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Visioni

Lo stato del jazz ai tempi del Coronavirus

Musica. Festival cancellati e rimandati, artisti e organizzatori travolti dall’emergenza sanitaria. Lo scenario futuro

Archie Shepp a Bergamo Jazz 2019

Archie Shepp a Bergamo Jazz 2019

L’emergenza che si è abbattuta sul nostro Paese a causa dell’epidemia Coronavirus tra le altre cose ha colpito in maniera devastante il mondo del jazz. Per questa musica, più che per altre, l’attività concertistica è essenziale e il divieto governativo rischia di mettere in ginocchio una intera filiera che occupa musicisti, agenzie, uffici stampa, organizzatori. Molti Festival sono stati costretti ad annullare o rinviare la programmazione. È il caso di Bergamo Jazz, storica rassegna lombarda che si tiene in una delle zone più colpite ma che ha deciso caparbiamente di costruire un nuovo programma rinnovato al novanta per cento e quasi completamente dedicato ai musicisti italiani da tenersi, emergenza permettendo, a giugno. «Vuole essere una scelta precisa e forte nei confronti del jazz italiano» riferisce Roberto Valentino, che cura l’ufficio stampa del festival che proprio ieri ha organizzato un house concert on-line della direttrice artistica del Festival Maria Pia De Vito finalizzato ad una raccolta di fondi per l’Ospedale Papa Giovanni XXXIII di Bergamo. Allo stesso modo altre realtà cercano di utilizzare la tecnologia come il Bologna Jazz Festival che ha deciso di lanciare l’iniziativa Jazz a Domicilio – #laculturanonsiferma organizzando per i mesi di marzo e aprile concerti a porte chiuse trasmettessi in diretta streaming con musicisti locali disposti sul palco «rigorosamente a distanza di sicurezza». Un modo intelligente per garantire un minimo di sostegno ai musicisti locali ma che non può certo sostituire la normale programmazione concertistica.

FESTIVAL E RASSEGNE programmate per l’estate si stanno in queste ore interrogando se annullare o rinviare temendo il protrarsi delle limitazioni ai viaggi internazionali e l’onda lunga dell’effetto psicologico sul pubblico. Gabriele Mitelli, musicista e animatore del Ground Music Festival in Franciacorta in calendario per giugno, racconta: «prima di decidere aspetto di coordinarmi con gli altri festival con i quali avevamo condiviso alcuni gruppi. È molto complicato decidere ora». Corrado Beldì, presidente di I-Jazz, l’associazione che riunisce sessanta tra gli organizzatori di Festival e rassegne jazz, racconta una situazione drammatica: «sono saltati i Festival primaverili di Piacenza, Ancona, Bergamo, Ivrea, Torino e San Vito al Tagliamento. Ma c’è preoccupazione per l’intera programmazione annuale. Non sarà facile riportare la gente nei teatri e bisognerà reinventare modalità nuove. Da questo punto di vista per il jazz può essere anche una opportunità perché sono convinto che questo nostro mondo possieda capacità creative e dinamismo».

L’ASSOCIAZIONE è impegnata in un tavolo di coordinamento permanente per seguire l’evoluzione della situazione con i propri soci e in collegamento con le altre associazioni aderenti alla Federazione del Jazz che riunisce, oltre ai Festival, anche musicisti, agenzie, fotografi, produttori discografici e didattica. «Siamo impegnati», continua Beldì, «con le associazioni di categoria Agis e Federvivo ad ottenere dal governo un sostegno straordinario al sistema dei Festival che garantisca anche le piccole realtà e chi oggi non ha accesso ai fondi ministeriali. Ci auguriamo che si comprenda che una volta passata l’epidemia l’Italia avrà bisogno di puntare su sistemi culturali diffusi e radicati sul territorio. Ecco: il jazz è proprio questo; un sistema di realtà medie e piccole in grado di raccontare l’Italia al mondo».

PER IL JAZZ Ai tempi del Coronavirus si sommano le ataviche precarietà e storiche diffidenze delle istituzioni ad una nuova, dolorosa, situazione che rischia di falcidiare il tessuto di associazioni, agenzie e professionisti che insieme ai musicisti fanno vivere questa musica. Quanto di buono è stato fatto finora a partire dal lavoro del ministro Dario Franceschini, che per primo ha riconosciuto il valore e l’importanza del jazz, rischia di essere vanificato se prevarranno gli istinti conservatori che per decenni hanno privilegiato solo le musiche accademiche. Il jazz è un patrimonio di creatività e solidarietà sociale che ha già dimostrato in più occasioni, a L’Aquila per esempio, di essere unico ed essenziale. Speriamo che chi sta programmando gli interventi di sostegno economico se lo ricordi.


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