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Reportage

Mille soldati per impedire il ritorno dei migranti

Reportage. La Turchia schiera forze speciali sul confine. Profughi bloccati lungo fiume Evros

Il delta dell’Evros somiglia a una grande palude in cui per chilometri e chilometri l’acqua è intervallata solo da piccole linee di terra dove passano le jeep militari. Fino a poco tempo fa questa zona era solo per i pescatori e gli appassionati di birdwatching. Oggi invece gli avvistamenti non sono per gli aironi e i rapaci ma per i migranti. Lungo le strade sterrate e non, si trovano di tanto in tanto delle colonnine di pietra a forma di chiesa ortodossa con la bandiera greca sopra. Come le molliche di pollicino ti accompagnano lungo la strada, fino a vedere in mezzo al nulla, al centro di quella che sembra una palude, una chiesa messa lì a difendere i valori del cristianesimo contro gli «infedeli». Basta alzare gli occhi e poco più avanti, a meno di due chilometri, si possono vedere i minareti delle moschee di Enez, cittadina al di là del confine. Essere «infedeli» è una questione di prospettive, basta nascere dal lato opposto e tutto è capovolto.

«ORA IN QUESTO PUNTO ne passano pochi, la polizia è schierata lungo il fiume. Quando non c’era tutta questa tensione era più facile passare», ci racconta Zaky, pescatore di 60 anni con una lunga barba e le rughe di chi lavora sotto il sole. «Passano su piccole barchette, ci sono persone che in cambio di soldi potrebbero portare anche voi da una sponda all’altra», chiosa prima di rimettersi a sistemare il motore della sua barca. Chiedere di andare con lui la mattina seguente non sortisce nessun effetto: «No, non voglio problemi con la polizia», dice.

IL FIUME in questo punto è molto basso e la corrente è pochissima, attraversarlo a piedi è facile e la notte offre maggiore possibilità di passare inosservati in questa pianura sterminata. Poco più avanti, dove sono attraccate alcune piccole barche, ci sono due casette di legno. Un tempo erano un punto d’appoggio dei pescatori, oggi sono lasciate in stato di abbandono. Dentro, oltre a vecchi vestiti, ci sono bottiglie di plastica e cicche di sigarette recenti, segno che delle persone sono state qui, ci hanno passato del tempo e non volevano farsi vedere. I mozziconi sono negli angoli più nascosti.

QUA VICINO, poco a nord della foce dove la linea di confine si stacca dal fiume per un breve tratto e rientra verso ovest, barchette di pescatori turchi aiutano i migranti ad attraversare il fiume. Pochi metri e sono dall’altra parte, nonostante lì non sia ancora Europa e per chilometri ci saranno agenti in divisa e civili a dare loro la caccia. Proprio in questo punto il 2 marzo scorso la polizia greca ha sparato a Mohammed Arab, un ragazzo di 22 anni di Aleppo. Le autorità greche hanno negato, ma grazie a uno studio di Forensic Architecture è stato possibile risalire al luogo esatto e all’orario e inchiodarle davanti all’evidenza dei fatti.

INTANTO A NORD, a Kastanies, la situazione è di stallo totale. Oggi sono arrivati circa 500 militanti di Alba Dorata, l’organizzazione fascista che ha dichiarato di essere armata per la caccia ai migranti e coordinata dalla polizia. Un segnale pericoloso, ma in linea con quello che sta avvenendo in Grecia con questa svolta militarista e di sospensione dei diritti umani.

«SONO ARRIVATO fino alla rete dove ci sono i profughi e la situazione è grave, ho visto cose molto dure e questo non è accettabile», così ha esordito alla conferenza stampa davanti alla frontiera di Kastanies Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Internazionale, che ha voluto essere qui per dare sostegno alla branca greca dell’organizzazione che in altri luoghi dà sostegno ai migranti già presenti in Grecia e si sta preparando a supportare quelli che chiedono di entrare.

«VOGLIAMO DARE UN AIUTO a tutti loro, provando a entrare nella “no man’s land” con i nostri operatori. Il comitato internazionale ha predisposto 300 mila franchi svizzeri per le attività della Croce Rossa Greca già in corso e soprattutto per quelle che andranno fatte nelle prossime settimane», aggiunge Rocca prima di attaccare duramente Ursula von der Leyen. «Che questo confine sia definito “lo scudo d’Europa” dalla presidente della Commissione Europea è inaccettabile, gli scudi servono a difendersi dalle armi, mentre qui ci sono persone. Le parole hanno un peso e vanno usate bene», afferma il presidente.

È OLTRE QUELLO SCUDO che questa mattina Suleyman Soylu, ministro degli Interni turco, ha dichiarato che invierà mille agenti delle forze di polizia speciali lungo il confine «per impedire il respingimento dei profughi da parte delle Grecia». Un’escalation che sembra non fermarsi ma che anzi, potrebbe crescere giorno dopo giorno.


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