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L'Ultima

Nicaragua, la rivolta etica

Intervista. Parla lo scrittore Sergio Ramirez, già vice di Daniel Ortega nella rivoluzione sandinista, premiato a Madrid con il Cervantes mentre scoppiavano le proteste degli studenti. «Ho dedicato questo riconoscimento ai giovani uccisi per gli ideali di giustizia e democrazia, perché il mio paese torni ad essere una Repubblica»

Sergio Ramirez mostra il «Cervantes» nel suo studio di Managua, foto di EFE/Jorge Torres

Sergio Ramirez mostra il «Cervantes» nel suo studio di Managua, foto di EFE/Jorge Torres

Mentre nell’aprile scorso in Nicaragua, nella sorpresa generale, scoppiava la rivolta (tuttora in corso) degli studenti universitari, repressa nel sangue dal governo dell’ex comandante guerrigliero Daniel Ortega, Sergio Ramirez Mercado, classe 1942, giornalista e scrittore nicaraguense, nonché vice di Ortega negli anni ’80 durante tutta la Rivoluzione Popolare Sandinista, riceveva a Madrid il massimo riconoscimento per la letteratura spagnola: il Premio Miguel de Cervantes. Che ha voluto dedicare «ai giovani uccisi per gli ideali di giustizia e democrazia, perché il Nicaragua torni ad essere una Repubblica». Perché questa dedica? Quando mi ritirai dalla politica non rinunciai certo ai miei doveri...

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