Quattro «marrokanen», quattro marocchini: in un tweet, l’astro nascente della destra populista olandese, Thierry Baudet, ha definito così e con tono dispregiativo, i presunti autori delle molestie subite da due donne su un treno. Peccato però, che dell’aggressione non ci sia mai stata traccia. I quattro marokkanen contro cui Baudet, venerdì scorso, si è scagliato non erano altri che controllori in borghese della compagnia ferroviaria Ns.

Di fronte al fare evasivo delle due donne sul convoglio, sono stati loro ad aver richiesto con fermezza i biglietti, vedendosi opporre un rifiuto che li ha spinti a chiamare la polizia. Ma senza commettere alcun abuso, come ha dimostrato l’indagine interna della compagnia ferroviaria olandese che, anzi, in settimana si è riservata il diritto di procedere per vie giudiziarie contro il giovane leader dei sovranisti olandesi.

Nonostante la parziale retromarcia di lunedì, con le scuse tardive per il suo messaggio, dovuto solo a una reazione «troppo impulsiva, troppo dura», Thierry Baudet non ha perso occasione, anche in questo caso, di ribadire i temi della sua propaganda xenofoba, scagliandosi contro l’«immigrazione di massa» e «i problemi dell’integrazione», vere cause della «mancanza di sicurezza» quotidianamente vissuta dagli olandesi. A non pensarla così le altre forze politiche del parlamento de L’Aia che, con accenti diversi, nella seduta di martedì hanno criticato l’uscita del leader del FvD che, invece, non ha voluto partecipare al dibattito in aula.

Quel giorno infatti, era a Roma per il congresso National conservatism, insieme a esponenti della destra sovranista di tutta Europa come il primo ministro ungherese Orbàn o la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. A unirli è una simile propaganda xenofoba, più che una genuina difesa delle donne. Additate anzi, dallo stesso Baudet, in uno scritto dello scorso anno, come le vere cause del «declino demografico dell’Europa» e del «costante conflitto e competizione all’interno delle famiglie e della nuova generazione di uomini e donne, costretta a crescere in famiglie così disgregate».