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Italia

Nessuno è più omofobico. Al massimo omoscettico

Paradossi e pregiudizi. L’antiomofobia rivela la sua potenziale deriva populista, il suo omologarsi e svuotarsi di significato

La scritta sulla chiesa valdese di Roma

La scritta sulla chiesa valdese di Roma

Ora che il Pride di Roma avvia la stagione dell’Onda Pride, si può provare a fare il punto sull’omofobia. Forse non è più vero che sia “l’ultimo pregiudizio accettabile”, come scriveva a inizio millennio Byrne Fone nella sua storia del fenomeno. In questi quattordici anni la parola “omofobia” ha guadagnato autorevolezza e perfino gli attivisti di “Manif pour tous” preferiscono fingersi sostenitori dei diritti dei gay. Anche sui temi più controversi (matrimonio, genitorialità) la posizione omofobica non è più senso comune. Deve difendersi, attaccare, accettare di venire messa in discussione. Non è più assiomaticamente rispettabile. Il problema è che è...

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