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Gli articoli scelti per voi

Il giornale dei miracoli

Riccardo Barenghi

Dalle corrispondenze per le tragiche morti di Alfredino e Berlinguer alla direzione del giornale nel 1998

Pregi e difetti della comunità-famiglia

Aldo Garzia

In quelle stanze c’era una passione politica che altrove non ho più ritrovato in uguale misura. Le riunioni di redazione erano straordinari momenti di formazione politica. Il giornale era un periscopio con cui inquadrare i fatti internazionali e italiani

il manifesto, foto di gruppo 1988

La parola politica e pubblica

Lidia Campagnano

Come è noto, il gruppo originario del manifesto era pieno di donne assolutamente autorevoli – impossibile dimenticare il ruolo primario di Rossana Rossanda. Ma una donna non può dimenticare la fatica e la caparbietà necessarie a prendere la parola pubblica e politica in contesti nei quali gli uomini parlavano sempre e comunque e a lungo. Una fatica che si incontra ancora, che ancora esige solidarietà e affetto e attività di caparbia promozione, senza tregua

il manifesto, a dispetto della società liquida

Fabrizio Tonello

#ilmanifesto50. «Scrivo, ma se non va bene metteteci qualcos’altro», diceva Luigi Pintor (naturalmente non è mai successo che andasse in pagina qualcos’altro)

Accademia disubbidiente

Lucia Annunziata

#ilmanifesto50. La ragione della lunga esistenza del manifesto è proprio in quella capacità, coltivata da una ricerca sulla propria identità, di dire «no». Il lavoro come palestra d’identità, una riunione di redazione inclusiva, tantissime donne, nuvole di fumo, nessuno esente dal parlare, nessuna sciocchezza perdonata

La cultura senza etichette

Mario Martone

Nessun’altra testata ha avuto una così costante e aperta attenzione a quanto di nuovo sia stato prodotto in teatro, nel cinema, in letteratura, nella musica, senza mai ghettizzarsi, senza preclusioni ideologiche, intelligenza pura che cerca il dialogo con intelligenze altre, quelle dei lettori

La questione comunista e la crisi a sinistra

Rino Formica

La pregiudiziale antisocialista non l’avete mai rimossa. Oggi il punto è: quell’eresia, la vostra eresia, trasformatasi per molti ma non per voi in abiura dell’intero orizzonte concettuale del movimento operaio, può ancora funzionare come lievito di un progetto di rigenerazione della sinistra e, ad essere più chiari, del socialismo?

Un pensiero e un’etica che accendono il conflitto

Emma Dante

Sul giornale come in palcoscenico, non si può sempre sentirsi in pace col mondo, bisogna sentirsi «in guerra» per raggiungere un pensiero nuovo, per superare il presente. Essere «dalla parte del torto», vuol dire essere «autore»

Il seme eretico dell’inquietudine

don Luigi Ciotti

Cinquant’anni di pensieri critici e voci non allineate, cinquant’anni di «eresia». Nel vero senso, però, di questa parola non sempre compresa.

Per unire chi già marcia insieme

Elly Schlein

Se per uno strano scherzo del destino perdessimo ogni ricordo e venisse di colpo spazzata via la memoria di come, negli ultimi cinquant’anni la sinistra abbia segnato la cultura politica e sociale del nostro Paese, la prima cosa che mi verrebbe in mente per tentare di ricostruire il filo sarebbe assemblare le prime pagine de il manifesto