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Internazionale

Oms: «Epidemia, non pandemia». Preoccupa la Corea del sud

Nel mondo. In Cina ieri 400 nuovi casi. A Seul il conto è arrivato a 843 (+ 241)

Disinfestazione in Corea del Sud

Disinfestazione in Corea del Sud

L’andamento dell’epidemia del nuovo coronavirus, in prospettiva mondiale, è meno fosco di quanto appare in Italia. L’allarme cinese sembra lentamente rientrare, e in alcune regioni lontane dall’Hubei le restrizioni agli spostamenti vengono gradualmente rimosse. «Ciò che ancora non capiamo è la dinamica assoluta del virus» ha detto il capo delle operazioni di emergenza dell’Oms Mick Ryan ieri a Ginevra, commentando i dati piuttosto contraddittori sull’epidemia di Covid-19. Si riferiva in particolare al calo dei numeri che si osservano in Cina («la prova che l’epidemia si può contenere») e all’improvviso aumento di casi che caratterizza paesi come Corea del Sud, Italia e Iran.

Se queste tendenze si confermeranno, è possibile che presto i casi confermati fuori dalla Cina superino quelli del Paese da cui tutto è partito. Ieri la Cina ha registrato circa 400 nuovi casi, numeri che non si toccavano da gennaio. Il numero dei morti continua a crescere, con 149 vittime nella sola provincia di Hubei. Non c’è contraddizione: l’andamento dei nuovi casi precede necessariamente di un paio di settimane l’andamento degli esiti negativi e di un mese circa quello degli esiti positivi. I buoni risultati della Cina sono stati confermati anche da Bruce Aylward, capo della task force inviata in Cina dall’Oms. «Il mondo è in debito con voi», ha detto rivolgendosi ai cittadini di Wuhan.

Nel resto del mondo, invece, sono stati oltre 300 i casi confermati con 9 vittime. All’estero, è il Paese con il numero più elevato di vittime è l’Iran, dove finora dodici persone hanno perso la vita a causa del Covid-19. «Non si può ancora parlare di pandemia», ha però affermato il direttore generale dell’Oms Tedros, ma di «epidemia in diversi paesi», un’espressione in cui molti osservatori hanno colto l’intenzione di non aumentare l’allarme. Tedros ha ringraziato anche l’Unione europea per aver stanziato 232 milioni a favore dell’Oms: un passo che chiedeva da giorni. I focolai secondari però non si arrestano. Sono 57 i nuovi casi registrati tra i passeggeri della Diamond Princess, il più spettacolare fallimento delle misure di quarantena a livello mondiale. I passeggeri contagiati in tutto sono ora 691.

Solo in Corea del Sud (Cina a parte) si registrano cifre superiori. Il conto è arrivato a 843, sempre a causa del focolaio nato dalla riunione della setta cristiana Shincheonji. Solo ieri si sono aggiunti 241 casi. Man mano che le ricerche dei contatti con la setta proseguono per cercare di frenare il focolaio emergono dettagli tragicomici. Tra le persone contagiate c’è anche uno dei funzionari incaricato di gestire l’emergenza sanitaria nel distretto di Daegu, che ieri ha confessato di far parte anch’egli della setta. Con lui, in quarantena altri 50 funzionari. I vertici della setta hanno chiesto ai 245mila seguaci di rimanere a casa, ma c’è il dubbio che molte sedi semi-clandestine continuino a diffondere il virus nel movimento e fuori.

Dopo la Corea, a preoccupare l’Oms è l’Italia. Una missione è prevista per i prossimi giorni anche da noi. Diversi paesi dell’Ue hanno già introdotto controlli rafforzati ai nostri confini, e il governo austriaco ha preso in considerazione la sospensione del trattato di Schengen. Sull’opportunità di isolare il nostro paese per il bene del resto dell’Europa, Ryan ha usato parole che da qui appaiono lunari: «non si tratta di chiudere le frontiere, il rischio zero non esiste» ha detto. «È una questione di gestione coordinata e coerente della sanità pubblica da parte di paesi che condividono i confini allo scopo di fronteggiare ogni caso di importazione locale di Covid-19».