si è riscoperta fragile. Dimenticate i tavolini pieni per le colazioni al bar e le file ai banconi per i caffè, i gestori hanno iniziato a far rispettare il metro di distanza da tenere tra una persona e l’altra, anche se spesso, con la scarsa affluenza, non c’è stato neanche bisogno di chiedere alle persone di stare distanti.

LE SCRIVANIE DEGLI UFFICI hanno iniziato a svuotarsi, questa volta il lavoro da casa è stato applicato davvero. In migliaia hanno trasformato la propria abitazione nell’ufficio, il proprio portatile in un pc aziendale collegato in remoto. Come in un film distopico, in porta Garibaldi, sul pannello elettronico che campeggia sul palazzo vetrato di una società di assicurazioni, il messaggio ricordava di fare attenzione al Coronavirus e chiamare i numeri verdi in caso di necessità. Nei supermercati si entrava un certo numero alla volta e dentro, ogni 10 minuti, un messaggio registrato ricordava di mantenere la distanza di un metro tra una persona e l’altra. Anche in molte farmacie si entrava in due o tre alla volta. I kebabbari hanno appiccicato cartelli che avvisano che dalle ore 18 è consentito solo ordinare d’asporto. Nelle aree gioco per i bimbi il chiasso quotidiano si è trasformato in un quasi silenzio.

LA LOMBARDIA È ZONA arancione da domenica. Ci si può spostare, dentro e fuori, solo per comprovate esigenze di lavoro, situazioni di necessità e motivi di salute. La polizia farà controlli sulle strade, in aeroporto e nelle stazioni. Chi non dovesse avere certificati in mano potrà fare un’autocertificazione che potrà poi essere verificate dalle prefetture e della questure. Le sanzioni: 206 euro di multa e fino a tre mesi di carcere. Dal pomeriggio si sono visti controlli nelle stazioni e nei locali e poi posti di blocco in uscita da Milano.

PASSATA LA SBORNIA del “non fermiamoci”, ora tutti i politici, anche il sindaco di Milano Sala, chiedono a tutti di fermarsi e stare a casa. Sala in un video lo ha chiesto anche agli adolescenti: «State a casa, anche se vi annoiate. La salute è la cosa più importante». Lo stesso ha fatto il sindaco di Bergamo Giorgio Gori. Anche i commercianti sono stati costretti a cambiar tono. Secondo le nuove disposizioni, oltre alle regole sugli ingressi contingentati, ber e ristoranti chiuderanno dalle 18 alle 6 di mattina, l’aperitivo sparirà come era stato nei primi due giorni dell’emergenza. E questa volta, alle 18, ha chiuso tutto davvero. Alcuni locali milanesi, come Santeria e Maga Furla, hanno deciso di chiudere tutto il giorno. «Abbiamo deciso di non aprire straordinariamente di giorno perché consapevoli che i virus non hanno orario e che questo non aiuterebbe certo l’arginamento del contagio». Mentre fuori tutto rallentava, a metà mattina anche a Milano i detenuti salivano sul tetto del carcere per protestare. Un gruppo di loro ha esposto uno striscione con scritto «indulto», altri hanno danneggiato un ambulatorio e dato fuoco ad alcuni arredi.

UNA PROTESTA SCOPPIATA nei giorni del Coronavirus ma che sarebbe potuta scoppiare in un qualsiasi altro giorno. I cinque rappresentanti dei carcerati, uno per ogni raggio di San Vittore, che hanno trattato con i pm Alberto Nobili e Gaetano Ruta hanno detto che la protesta era soprattutto per le condizioni di vita nel carcere, oggi aggravate dalle restrizioni per le norme anti Coronavirus. Le richieste: riduzione dell’affollamento, miglioramento dell’accesso al lavoro esterno, affidamento in prova e agli arresti domiciliari.

LA DIFFUSIONE DEL VIRUS resta alta in tutta la regione. I dati, come ogni giorno, li ha dati l’assessore alla sanità Giulio Gallera dal suo ufficio via diretta streaming. Sono 5.469 i positivi al Covid-19, 1.280 casi in più in un giorno solo. Aumenta anche il numero delle vittime, 333, 76 in più rispetto alle 24 ore precedenti. Un dato positivo, sale anche il numero di pazienti dimessi: 646. In terapia intensiva ci sono 440 persone. Gli ospedali lombardi sono al limite e da ieri sono sospesi tutti gli interventi ambulatoriali non urgenti. Il sistema sanitario lombardo sta facendo uno sforzo straordinario, nei giorni scorsi sono stati creati 223 nuovi posti letto di terapia intensiva e – dice l’assessore Gallera – «siamo pronti a crearne altri 150 in 7 giorni». La Lombardia è già la regione con il maggior numero di posti in terapia intensiva, cosa succederà se il virus si diffonderà con questa forza nelle altre regioni italiane?

RESTARE A CASA, ORA lo chiedono tutti. «La diffusione del virus deve rallentare anche per consentirci di liberare posti letto» ha detto Gallera. «Dove le persone restano a casa c’è un crollo dei positivi e la diffusione si riduce». La provincia di Bergamo continua ad essere quella con più positivi al Covid, 1245. Cresce molto anche Brescia, 739, con 238 nuovi contagiati in un giorno. La provincia di Milano si ferma a quota 506. Ma questi numeri riguardano solo le persone che hanno potuto fare il tampone, quelli con una temperatura attorno ai 39 gradi. Poi ci sono gli invisibili, impossibili da contare, che non hanno sintomi gravi. Ma possono trasmettere il virus.


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