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Alias

Murasaki Baby, un’eroina da amare

Game. Un videogioco che si muove tra visioni surreali e grottesche che rimandano ai lavori di Tim Burton e all'espressionismo tedesco degli anni Trenta. Un'intervista all'autore, Massimo Guarini

  C’è una strana bambina, con una bocca dai denti storti che le si apre sulla fronte e dei capelli che sembrano vermicelli sulla testa enorme che poggia su un corpicino esile. Non è mostruosa malgrado la sua curiosa anatomia, ma tenera e piccola, regge un palloncino a forma di cuore e apre un uscio che si spalanca sul panorama inquietante di una città violacea dagli edifici sbilenchi. Sembra sperduta, finchè il dito di un giocatore sfiora lo schermo della Ps Vita che separa quell’elettronico paese onirico dal nostro e la prende per mano, facendola ridere felice. Accompagneremo la bimba...

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