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Editoriale

Napolitano affumicato

Sarà anche «fumo, soltanto fumo», come scrive, con toni di fredda irritazione, il presidente Napolitano nella lettera di risposta inviata ieri al Corriere della Sera. Ma è un fumo denso con un effetto forte e diretto sul braccio di ferro in corso per il cambio della guardia a palazzo Chigi. Un fumo che accresce il senso di soffocamento per la condizione di estrema opacità che avvolge i palazzi romani alla vigilia dell’iter parlamentare di una riforma istituzionale e di una nuova legge elettorale.

Nonostante a monte del botta e risposta tra via Solferino e il Quirinale ci sia solo un lungo articolo del giornalista Alan Friedman che ripercorre i passaggi cruciali del 2011, quando Berlusconi fu dimissionato e Monti promosso da professore della Bocconi a senatore a vita e presidente del consiglio, tuttavia aver rievocato quel momento di estrema fibrillazione politica è bastato a far soffiare sul debole fuoco dell’impeachment, acceso dal Movimento5Stelle, anche gli uomini di Forza Italia. In fin dei conti, i berlusconiani sono gli unici a poter rivendicare di aver sostenuto la strumentalità del passaggio di consegne tra il Berlusconi decadente (anche se all’epoca non ancora decaduto) e il Monti astro nascente di un rinascimento italiano evaporato nello spazio di qualche mese. Gli unici anche se poi si acconciarono a votare il governo Monti.

Tutti gli altri attori di quell’eccezionale momento politico-istituzionale, compreso il Corriere che oggi ne rievoca i momenti salienti come si trattasse di un clamoroso scoop, accolsero quella scelta del Capo dello Stato, sul filo della Costituzione e della democrazia parlamentare, come una salutare iniziativa. Additando chi ne stigmatizzava la rottura con la prassi democratica di un passaggio elettorale, come irriducibile guastatore, come incurabile oppositore di un traghettamento indolore al post-berlusconismo.

Solo che adesso, quando siamo a un altro snodo politico-istituzionale, a un’altra manovra di palazzo nel passaggio di consegne tra un Letta uscente e un Renzi entrante, quando assistiamo a un massiccio spostamento di poteri (da Confindustria in giù) contro l’attuale presidente del consiglio, il Quirinale si ritrova arbitro della partita, di nuovo chiamato a evitare la consultazione elettorale per manovrare una virtuale crisi di governo. Con l’aggravante di aver già stressato l’assetto istituzionale con un raddoppio del settennato, e di essere dentro una mischia politica con una procedura di impeachment che comunque potrebbe arrivare a un voto parlamentare. E non si vede quale diavolo potrebbe fornirgli il coperchio giusto per chiudere il vaso di pandora della politica italiana.

  • Davide

    “estrema opacità che avvolge i palazzi romani” è espressione graziosamente pudica.

  • O. Raspanti

    È significativo che contro Napolitano si sia creato un asse M5S-FI (a mio avviso già emerso su altre questioni).
    Al di là di ciò, penso che quanto fatto dal Presidente (anche purtroppo stravolgendo il dettato costituzionale) debba essere letto ed interpretato nel contesto delicato e intricato di quei mesi.
    Trovo ad esempio che affermare che il Presidente avrebbe dovuto indire nuove elezioni, conto tenuto dei tempi tecnici e del semestre bianco nonché delle violente pressioni dei mercati finanziari, mi sembra gratuito e superficiale.
    Non a caso proprio in quel periodo, difronte al fuoco concentrico sul Quirinale, Valentino Parlato pubblicò un breve intervento non a giustificazione dell’operato ma per ricordare i termini di quel delicato passaggio della storia repubblicana.

    Insomma, a me sembra, che la figura del “re Giorgio” finisca per occultare le pesanti responsabilità di chi ha portato il paese allo sfascio e si pretende oggi parte lesa.

  • Muriel Emme

    Non vuol dire che gli USA danno il nullaosta per il cambiamento? Facendoci credere che c e la democrazia?

  • aramix

    Ma perchè il presidente della repubblica non può essere chiamato ( come vorrebbe la democrazia, l’equilibrio tra poteri, Montesquieu, lo spirito delle leggi , ecc…..) a spiegare , a rispondere pubblicamente ( compreso ciò che sa sulla trattativa stato-mafia ) ,al parlamento, alla consulta e infine perchè no, a noi, popolo-sovrano ?
    Non rispondetemi che non è previsto dalla costituzione……
    .Qui si tratta di un dovere di trasparenza politica,
    di un dovere morale , di un rapporto di fiducia su cui si basa la democrazia elettorale !

  • http://rosalouise1.wordpress.com/ Cristina Correani

    Il fatto che sia stata OVVIAMENTE rigettata la richiesta dello stato d’accusa non essendoci gli estremi del tradimento palese non sposta di una virgola le responsabilità di Napolitano nel momento in cui da arbitro è voluto passare, si è imposto al ruolo di giocatore e la politica lo ha lasciato fare perché composta perfetti incapaci e disonesti. Sono tutte sue, e guai a chi gliele togliesse. Per tacere sulle altre circa la tutt’altro che presunta trattativa.

  • Antonio Scattolin

    Quello che è certo è che questo presidente è andato oltre i limiti che la costituzione prevede per il suo ruolo. Ma gli italiani la costituzione: primo, non l’hanno mai letta per quarant’anni; secondo: quando si sono svegliati e l’hanno letta, si sono ben guardati dall’applicarla. Una costituzione non applicata interamente, non rispettata nella prassi. Per la maggioranza degli italiani la costituzione esiste, ma se le circostanze lo richiedono, si può ben forzarla, cioè non rispettarla. Questo è il paese. Dall’estero tutto questo si nota con evidenza. Mi rendo conto che gli italiani sono assuefatti della situazione, cioè è pura normalità. Gli italiani hanno i governi che ben si meritano e bene li rappresenta nella maggioranza. Anzi, forse i governi sono migliori di quello che la società italiana è nella sostanza.

  • Antonio Scattolin

    Caro aramix, quello che tu richiedi (giustamente) non si è mai visto nella storia della repubblichetta italiana delle banane. Tutto sotto banco, è lo stile italiano. E non solo in politica, purtroppo. E Napolitano è un abitué di questo stile. Una vita al potere, di politica alle spalle degli italiani. Come il suo degno compare Andreotti. Quando si leggerà quello che è successo tra PCI e DC nella sua interezza, sarà sempre troppo tardi.

  • Antonio Scattolin

    Caro Raspanti, qui di passaggi delicati di questa repubblica delle banane ce ne sono così tanti che i passaggi normali sono eccezioni. Dici bene che in teoria si sarebbe dovuti andare a votare. Per evitare le elezioni, Napolitano ha calpestato ben benino la costituzione (tanto, ai tempi PCI-DC era prassi normale). E che il problema vero della questione risiede nel fatto che anche se si fosse andati a votare, come si sarebbe dovuto, non si sarebbe risolto nulla, perché il problema è nell’incapacità della nostra classe politica ad affrontare i problemi che la globalizzazione ci pone davanti, incapacità che ben rispecchia l’elettorato, cioè gli italiani, il popolo con i più gravi problemi culturali d’Europa, un popolo che non ha il senso dello stato, ma si fa stato a sé. Incapacità in toto della politica italiana. Poi c’è l’enormità di chi ha accompagnato il paese alla fame e adesso pure ha la sfrontatezza di parlare. Dici bene, considera che la politica in Italia ben rappresenta la commedia dei buffoni. Da Machiavelli in poi in Europa abbiamo una fama (stra-meritata) di cialtroni e buffoni (Berlusconi-Grillo-forconi… roba da vergognarsi quando si va all’estero). Io spero sempre di riuscire a cambiare cittadinanza. Un sogno.

  • Damiano Franchetto

    Tttt

  • Damiano Franchetto

    Volevo scusarmi per l espressione usata. Anche se non concordo con le sue opinioni.