closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Visioni

Love story sullo sfondo della guerra fredda

Cannes 71. In concorso «Cold War» di Pawel Pawlikowski, ambientato nella Polonia del socialismo reale. Troppi elementi, melò, tragedia e spiritualità per una regia diligente ma piatta

Joanna Kulig e Tomasz Kot in «Cold War»

Joanna Kulig e Tomasz Kot in «Cold War»

L’inizio è in una chiesa col tetto sventrato, il funzionario osserva il cielo. Polonia, 1949, comunismo post bellico e cattolicesimo integralista cercando l’«anima popolare»: potrebbe già essere una dichiarazione di intenti. Wiktor è un musicista con la moglie girano nei villaggi alla ricerca dei canti tradizionali e popolari che registrano facendo cantare e suonare vecchi e bambini – un po’ come faceva Carpitella nel nostro sud – per rielaborarli nella nuova scuola che formerà la compagnia di danza e musica popolare. Più della memoria perduta nel boom industriale italiano, l’obiettivo è recuperare le «tradizioni» per esaltarle nel socialismo che che...

Per continuare a leggere,
crea un account gratuito

Registrati

Hai già un account? Accedi