closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Alias

Mario Boccia, ho guardato nel mirino di uno Zastava M76

La testimonianza. Sarajevo 1993, nella postazione serbo-bosniaca di prima linea a Grbavica

Mario Boccia, Postazione sul Monte Trebevic, 1992

Mario Boccia, Postazione sul Monte Trebevic, 1992

Nel 1993 ho avuto l’opportunità di guardare dentro il mirino telescopico di un fucile Zastava M76, l’arma più usata dai tiratori scelti di quel conflitto. Era puntato verso il basso in una postazione serbo-bosniaca sopra il cimitero ebraico di Sarajevo. La visione artificiale riprodotta venticinque anni dopo nelle fotografie di Luigi Ottani è di un realismo inquietante. Il cecchino riassume l’orrore della guerra in un gesto: è nascosto, invisibile, spara e vede morire la sua vittima. È fin troppo facile odiare chi spara sui civili, bambini compresi, ma se li immaginiamo come dei mostri facciamo un errore. La loro tecnica...

Per continuare a leggere,
crea un account gratuito

Registrati

Hai già un account? Accedi