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Lo Stato islamico massacra i civili nel focolaio di Cabo Delgado

Mozambico. Le ultime conclusioni a cui è giunto il Consiglio nazionale di difesa e sicurezza (Cnds) puntano il dito contro lo Stato islamico dell'Africa Centrale (Iscap), organizzazione affiliata all’Isis

Miliziani di al Shabab

Miliziani di al Shabab

Il rientro dal Sudafrica (il paese africano più colpito dalla pandemia) di circa 20 mila lavoratori migranti crea preoccupazioni sanitarie nelle province meridionali del Mozambico e nella capitale Maputo.

Ma resta il fatto che la maggior parte dei 65 casi di Covid-19 confermati nel paese si registrano nell’estrema provincia settentrionale di Cabo Delgado, dove le popolazioni ancora in difficoltà per gli effetti del ciclone Kenneth di un anno fa si trovano ora strette tra l’impatto crescente degli impianti di estrazione del gas e la violenza di matrice jihadista.

L’ultimo episodio di sangue, all’inizio della settimana, ha colpito il distretto di Muidumbe e in particolare quattro villaggi da cui venivano le vittime, 52 ragazzi che secondo le autorità e i media locali sarebbero stati uccisi per essersi rifiutati di unirsi ai miliziani.

Il gruppo armato in questione, che esordì nel 2017 con uno spettacolare assalto nella città di Mocimboa da Praia, al centro della zona interessata dal boom estrattivista, è noto come al Shabab ma non avrebbe legami diretti con l’omonima guerriglia islamista somala, di fede qaedista.

Le ultime conclusioni a cui è giunto il Consiglio nazionale di difesa e sicurezza (Cnds) puntano il dito contro lo Stato islamico dell’Africa Centrale (Iscap), organizzazione affiliata all’Isis che ha rivendicato per la prima volta un’azione in territorio mozambicano nel maggio dell’anno scorso ed è tornata nei giorni scorsi a intestarsi l’abbattimento di un elicottero dell’esercito mozambicano. L’obiettivo del gruppo sarebbe quello di fare proseliti e intensificare gli attacchi con il fine di creare nella zona di confine con la Tanzania un califfato islamico.

Oltre a centinaia di vittime, in questi due anni le violenze hanno provocato anche migliaia di sfollati, intensificando gli spostamenti di civili verso Pemba e altre località più a sud. Sui battelli che collegano Pemba a Palma e all’isola di Ibo sarebbero state uccise inoltre 14 persone in tre diversi episodi. In questo caso la Resistenza nazionale del Mozambico (Renamo), ex guerriglia anti marxista e principale opposizione nel paese, accusa l’esercito.


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