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Editoriale

Lista Tsipras, mettiamoci in cammino

Lista Tsipras. Non sarà facile, ma guardiamo avanti

Oggi si svolge a Roma la riunione dei comitati territoriali della lista L’altra Europa con Tsipras. Dopo quello, ricco e importante, che abbiamo avuto sabato scorso con i candidati, questo è il secondo appuntamento significativo di discussione collettiva che si tiene dopo il nostro positivo risultato elettorale del 25 maggio. Per dare un contributo alla discussione che insieme svilupperemo, mi interessa partire da due premesse. La prima è relativa alle ragioni del risultato elettorale, che ritengo decisamente buono, visto il contesto da “derby interno” imposto dalla coppia speculare Renzi-Grillo. Mi limito a sottolineare, con grande sommarietà, che quel risultato è, in primo luogo, il prodotto, da una parte, di essere riusciti ad avanzare un discorso e una proposta imperniata su un’idea alternativa dello spazio europeo e, dall’altra, da una forte mobilitazione sociale e territoriale, costruita da tutti i soggetti che hanno dato vita alla lista.

È fondamentale tenere presente questo dato: senza una vera attivazione sociale, che è partita con la raccolta delle 220.000 firme per presentare la lista, si è avvalsa del lavoro “allo spasimo” dei candidati, ha usufruito del lavoro delle forze politiche che si sono riconosciute nella lista, si è rafforzata con la costruzione dei comitati, che oggi rappresentano un tessuto molto prezioso del nostro radicamento territoriale, non saremmo certamente giunti al traguardo realizzato. Il secondo ragionamento, politicamente assai significativo, è che il nostro positivo risultato è da ascrivere al lavoro e all’impegno di tutti quelli che hanno concorso alla nostra esperienza, un insieme composto da persone provenienti dalle esperienze dei movimenti, dell’associazionismo e dell’impegno civile, dalle forze politiche che hanno sostenuto il progetto, da tanti militanti e attivisti della “sinistra dispersa e diffusa” che hanno ritrovato una ragione per tornare ad affacciarsi alla politica: insomma da quella “polifonia” di cui ha parlato su queste colonne qualche giorno fa Ermanno Rea. Una polifonia che non solo va rispettata e considerata la ricchezza di fondo anche per il nostro futuro, ma che è già ben più avanti, non solo nella teoria ma ancor più nella concretezza del lavoro compiuto, della sterile e artificiosa contrapposizione tra partiti e “società civile”.

È su queste basi che è possibile guardare avanti e dire con chiarezza che andiamo avanti. Il come farlo e in quale direzione è proprio l’oggetto della nostra discussione collettiva. Che, intanto, deve nutrirsi di una grande capacità di ascolto reciproco. Come è stato nella riunione di sabato scorso, come è giusto che sia in quella di oggi, come dovrà essere in necessari appuntamenti successivi. Anche per questo, in queste righe mi limito a tratteggiare quelli che, a mio parere, sono semplicemente i temi che dovremo affrontare e la cui traduzione in un percorso e in iniziative definite avrà appunto bisogno di un processo largo e diffuso di dibattito.

In primo luogo, abbiamo la necessità di strutturare il nostro lavoro nella dimensione europea e nel Parlamento europeo. Metto insieme la questione del lavoro nello spazio sociale e politico per far avanzare un’idea alternativa di Europa con il ruolo che è possibile giocare nella sede parlamentare perché è evidente che solo la costruzione di un’iniziativa di mobilitazione sociale e politica, capace di aggregare un largo spettro di forze, dai movimenti sociali al sindacato europeo, che, ad esempio, si spenda sulle questioni del contrasto all’iperliberlista Trattato sul libero commercio che si sta negoziando tra Ue e Usa, sull’acqua pubblica e i beni comuni, sul rilancio di un forte intervento pubblico in Europa che crei nuova occupazione, può costituire la base per un’efficace iniziativa anche nell’aula del Parlamento Europeo. Con quest’ottica guardo, peraltro, anche alla vicenda, che in questi giorni ha fatto fin troppo discutere e assunto un ruolo troppo centrale nella riflessione, su quella che sarà l’effettiva composizione degli eletti nella lista L’Altra Europa con Tsipras. È evidente che tale scelta dovrà scaturire e stare dentro un quadro di una soluzione condivisa tra tutti i soggetti che hanno dato vita al nostro progetto e, soprattutto, deve inscriversi appunto dentro un progetto forte di iniziativa e di mobilitazione. Il che significa anche che non può funzionare un processo di puro affidamento ai tre parlamentari eletti della cifra del nostro lavoro nella dimensione europea, ma che, anzi, essa dovrà strutturarsi attorno a una rete diffusa capace di coinvolgere la rete dei comitati territoriali, degli altri candidati non eletti ed estendersi a soggetti collettivi organizzati finora non interni al progetto della lista.

Poi – e ciò non è meno importante della questione dell’impegno nello spazio europeo – occorrerà costruire una vera e propria “piattaforma di iniziativa programmatica” per dar corso al nostro lavoro sia a livello nazionale che territoriale, fondata su un’ispirazione di opposizione e alternativa alle politiche socialiberiste del governo Renzi: dal contrasto al pareggio di bilancio in Costituzione al rigetto dell’ipotesi di nuova legge elettorale, per affermare, invece, l’espansione delle forme di democrazia diretta e partecipativa, dalla difesa dei beni comuni al sostegno di un reale Piano per il lavoro.

Infine – ma, ovviamente, su questo, avremo modo di tornare – è utile iniziare a porsi la questione cruciale della messa in campo di una nuova soggettività politica che si diparte dall’esperienza che abbiamo compiuto e la sappia sviluppare. Su questo punto la discussione sarà impegnativa, né vedo possibile forzature sui tempi nei quali compierla, se vogliamo sul serio affrontarla con uno sguardo aperto e innovativo. L’unica certezza che ho in proposito, oltre al fatto che, per definizione, una soggettività politica non può che fondarsi su una reale autonomia politica e culturale, è che, su questo terreno, le parole chiave per iniziare questo percorso sono processo e cura del processo. Nel senso che si tratta di essere consapevoli che nessuno uscirà da questa ricerca così come ne è entrato e che al centro è necessario mettere l’attenzione della relazione tra i vari soggetti, individuali e collettivi, che si sono incontrati nell’esperienza della lista, valorizzarne le diversità, costruire sintesi unitarie. Ci aspetta un cammino non facile: proviamo a iniziarlo anche con la discussione di oggi e buona fortuna a tutti noi!