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Visioni

«Okja», il capitale all’ultimo grado di mutazione

Cannes 70. Prodotto da Netflix, l’apologo animalista del cineasta Bong Joon-Ho che mette in scena il tramonto dell’Occidente

una scena di Okja

una scena di Okja

Il logo di Netflix è accolto dalla prevedibile bordata di fischi e applausi della Lumiere. Poi il film parte. Col formato sbagliato. Ci vuole un po’ prima che si corra ai ripari, mentre i festivalieri immortalano con i cellulari quello che accade. Poi, dopo, un comunicato: «semplice» errore umano. Nessuno complotto o sabotaggio. Per fortuna c’è il film. E il film è la riprova che Bong è un cineasta di primissima grandezza. Dopo il magnifico Snopwpiercer, finito nelle grinfie di Harvey «mani-di-forbice» Weinstein, presentato al Festival Internazionale del Film di Roma, il regista sudcoreano si conferma visionario poeta distopico inserendosi...

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