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Internazionale

«Messico del tutto impreparato, potrebbe essere un’ecatombe»

America centrale. Intervista a Giuseppe Martinelli, medico italiano in Chiapas: «Il governo non si sta muovendo per prevenire i contagi da coronavirus e il sistema sanitario dispone solo di 3mila letti in terapia intensiva. E la metà non ha il respiratore»

Sui mezzi pubblici a Mexico City

Sui mezzi pubblici a Mexico City

In Messico continuano a crescere i casi di coronavirus. Nella mattinata di martedì 17 marzo erano 93. Il governo Lopez Obrador non pare preoccuparsi, più di tanto, della portata del contagio. Il presidente, fino a qualche giorno fa, si faceva fotografare tra folla e strette di mani.

Ora, alla Boris Johnson, corregge un po’ il tiro. Il sistema sanitario non è pronto a un’emergenza. Soprattutto nelle zone non urbane del paese, dove vivono le popolazioni indigene. Circa il 10% della popolazione, 13milioni di persone. L’Ezln, criticando Amlo, mette in quarantena i suoi territori e invita la popolazione messicana “ad adottare le misure sanitarie necessarie” in autonomia.

Giuseppe Martinelli è medico italiano che da anni vive in Chiapas, dove, porta il suo sapere medico dentro alla comunità indigene dello Stato. L’abbiamo raggiunto per capire come e cosa si sta muovendo attorno al Covid-19.

Si contano i primi casi di coronavirus in Messico. Amlo non pare preoccupato. L’unica misura presa finora è stata l’anticipo delle vacanze di Pasqua?

Cominciano a salire, ma come è già successo in altri paesi questi primi numeri sono privi di valenza. Sono relativi a controlli “occasionali” fatti su un paio di centinaia di persone. Abbiamo notizia di molti turisti arrivati dall’Europa e da altri paesi colpiti dalla pandemia, che non sono passati per nessun controllo e ora circolano “tranquillamente” per il paese. Il governo non mi risulta stia prendendo provvedimenti importanti. Nella conferenza stampa di sabato 14 marzo il sottosegretario alla salute, Hugo Lopez-Gatell, ha cercato di minimizzare il problema. Sono state date generiche indicazioni di comportamento, come lavarsi le mani, tenere una sufficiente distanza tra persona e persona, starnutire o tossire nella piega del gomito. Ha dichiarato che la strategia attuale del governo è quella di limitare il contagio.

Anticipare di 15 giorni le vacanze di Pasqua nelle scuole non si accompagna ad altre misure preventive. La “semana Santa” è il momento di maggior turismo interno del paese, a cui si somma quello straniero. Per me il discorso di Lopez-Gatell è stato a dir poco disarmante. La preoccupazione del governo è solamente economica, e non pare interessi la salute pubblica. In previsione si parla del rischio di contagio per 10 milioni di persone e di queste un 5% (500mila, ndr) potrebbe avere complicazioni respiratorie gravi. In tutto il Messico non ci sono nemmeno 3mila letti di terapia intensiva, meno della metà dotati di respiratori automatici.

In Chiapas, a San Cristobal, si stanno preparando?

E’ una piccola città, ad altissima affluenza turistica. L’unico ospedale esistente non è assolutamente in grado di offrire assistenza adeguata e non mi risulta si stia organizzando per l’emergenza. La città si sta preparando solo per accogliere la grande ondata turistica pasquale. Ad oggi, una sola persona, un’italiana, mi ha chiesto se dovesse chiudere il ristorante. Le ho risposto che, in mancanza di disposizioni generali, a nulla servirebbe.

E nelle zone indigene?

Le malattie più frequenti nelle comunità Indigene sono caratterizzate da problemi respiratori e da infezioni intestinali dovute a parassitosi, per cui è da escludere purtroppo che in questa pesante e pericolosa contingenza si possa dare una specifica importanza ai sintomi legati al Covid 19. E se fosse, non ci sono, strutture sanitarie del governo che possano chiamarsi tali.

Ma ci sono le cliniche Zapatiste

Nelle zone sotto controllo dell’Ezln si ci sono. Però il livello di preparazione e organizzazione del personale medico indigeno (i Promotores de salud) non è in grado di affrontare una simile emergenza.

Ma a differenza di altre zone indigene potrebbero ricevere alcune cure che il governo non fornisce, forse qualcuno in più si salverà?

Si, certo. Ma di fronte a complicazioni respiratorie gravi, non potranno fare molto, perché i pazienti dovrebbero necessariamente essere intubati e attaccati a un respiratore automatico. Quello nelle strutture zapatiste non c’è.

Cosa si aspetta per il Messico?

Se si ripete quello che sta succedendo nel resto del mondo, il sistema di salute collasserà in pochi giorni e ci sarà una ecatombe.