closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Opposizioni di destra e di governo

Cei o ci fanno. Forse sarebbe più importante garantire oggi non tanto e non solo la ripresa delle attività lavorative a tutto campo, ma assicurare, come si sta faticosamente cercando di fare, un reddito di emergenza che aiuti ad affrontare la crisi

Renzi e Salvini

Renzi e Salvini

Il Nord immaginario in rivolta, le barricate di piazza annunciate, i vescovi all’attacco e in ritirata. E l’ospite fisso di ogni battaglia persa, Renzi che, incredibile ma vero, difende la Costituzione dal «dittatore» Conte. Leggendo i giornali a sospettare si fa peccato ma spesso ci si indovina.
Il fatto di non aver dato il permesso per celebrare messa, di non aver deciso di riaprire tutto e subito, avrebbe calpestato diritti e doveri.

In sostanza Conte avrebbe dovuto preoccuparsi meno della salute, pubblica e privata, per riaccendere i motori dell’economia, riaprire le scuole, le chiese e i negozi di parrucchiere.

A dimostrazione di questa irresponsabile e strumentale tesi vengono messi in gran risalto gli esempi di quei governi, Germania, Spagna, Francia che invece sono stati di manica larga e hanno accentuato le riaperture nei loro paesi. Salvini, Meloni, Berlusconi, Renzi (e i vescovi) si presentano come i campioni di questa linea politica «coraggiosa», così apprezzata dalla grande stampa nazionale.

Ma se dalla pessima propaganda politica passiamo alla cruda realtà dei fatti, se guardiamo la situazione sanitaria e quel che ci aspetta nei prossimi mesi, con il passaggio stretto dell’autunno, la riapertura delle scuole e del commercio, semmai la critica dovrebbe essere diversa: siamo pronti ad affrontare la situazione che si determinerebbe mandando a lavorare milioni di persone che potrebbero riaccendere i focolai del contagio?

Soprattutto per l’evidente difficoltà, nella sanità come nella scuola, nel trasporto pubblico come nella vita sociale, di poter riprendere i ritmi consueti e normali di sempre. È di ieri la stima del comitato tecnico scientifico secondo la quale con la riapertura totale delle attività ci sarebbero 151mila italiani in terapia intensiva.

È vero che la situazione economica del paese è disastrosa. Milioni di famiglie sono sulla soglia della povertà, milioni di donne e di uomini non hanno più un reddito, anche se minimo. Forse sarebbe più importante garantire oggi non tanto e non solo la ripresa delle attività lavorative a tutto campo, ma assicurare, come si sta faticosamente cercando di fare, un reddito di emergenza che aiuti ad affrontare la crisi. Senza la certezza di questo sostegno il prossimo Primo Maggio sarà davvero crudele per milioni di persone.

Appare anche paradossale che a rimettere le cose nel verso giusto sia stato papa Francesco riportando la Cei e il mondo cattolico al senso di responsabilità, sottolineando la necessità, adesso, di obbedire ed essere prudenti. Con poche parole il papa ha testimoniato un tasso di «laicità» indicativo dei tempi che attraversiamo. Lui sa che stiamo correndo dei rischi, come lo sanno il governo e Conte.

Non a caso in Germania, il paese di riferimento della leadership europea, la riapertura delle attività si è rivelata un grave errore: ieri era già risalito il numero dei contagiati, e non di poco.

Per questo stupisce la grancassa mediatica a favore delle opposizioni. Tanto più che Salvini, Meloni e Berlusconi sono stati messi nell’angolo da un virus più violento e distruttore delle loro idee. Annaspano, in difesa della protesta confindustriale e delle regioni, in particolare Lombardia e Piemonte, guidate dal centrodestra, esempi negativi, fallimentari di fronte all’emergenza pandemica.

Ma ancor più stupefacente è il comportamento di Renzi che recita due parti in commedia: di giorno sta al governo, e di notte trama per la crisi di governo.