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Editoriale

Il Pd e Tsipras, una battaglia comune

Alexis Tsipras

È positiva l’iniziativa culturale e politica per la Lista Tsipras per le prossime elezioni per il Parlamento Europeo. Chi scrive sostiene, come tutto il Pd e tutte le forze raccolte nel Partito dei socialisti europei, la candidatura di Martin Schultz alla presidenza della Commissione europea. Tuttavia, va riconosciuta la potenzialità racchiusa dall’iniziativa pro-Tsipras per dare vigore politico a un’alternativa europeista per lo sviluppo sostenibile, la dignità della persona che lavora e la rianimazione della democrazia. Va anche riconosciuto però che, senza il riposizionamento culturale, politico e programmatico del Pse, “l’altra Europa” rimane un miraggio.

L’analisi di Tsipras e dei promotori della lista a sostegno della sua candidatura alla presidenza della Commissione europea si ritrova in componenti rilevanti, oggi ancora di minoranza, dei partiti socialisti europei. È raccontata da anni da una parte del Pd (in forma compiuta nel marzo 2011, nel contributo del Pd al Programma Nazionale di Riforme dell’Italia: “Europa, Italia. Un progetto alternativo per la crescita”, pubblicato da Italianieuropei). Una parte in minoranza culturale anche quando era nella contraddittoria maggioranza politica di un partito che, come gli altri partiti progressisti europei, è rimasto prigioniero, a causa di un’oggettiva emergenza finanziaria, subalternità culturale e un malinteso senso di “responsabilità nazionale”, dell’insostenibile europeismo liberista, rappresentato in Italia dall’Agenda Monti, riproposta con insufficienti discontinuità dal governo Letta. È la stessa analisi che Jurgen Habermas ha sbattuto in faccia al gruppo dirigente della Spd in un recente seminario a Potsdam, dove ha imputato a Gabriel e compagni complicità subalterna ai conservatori della Merkel nell’autolesionistica politica economica tedesca. Un’imputazione valida anche per Hollande, scandaloso in quanto sposa la Legge di Say e recita il mantra dell’offerta che crea la domanda.

Siamo d’accordo. L’euro-zona è sulla rotta del Titanic. L’iceberg è sempre più vicino. La rotta mercantilista della politica economica dettata dai conservatori teutonici e nord-europei e “raccomandata” dalla Commissione di Bruxelles porta al naufragio. I dati sono inequivocabili: austerità cieca e svalutazione del lavoro deprimono l’economia reale, distruggono Pil potenziale e gonfiano il debito pubblico. Sono oramai evidenti anche agli europeisti più conformisti i danni economici e sociali dell’austerità mercantilista. Invece, si tenta ancora di nascondere il fallimento in termini di finanza pubblica. Nell’euro-zona, la crisi è, per durata e profondità, peggiore di quella del ’29 e, conseguentemente, il debito pubblico medio balza dal 65% del 2008 al 95% di oggi. La disoccupazione si impenna e continua a salire. La piaga della povertà si allarga e l’impoverimento assedia le classi medie, abbandonate dalla sinistra, approdate nei limacciosi movimenti anti-europei, come ricorda anche Tsipras. L’inflazione sparisce e i rischi di deflazione diventano sempre più concreti e rendono ancora più irrealistici gli obiettivi di finanza pubblica. Le bilance dei pagamenti dei Piigs migliorano, arrivano all’attivo, ma a causa di una brutale caduta delle importazioni conseguente al crollo della domanda interna e di export tenuto a galla da una competitività giocata sull’immiserimento del lavoro. Le previsioni di ripresa sono sempre smentite dai dati effettivi. I famigerati “spread” sono tenuti a bada dagli “strappi” di Mario Draghi alla soffocante ortodossia imposta dalla Bundesbank e rivendicata dalla sentenza della Corte di Karlsruhe settimana scorsa. La sofferenza economica e sociale e la paura del futuro gonfiano i populismi nazionalisti spesso guidati dalle destre fascistoidi e reazionarie.

Il confronto serrato e costruttivo tra noi è possibile perché Tsipras e i promotori italiani della lista a suo sostegno riconoscono che il problema non e l’euro, ma l’impianto ideologico degli interessi dominanti ai quali è stato asservito e le politiche imposte ai Paesi periferici dell’euro-zona («Il ritorno allo Stato nazionale non può essere un’alternativa vera da nessuna parte» sottolinea Tsipras).
Quali sono i capisaldi per un’altra Europa? Lo abbiamo ricordato in un “Memo per il programma di un governo di svolta” (vedi huffingtonpost.it). Nel breve periodo: una politica monetaria più aggressiva; cambio di segno nella politica di bilancio per un allentamento nella periferia e un decisa espansione nei paesi del centro, anche mediante una golden rule nei bilanci nazionali per finanziare investimenti produttivi validati dalla Commissione; avvio di investimenti europei, definiti in una strategia green di politica industriale, finanziati mediante euro-project bonds e imposta europea sulle transazioni finanziare speculative; introduzione, lungo i confini dell’Unione, di standard ambientali e sociali per lo scambio di merci e servizi e controlli ai movimenti di capitali; inversione della autolesionistica politica anti-trust della Commissione; revisione dell’inadeguata soluzione sulla banking union e della minimale proposta di regolazione del sistema bancario europeo; rafforzamento dell’offensiva contro i paradisi fiscali intra e extra Ue; infine, punto decisivo, ristrutturazione dei debiti sovrani insostenibili (interessante e da approfondire la proposta di Tsipras di una conferenza ad hoc come Londra 1953: non soltanto per la Grecia, ma per ampio un insieme di Paesi). Per il medio periodo, sono necessari aggiustamenti istituzionali di grande portata: per la legittimazione democratica delle istituzioni comunitarie e per l’efficacia delle istituzioni economiche (Bce in primis).
I tempi per una radicale correzione di rotta del “Titanic Europa” sono strettissimi. La presidenza italiana dell’Unione europea è un’opportunità per provare a mettere ciascun governo e classe dirigente nazionale di fronte alla realtà e prospettare l’alternativa, non come patetico ricatto, ma come inevitabile conseguenza della deprimente continuità politica dei vertici di Bruxelles. O la svolta condivisa nella rotta di politica economica. Oppure, in un’alleanza da costruire tra i Paesi soffocati nella spirale svalutazione del lavoro-recessione-debito pubblico, un Piano B: la permanenza nell’euro e la rinegoziazione degli impegni sottoscritti. È, infatti, impossibile ridurre, finanche stabilizzare, il debito pubblico in uno scenario di stagnazione di medio-lungo periodo.

Insomma, senza tatticismi, mi rivolgo ai promotori della Lista per Tsipras: incontriamoci. Vi sono le condizioni per costruire, sulla base di punti condivisi, un Manifesto per un’altra Europa per un percorso comune tra i candidati al Parlamento europeo della Lista per Tsipras e i candidati del Pd impegnati per la svolta. Un confronto senza ambiguità ma costruttivo, pur tra soggetti elettorali in competizione, per iniziative unitarie a Strasburgo, dopo il 25 Maggio, da diversi gruppi parlamentari, per l’inversione di rotta. Soltanto così, “un’altra Europa” è possibile. Noi faremo la nostra battaglia nel Pd e nel Pse.

  • mariof

    Bravo Fassina! E’ coraggioso ammettere i propri errori (eri in maggioranza o all’opposizione di Monti?), scusarsi con gli elettori e trarne le conseguenza, certo che se ti dimetti anche dal PD per diventare tsiprasiano, nell’ex partitone di ragionevole non ci resta proprio nessuno. Ma, ben considerando, il tuo non sarebbe in gran salto della quaglia, in fin dei conti la ricetta di Tsipras non è così dirompente: revisione del debito, nuovo modello di sviluppo ecorientato, tobin-tax europea, tutoraggio dei vicini dell’est per avvicinarli a noi. Tutte cose giuste e buone come ciliegine su un a torta malcotta, permanendo l’eurozona gli squilibri azzerati ricomincerebbero immediatamente a riprodursi.. Ci sarebbe invece una cosa da fare da tutti (o quasi) ignorata: “la compatibilità fra gli obiettivi di libero commercio e piena occupazione può essere garantita solo nel caso in cui ogni membro dell’area di libero scambio mantenga la propria bilancia dei pagamenti in equilibrio verso il resto del mondo (esporto x, importo x). Cioè garantire il pareggio dei conti con l’estero” (J.E. Meade). Se riuscissi a portare Tsipras su questa rivoluzionaria posizione passeresti alla storia.

  • Federico_79

    Ah certo, “senza il PSE l’ altra europa rimane un miraggio”. Come no.
    Lenin: “ragazzi, noi appoggiamo la rivoluzione, ma da dentro lo zarismo. Senza lo zar l’ altra russia é un miraggio…”

  • lorenzo mazzucato

    giù le mani da Alexis Tsipras! Fassina e i suoi – transfughi da ovunque e comunque – dovranno fare un po’ quarantena e altrettanto silenzio prima di poter di nuovo vantare un minimo di rispettabilità a sinistra