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Alias Domenica

Matisse, il paradiso tipografico nella cattività nizzarda

Louise Rogers Lalaurie, "Matisse. I libri", Einaudi. Tra il 1941 e il 1946, tra l’Hotel Regina a Cimiez e Ville Le Rêve a Vence, Henri Matisse rispose con una performance di libertà su carta bianca alla tragedia nazista e alla propria crisi creativa

Henri Matisse,

Henri Matisse, "Le Cheval, L’Ecuyère et Le Clown", 1943-’44, dal libro "Jazz", 1947, Parigi, Centre Pompidou

[caption id="attachment_482309" align="alignnone" width="1008"] Matisse con Fernand Mourlot all’Atelier Mourlot Paris, circa 1948[/caption]   «Sono paralizzato da un non so cosa di convenzionale che m’impedisce di esprimermi come vorrei in pittura…»: così nel gennaio 1940 Henri Matisse si confidava via lettera a Pierre Bonnard. «Ho una pittura impastoiata dalle nuove convenzioni di tinte piatte… Tutto questo non si accorda con la spontaneità». Erano momenti di grande inquietudine per Matisse, la situazione attorno stava precipitando con la Wehrmacht alle porte, gravi problemi di salute lo assillavano. Aveva anche confidato di avere sul passaporto il visto datato 1 aprile 1940 per rifugiarsi...

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