closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Editoriale

Missione possibile

Norma Rangeri e Alexis Tsipras in redazione febbraio 2014

Per cambiare il vocabolario politico dell’Europa dell’era neoliberista, per tagliare il ramo secco dell’austerity e tornare alle radici europee originarie, fonte della democrazia, dobbiamo tornare alla scuola di Atene che oggi vive la storica vittoria della sinistra nuova di Syriza e del suo giovane leader Alexis Tsipras.

Le cronache raccontano che nella piazza Omonia di Atene, dove Tsipras ha tenuto l’ultimo grande comizio della vigilia, c’era tanta gente comune, lontana dalla politica attiva, senza bandiere né slogan. Era il segnale tangibile che qualcosa si era mosso nelle profondità della società greca. Del resto i sondaggi delle ultime ore indicavano che la vittoria di Tsipras sarebbe stata alimentata da un voto che arrivava a Syriza da tutta la popolazione, anche da quei greci che alle ultime elezioni del 2012 avevano votato per la destra sperando di trovare così una via d’uscita alle loro sofferenze. C’era chi prevedeva che un 10 per cento dei consensi sarebbero venuti da quella parte di Nuova Democrazia ostile all’estremismo liberista del premier uscente Samaras. Gente per nulla di sinistra, ma che, questa volta, voleva punire un governo colpevole di avere decurtato pensioni e stipendi portandoli a livelli di sussidi.

D’altra parte quando superi il 35 per cento dei consensi vuol dire che i voti ti arrivano un po’ da tutti i ceti sociali, almeno da tutti quelli che la crisi ha messo con le spalle al muro, da quel 30 per cento di famiglie ridotte in povertà, da quei cittadini che in massa fanno la fila per rimediare medicinali e cibo.

Se la nostra media della disoccupazione è al 12 per cento e ci fa paura, quella greca ha sfondato il 26 per cento, più del doppio, e si calcola che un milione e mezzo di occupati abbia sulle spalle otto milioni e mezzo di connazionali ridotti alla sussistenza.

Ormai si organizzano viaggi di studio per vedere e capire come Syriza sia riuscita a organizzare 400 centri di erogazione di servizi sociali in tutto il paese.

Si resta increduli a sentire che si può comprare un appartamento per 5000 euro, che il catasto è inservibile, ma che gli armatori sono ancora i potentissimi padroni di Atene.

Questo paese distrutto dalla guerra economica e governato dalla Troika oggi trova la forza di riacciuffare la speranza.

Dando fiducia a una forza di sinistra nuova, impegnata in tutto il territorio nazionale a fianco dei più deboli, con un programma politico che fa della rinegoziazione del debito e la cancellazione dei Memorandun la leva a cui agganciare un’agenda di provvedimenti molto precisi: tetto minimo di 700 euro agli stipendi, tredicesima per le pensioni minime, cancellazione di tasse sulla casa e blocco delle aste giudiziarie, banche controllate dallo stato, patrimoniale sulle grandi ricchezze cresciute all’ombra della crisi.

Una proposta di governo ormai conosciuta come il “programma di Salonicco” che Tsipras ha promesso di perseguire a prescindere da come andrà la trattativa con le istituzioni europee.

Di fronte allo sfascio di un paese che nella sua storia recente ha conosciuto pagine drammatiche fino al colpo di stato dei colonnelli negli anni ’70, il fatto che Syriza abbia sbarrato la strada alla destra eversiva è un risultato che sarebbe imperdonabile sottovalutare anche solo semplicemente sotto il profilo della difesa democratica.

Una destra sempre presente (con i neonazisti di Alba Dorata che contendono il terzo posto al raggruppamento di centrosinistra To Potami), perché se Tsipras dovesse fallire, in Grecia arriverà l’estrema destra. Lo sanno bene le cancellerie internazionali che si spingono a pur caute aperture verso una trattativa, come dimostra la linea aperturista del Financial Times.

erché quello che sta vivendo oggi l’Europa, dalla Francia all’Ucraina, con la natura violenta, isolazionista, xenofoba, nazionalista delle destre che si stanno riorganizzando, potrà essere fermato solo da un rapido, benefico contagio del vento greco, da una cosmopolita sinistra europea di nuova generazione (fissata nell’immagine, a piazza Omonia, dell’abbraccio tra Tsipras e Iglesias, leader di Podemos).

Una sinistra che cita molto Gramsci, che ha solide radici a sinistra ma che intende lasciarsi alle spalle le zavorre novecentesche, capace di rinnovare radicalmente modelli partitici, leadership e culture politiche.

La vittoria di Syriza è solo l’inizio di un percorso pieno di trappole, ostacoli, contraddizioni. Prendersi la responsabilità di governare un paese distrutto sembra quasi una missione impossibile.

Nel libro di Teodoro Andreadis Synghellakis, “Alexis Tsipras, la mia sinistra”, il leader di Syriza spiega molto bene che si tratta «di una scommessa enorme, simile a quella del Brasile di Lula» e avverte che «non possiamo permetterci il lusso di ignorare che gran parte della società greca, e anche una percentuale dei nostri sostenitori, abbia assorbito idee conservatrici». Dunque consapevolezza della prova che l’attende e determinazione nel perseguire l’obiettivo «che oggi non è il socialismo ma la fine dell’austerità».

Ma questi sono i momenti della festa, della svolta, della vittoria contromano, della bellissima rivincita che la Grecia si prende dopo sei anni vissuti come una piccola cavia nel grande laboratorio tedesco. Un paese da punire in modo esemplare per educare tutti gli altri: se non volete finire come la Grecia ingoiate l’amara medicina dei tagli a salari e pensioni (anche noi abbiamo assaggiato questa frusta e ingoiato questa pillola). Il debito vissuto come colpa (avete voluto vivere al di sopra delle vostre possibilità) con tutto l’armamentario dei luoghi comuni che ancora oggi sentiamo ripetere in tv e leggiamo sui giornali.

Ora dobbiamo attenderci un ampio fuoco di sbarramento contro la svolta sociale di Syriza che appunto ribalta la prospettiva e rimette la realtà con i piedi per terra.

Quando nel febbraio dello scorso anno Tsipras venne in Italia in vista delle elezioni europee, come prima tappa fece visita alla redazione del manifesto (Renzi non trovò il tempo di riceverlo). Ci parlò a lungo del cammino verso una sinistra unita e di quello che poi sarebbe diventato il programma di governo. Ci regalò una piccola barca di porcellana della collezione del museo Benaki, quasi un auspicio, un pronostico. Due coloratissime vele gonfie.

Un anno fa il vento in poppa era un auspicio e forse un pronostico. Ora è una realtà sulla quale la sinistra italiana dovrebbe riflettere molto. E anche in fretta.

  • triscele

    vuoi vedere che adesso Renzi strombazzerà che lui e Tsipras sono la nuova sinistra moderna che lotta per un’Europa più giusta? stiamo attenti, Renzi è capace di tutto, come il suo maestro B.

  • Alessandro Dilaghi

    caro triscele, le tue previsioni sono state anticipate dalla realtà. Su QN il sottosegretario Go(n)zi afferma: ” Tsipras? In Italia si chiama Renzi”… il “nuovo” unto!

  • Janus48

    Matteostaisereno…

  • patrizia sergnese

    si è vero! il rischio che ognuno in italia voglia attribuirsi una parte del successo di Tsipras esiste!! ma noi tutti, che siamo cittadini intelligenti, consapevoli, non ci faremmo di certo irretire dal”canto delle sirene”: in italia una posizione chiara, netta, di critica alla politica di austerity europea non esiste. Renzi ha presentato un programma elettorale del quale non ha rispettato uno, che sia uno solo, dei propositi illustrati!! Conclusione? cCon Tsipras non c’entra proprio un bel nulla!!! come del resto non c’entra nulla con la cultura di Sinistra, nonostante sostenga ogni volta di esserne parte!!!

  • sandro nelli

    facciamo fare al PD la fine del Pasok

  • maurizio moschella

    Renzi ha i giorni contati.

  • nik

    No per carità non consentiamo a questi pericolosi millantatori al governo di rovinare questa bella vittoria in Grecia!!!!

  • sabriga

    E” lo sport preferito ….il salto sul carro del vincitore !! Fra un po anche B. dirà che è una sua vittoria .

  • Dario Santoro

    Ti straquoto

  • Elio Capriati

    Dal patto del Nazareno al patto del Nazaropulos: Tsipras, renziano perfetto :-)

  • Ivano Guiducci

    Compagne e Compagni, oggi è il giorno che in Europa qualcuno ha paura. In tutti questi anni di pensiero unico la destra e il centro”sinistra” hanno adottato una identica visione per l’uscita dalla crisi, con sfumature diverse hanno posto in essere provvedimenti che hanno condotto l’Italia ma non solo, sull’orlo del precipizio. Il Compagno TSIPRAS e Syryza sono un punto di vista diverso per uscire dalla crisi. Il terrore attanaglia i circoli finanziari e politici Europei…… e se Tsipras ce la fa? E se il popolo, anzi i popoli Europei si accorgessero che c’è un’altra via, jun’altro punto di vista, per uscire dalla crisi? Finirebbe l’ubriacatura con la quale hanno riempito la testa, i giornali e le radiotv. Compagni non so se in Italia (dove a sinistra c’è una galassia dispersa, un volgo che volto e speranza non ha) si riuscirà ad avere uno TSIPRAS, ma non sarebbe ora che ci si riunisca sotto una bandiera e attorno a un programma? E basta liti e particolarismi, eredità e ferrovecchi del 900. Il Paese sta andando a rotoli, con riforme “Epocali” che altro non sono che la ciliegina sulla torta del Piano di RInascita Nazionale della P2 di L. Gelli. Se non ci uniamo ora non succederà mai più e allora Renzusconi governerà a vita. Senza una sinistra degna di questo nome in Italia rimane solo Salvini a urlare e promettere cambiamenti.
    Complimenti a Tsipras e a Syryza, spero che ce la facciano con tutto il cuore, anche per noi, per l’Europa…. quella di A. Spinelli beninteso.

  • DalleStalleAlleStelle

    Piace pensare che hai ragione …

  • DalleStalleAlleStelle

    Tsipras ha già fatto qualcosa di importante; ciò che non sappiamo e se gli italiani sono in grado di capirlo ….

  • il compagno Sergio

    Perché, trovi che il PD stia messo meglio del Pasok?