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Editoriale

Lo «smemorato» Netanyahu da Balfour a Rabin

Nelle strade di Beer Sheva (sud di Israele), in questi giorni hanno sfilato australiani, neozelandesi e alcuni inglesi. Il premier Netanyahu ha partecipato a una curiosa celebrazione: 100 anni fa, le truppe inglesi entravano in Palestina cacciando i turchi dall’area.

Era in corso la prima guerra mondiale. Gli inglesi cercavano alleati e valutarono il fatto che gli ebrei avrebbero potuto essere un fattore di potere sia nella nascente rivoluzione russa sia negli Stati uniti. Mentre membri del governo lanciavano avvertimenti su una possibile, incombente tragedia, lord Balfour dichiarò che l’allora potenza coloniale avrebbe contribuito a creare una patria per il popolo ebraico.

Gli oppositori a quest’idea non erano precursori dei diritti nazionali dei popoli o dei palestinesi; semplicemente ritenevano che la Dichiarazione avrebbe potuto pregiudicare la posizione inglese verso gli alleati arabi nella regione.

Ahad Haam – un ebreo che nel movimento sionista poneva sempre l’accento sul sionismo spirituale e sulle sue esigenze morali, un sionismo con radici storiche nel passato della Palestina ma che doveva aderire ai valori umani fondamentali – sottolineò che il giusto riconoscimento dei diritti degli ebrei non avrebbe dovuto andare a scapito delle popolazioni locali e chiese di non trascurare la questione. I suoi testi ebbero notevole influenza sui fondatori di Brit Shalom, piccolo ma influente gruppo di intellettuali e accademici ebrei, che anni dopo avrebbero militato per uno Stato bi-nazionale.

Il leader palestinese Abu Mazen si rivolge agli inglesi dicendo che devono chiedere scusa ai palestinesi. Ma così miglioreranno forse i libri di storia dopo cento anni?! Forse è più «realistico» Netanyahu, il quale pretende di capitalizzare la Dichiarazione Balfour per riaffermare le esigenze israeliane.

È arrivato a Londra inventandosi una nuova vacanza di quattro giorni. Gli inglesi non ricevono volentieri Netanyahu, ma intanto può sottrarsi al clima pesante di questi giorni: due giorni fa sono cominciate le commemorazioni per l’assassinio del premier Isaac Rabin e questo gli crea alcuni grattacapi.

Durante la commemorazione ufficiale, il figlio di Rabin ha detto che la situazione agitata e l’aggressione antidemocratica non sono finite. Con chiara allusione a iniziative ufficiali e all’appoggio governativo a diversi progetti di legge antidemocratici mentre si accentua un clima di aggressione e persecuzione contro ogni dissidenza.

Anche il presidente Rivlin si è riferito alla necessità di rispettare le regole della democrazia e il povero premier ha potuto rispondere solo che il suo ruolo consisterà nel consolidare il clima di unità e democrazia.

Senza esagerare. È pur sempre Benjamin Netanyahu.

Nei giorni di Oslo, fu l’artefice principale delle proteste contro Rabin. Rabbini e leader della destra accusarono con grande fervore i traditori: questi ultimi volevano «consegnare al nemico le terre sacre dateci da Dio».

Netanyahu e l’ultradestra attribuirono a Rabin la colpa delle vittime uccise in attentati terroristici. Il terrore e la debolezza. Il tradimento. Rabin vestito con l’uniforme nazista. Netanyahu che sfila con i suoi compari e «non vede» il sarcofago simbolico retto dai suoi accoliti a pochi metri di distanza.

Netanyahu e Sharon «non vedono» i cartelli e gli appelli a «espellere Rabin con il sangue e il fuoco» nella famosa manifestazione fascista a Gerusalemme, poco tempo prima del suo assassinio. I rabbini gridano al tradimento e forniscono le basi ideologiche per la liquidazione di Rabin che stava compiendo il crimine di consegnare al nemico le sacre terre.

Sabato ci sarà una grande celebrazione a Tel Aviv. Senza politica, dicono gli organizzatori. Saranno presenti anche esponenti della destra…per sottolineare l’appello all’unità del popolo.

Intanto il deputato israelo-palestinese Baalul, dello schieramento laburista, sostiene che non andrà all’evento per la dichiarazione Balfour e il nuovo leader del partito sostiene che non c’è posto per gli estremisti nel partito.

Gabay, il nuovo grande leader, è impegnato ad attrarre ebrei di destra… in effetti il laburismo a poco a poco è diventato una sbiadita versione «moderata» del Likud di Netanyahu.

Il primo ministro a Londra parla agli inglesi del grande Balfour e dei diritti di Israele. I suoi viaggi all’estero sono un’invenzione geniale sia per riaffermare l’intransigente politica coloniale israeliana sia come scappatoia: le forze di polizia gli chiedono di dedicare tempo a gravi indagini per corruzione ed egli non ha tempo.

In più, non è tanto gradevole essere presente in Israele mentre si parla talmente di Rabin, e alcuni screanzati osano ricordare il ruolo di Netanyahu negli eventi criminali di quel periodo.