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Editoriale

L’ultima pagliacciata renziana

E adesso. Abbiamo visto un referendum costituzionale trasformarsi in un referendum sociale. Dove ciascuno per un momento si è sentito libero di votare per qualcosa in cui credeva. E seppure ci pesa la cattiva compagnia del No, per una volta abbiamo vinto, e vinto bene. Ora facciamo affidamento sul capo dello stato perché non consenta balletti e scorciatoie, perché affidi il timone a una personalità di rilievo istituzionale, una persona super-partes, in grado di traghettare il paese dal pantano renziano a nuove elezioni

Matteo Renzi annuncia le dimissioni la notte del voto referendario

Sono passate poco più di 48 ore dalla domenica elettorale che nelle peggiori intenzioni avrebbe dovuto cambiare i connotati alla nostra democrazia parlamentare, e provate a raccontare a che punto siamo a una persona sana di mente, a un cittadino italiano che abbia ancora voglia di prendere sul serio la pesante situazione in cui il giovane, brillante Renzi ci ha cacciato.

Penserebbe a una commedia in costume, a un episodio della repubblica delle banane. Penserebbe che evidentemente siamo degli irrimediabili cialtroni che amano passare da Berlusconi a Renzi.

Per aver evitato di affidare il potere nelle mani di un capo, ci ritroviamo con un presidente del consiglio che oggi, al senato, benché dimissionario, chiederà la fiducia sulla legge di bilancio.

Ci ritroviamo con un senato, appena scampato alla ghigliottina, che non potrà liberamente discutere la legge più importante del governo perché il presidente del consiglio, dopo essersi dimesso davanti alle telecamere nella notte della batosta referendaria, sospende le dimissioni per un pomeriggio e chiede di votargli la fiducia.

Salvo poi, appena qualche ora dopo, recarsi al Quirinale e, con la giacca di capo del governo, rassegnare le dimissioni, con quella di segretario del Pd sedersi di fronte a Mattarella per le consultazioni sulla crisi di governo, il suo.

La pagliacciata delle dimissioni televisive, offerte al pubblico di terza serata, hanno imbarazzato e intralciato il lavoro del presidente della Repubblica, l’unico che le avrebbe dovute ricevere in prima battuta, senza lacrimucce e abbracci. E purtroppo non sarà questo l’ultimo strappo che il rottamatore, l’uomo del cambiamento, il novatore della politica italiana, il riformatore della Costituzione, ci lascia come pesante eredità da smaltire.

Molti di quelli che hanno votato Sì, da ultimo Romano Prodi, si sono turati il naso pur giudicando la riforma un vero obbrobrio. Se malauguratamente avessero anche vinto, oltre al loro trascurabile mal di pancia, ci avrebbero regalato molti anni di futurismo renziano.

Ma come hanno fatto quei dirigenti del vecchio Pci, quei democristiani di vecchio e nuovo conio, quei cattolici adulti a sostenere una persona che non si fa scrupolo di niente, che preda di una bulimia di potere, scavalca le prerogative del presidente della Repubblica, trattandolo come fosse un usciere del Nazareno.

Ma come ha potuto Giorgio Napolitano sostenerlo e ispirarlo nella forsennata guerra contro la Costituzione fino al punto di votargli in parlamento una legge elettorale, l’Italicum, sapendo che sarebbe stata valida solo se al Referendum avesse vinto il Sì, cioè solo con l’abolizione del senato.

Siamo finiti in mani inaffidabili e di questo dobbiamo dire grazie anche a quella sinistra del Pd che prima ha ripetutamente votato la riforma costituzionale e poi ha detto No (a parte Cuperlo finito a bagnomaria nel brodo del Sì).

Oggi il bollettino di bordo dice che Renzi chiederà a Mattarella un governo istituzionale con una maggioranza allargata al fronte del No (leggi Berlusconi e Forza Italia). Altrimenti tutti al voto.

Vedremo, intanto quel che sappiamo già è che questo gruppo dirigente del Pd ha messo il paese nel tritacarne referendario e ora lo lascia alle scorrerie del grande capo, ferito e a caccia di riscossa in una prossima campagna elettorale. Di cui non sappiamo né quando ci sarà, né con quale legge elettorale verrà celebrata. Vale a dire se, come la magnifica coppia Renzi-Alfano vorrebbe, le urne si apriranno a primavera come i fiori e con quale razza di governo in carica.

Nel frattempo le politiche economiche e sociali di palazzo Chigi continueranno a macinare voucher, ticket e povertà che sale al 48% per le coppie con figli e al 51% se si tratta di minori.

Per chi legge questi dati offerti dall’Istat non è difficile interpretare certe esagerate percentuali del No, come quell’81% di giovani con un elevato grado di istruzione e disoccupazione, come quel povero Sud ricco di grandi città del No, entrambi determinanti, giovani e Sud, a trasfigurare un referendum costituzionale in un referendum sociale.

Abbiamo visto un referendum costituzionale trasformarsi in un referendum sociale. Dove ciascuno per un momento si è sentito libero di votare per qualcosa in cui credeva.

Dove ciascuno per un momento si è sentito libero di votare per qualcosa in cui credeva, come ha fatto quel vasto mondo di movimenti piccoli e grandi, dai centri sociali alla Cgil, all’Anpi, ai comitati del No.

E seppure ci pesa la cattiva compagnia che per affondare Renzi difendeva a denti stretti la democrazia costituzionale di cui gli importava meno di niente, per una volta abbiamo vinto, e vinto bene.

Ora facciamo affidamento sul capo dello stato perché non consenta balletti e scorciatoie, perché affidi il timone a una personalità di rilievo istituzionale, una persona super-partes, in grado di traghettare il paese dal pantano renziano a nuove elezioni.

  • rocco siffredi

    Signora Rangeri, ma il tasto “?” (“Ma come hanno fatto…”, “Ma come ha potuto”) le funziona? A parte questo rilievo grammaticale, il quadro da Lei dipinto presume che renzi abbia ancora in mano il PD: ne è così sicura? Le elezioni subito andrebbero bene al rignanese, non certo al pd. Vedremo che succede oggi.

  • Mario Petillo

    e il 40% di SI cosa rappresentano per lei signora Rangeri? sono voti di consenso istituzionale o voti di consenso sociale? in che misura ripartisce la cattiva compagnia del NO? in che misura ripartisce la cattiva compagnia del SI? io farei la prova a rovesciare il ragionamento.

  • http://www.ilmanifesto.info/ il manifesto
  • Mario Petillo

    c’è stata una piccola censura; io terminavo il commento con: Non balli con Scanzi signora Rangeri. Avrò cura di leggere quanto scritto da Villone e Portelli, grazie

  • Pasquale Hulk

    L’ultima pagliacciata Sellina:
    Intervista a Repubblica di Giuliano EXPO-SI Pisapia: Pronto a unire la sinistra fuori dal Pd. Renzi dialoghi con noi, basta Alfano e Verdini.

    Come previsto arrivano i pompieri dell’alternativa. Gente che viene intervistata dai giornali del Potere per uccidere qualsiasi nascituro indipendente oltre il giardino…
    Pisapia e quelli come lui sono il male assoluto della Sinistra, oscillando tra la demenza di Pier Luigi Bersani e il poltronismo di Gennaro Migliore.
    Ancora PD? Ancora Renzi? Ancora tu?

  • Pasquale Hulk

    Sono soddisfatto della dichiarazione odierna a Repubblica del capogruppo al Senato di Sel Loredana De Pretis che ha mandato Pisapia a fare…l’avvocato, respingendo la follia di quell’uomo. Dello stesso tono le riflessioni odierne di Nicola Fratoianni e Nichi Vendola sulla pagina ufficiale di Sel.
    Dai! Fate un altro sforzo. Dite che mai tornerete al tavolo nazionale col PD. Che la forza di Fidel vi guidi in questo vostro tormentato risveglio.

  • LaFataCarabina

    Io ho votato No ma leggere un articolo così è scandaloso, soprattutto nel dire con tanta foga che Renzi ha scavalcato il Presidente della Repubblica come se fosse un usciere senza neanche sapere che è stato proprio Mattarella a congelare le dimissioni di Renzi fino all’approvazione della legge di stabilità.

  • WalterD

    Ma le sembra normale e civile votare attraverso il referendum, la sfiducia al governo ed in particolare a Matteo Renzi. Le sembra un atteggiamento da persone adulte e mature? Nei paesi normali, quando si vota per un referendum, si vota per quello e basta. C’e’ un esempio molto vicino. La Brexit. La gente ha votato solo ed esclusivamente per il quesito referendario, non per mandare a casa Cameron, fare ribaltoni o elezioni anticipate. Ma quando diavolo diventerete grandi in questo dannato paese. Poi avete fatto una campagna vergognosa contro gli italiani all’estero, io sono uno di quelli. E’ veramente meschino e di un pochezza sconcertante tutto quello che si e’ detto a proposito del voto degli italiani all’estero. E mi riferisco a tutti, SI e NO. Ma se ci avete fatto caso, il voto e’ stato abbastanza diverso da quello in Italia e non perche’ gli italiani sono tutti sostenitori o imbecilloidi incantati da Renzi, ma perche’ semplicemente dopo anni di vita in un altro paese si capiscono tante cose. La prima delle quali e’ saper leggere i quesiti referendari e votare su quello che si chiede non sul colore degli stivali della Boschi o su quanto e’ antipatico Renzi o quanto e’ brutto il suo governo.

  • Federico P

    Mi scusi ma Cameron si e’ dimesso perche’ ha perso il referendum sulla brexit. questo falsa tutto il suo ragionamento.

  • Gi Lu

    “…seppure ci pesa la cattiva compagnia…abbiamo vinto e vinto bene…”. Queste parole che leggo in fondo all’articolo mi lasciano una sensazione agghiacciante. Mi ricordano, addirittura, il film di Kubrick “Orizzonti di gloria”, e le parole del generale Mireau, quando a colazione con il generale Broulard così si esprimeva nei confronti dei tre soldati del colonnello Dax scelti a caso e fucilati per decimazione dopo un fallito assalto a una trincea tedesca. “era una situazione che poteva trasformarsi in qualcosa di brutto, ma invece tutti (dai generali incompetenti ai preti benedicenti ai soldati indifferenti, N.d.T.) si sono comportati meravigliosamente bene (nell’organizzazione e nello svolgimento della fucilazione volta a far fuori i tre sventurati, N.d.T.) “, poi, rivolto al colonnello Dax nel frattempo convocato, aggiungeva “….colonnello, i suoi uomini (fucilati dai propri commilitoni dopo un processo farsa, N.d.T.) sono morti bene….”.

  • Gi Lu

    Ma gli inglesi hanno votato (solo) per uscire dall’Europa, non per far cadere Cameron, cosa che è stata poi una scelta consequienzale ma non connessa direttamente al voto. Si può dire lo stesso per il nostro referendum?

  • Federico P

    Si e’ esattamente la stessa cosa: un primo ministro propone un referendum sul tema piu’ importante della legislatura, lo perde e si dimette. (nel caso di renzi addirittura lo ha promesso prima )

  • WalterD

    Legga bene. Cameron ha promesso il referendum e lo ha fatto. Si e’ dimesso per sua autonoma iniziativa, per ragioni del tutto comprensibili, ma nessuno in UK ha votato per far dimettere Cameron. Era chiarissimo agli elettori britannici per cosa votavano e da persone serie hanno fatto la loro scelta (che personalmente non condivido, ma questo e’). In Italia da ottimi buffoni come sempre, abbiamo fatto una grande confusione (e le colpe non stanno solo da una parte), con il risultato che pochissimi si sono degnati di leggere la riforma ed hanno votato di “pancia” contro il governo. Il referendum poteva essere su qualunque cosa.

  • Gi Lu

    Proprio non è stata la stessa cosa. Basterebbe pensare a chi ha votato pro o contro la Brexit. Nella campagna elettorale inglese forse hai sentito da parte di chiunque un attacco diretto al governo Cameron con richiesta di dimissioni? Gli inglesi hanno votato per la questione specificamente posta nel referendum, al contrario che in Italia dove chiunque ha capito che è stato un voto politico. Altro che difesa della Costituzione, che alla grande maggioranza di quel 59 % di cittadini e dei partiti che si sono schierati per il no fregava meno del due di picche quando la briscola è cuori. E grazie a loro ci terremo ancora le Province e il Cnel (e un Senato di 315 immunizzati e ben pagati).

  • Federico P

    Cosa c’è che non capisce del fatto che Cameron e Renzi si sono dimessi dopo aver perso un referendum che gli chiedeva l’ Europa ? Il cnel è un organismo che esiste in tutti i paesi civili, anzi solitamente con più poteri che in Italia, oltretutto i suoi membri hanno rinunciato da anni allo stipendio. Le provincie se cade un ponte e ci scappa il morto come è successo da poco: avremo ancora il potere di votare migliori amministratori la prossima volta. Visto che quel ponte era ancora di competenza della provincia, solo che non era più elettiva. Un po’ come la balla che aboliva il senato, aboliva le elezioni non la struttura.

  • Gi Lu

    Dopo esserci sciacquati la bocca per anni sull’abolizione degli enti inutili e sulla semplificazione degli assetti territoriali, adesso scopriamo che invece sono molto utili quanto più sono numerosi e complessi. E accanto alle province (non abolite grazie al NO…art.114 e 118 della Costituzione…peccato che, permanendo la struttura, ci costeranno ancora imposte aggiuntive come il tributo dal 12,5 al 16% sulla RCA auto e il 5% sulla Tassa Rifiuti)) aggiungiamoci pure le Città Metropolitane (per le quali non c’è ancora un’imposta specifica che non tarderà ad arrivare e ad aggiungersi all’elenco. Volete fargli mancare una bella nuova addizionale metropolitana?). E teniamoci pure Enti che negli anni hanno dimostrato la loro utilità (come si evince dal loro acronimo). Il bello è che la Sinistra ha votato NO insieme a quelle forze che hanno rilanciato questi tributi locali (vedi decreti di sblocco relativi allo pseudofederalismo fiscale del 2011 di un ben noto governo) che, in un primo tempo, si diceva dovessero essere sostitutivi e non aggiuntivi delle imposte centrali. Ma tant’è, siamo in Italia. Una caramella non si nega a nessuno.
    Povera Sinistra: come dice un famoso proverbio, Dio acceca chi vuole perdere. Ma il “cupio dissolvi” è nel suo DNA.