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Internazionale

Nuovo giro di vite in Turchia, accademici e piccole aziende nel tritacarne

Ankara. Con tre decreti il governo sospende oltre 8mila dipendenti pubblici e individua altri sistemi di indagine e repressione. Colpite anche le attività economiche cresciute grazie alla sinergia tra Akp e gulenisti

Il presidente turco Erdogan

Il presidente turco Erdogan

Altro giro di vite in Turchia, la repressione non si ferma. Con tre nuovi decreti, giunti dopo l’estensione dello stato di emergenza, il governo turco ha disposto la destituzione di 8.390 dipendenti pubblici con l’obiettivo, secondo il governo ed i giornali ad esso favorevoli, di allontanare dalle istituzioni statali i simpatizzanti dell’imam Gülen. Tra questi 1.699 dipendenti del Ministero della Giustizia, 2.687 ufficiali di polizia, 135 dipendenti del Direttorato per gli affari religiosi, 389 del Ministero delle Finanze, 763 delle forze armate, 631 accademici e 155 appartenenti al personale da svariate università. Chiuse 83 associazioni, molte delle quali dedite ad...

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