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Editoriale

L’Italia del passato

Family day

L’altra faccia delle cento piazze arcobaleno di una settimana fa, piene di «sì» e di speranza per i diritti delle nuove famiglie. Perché i nuovi/vecchi crociati che hanno riempito il Circo Massimo di Roma rappresentano il «no» alla libertà degli altri. E in nome di una – presunta – «verità che non ci lascia mai!» come ha gridato dal palco uno degli organizzatori del raduno.

Del resto le bandiere dell’Aquila nera con un cuore rosso crociato di «Alleanza cattolica», o il grande striscione «Padre, madre, figlio, popolo, nazione» sono il simbolo di un’area culturale integralista, dei «principi non negoziabili», pronta allo scontro frontale contro le legge sulle unioni civili. E contro i diritti altrui.

Nel family day organizzato dalle associazioni più conservatrici si è ritrovata l’Italia che appartiene al passato, mobilitata dalle diocesi, dai vescovi, dal centrodestra di Giovanardi e di Alfano, venuta nella Capitale per ascoltare la nutrita carrellata di oratori prodighi di parole funeree («i figli della provetta non sapranno su quale tomba piangere i loro genitori»), di scenari apocalittici («non vogliamo la strage degli innocenti»), vestiti da scudieri in difesa della famiglia «naturale», come se fossero gli unici guardiani del bene dei bambini. Perché, come scrive anche Stefano Rodotà nel suo ultimo libro, questa piazza negava a tante donne e uomini il diritto di amare liberamente.

Nonostante i colori, i palloncini, le canzoncine, il Circo Massimo ha trasmesso al Paese un messaggio cupo, perché con lo sguardo rivolto al mondo di ieri, chiuso e timoroso del confronto, come dettava il vademecum distribuito ai presenti che consigliava di non parlare con i giornalisti (succedeva così anche nei movimenti di sinistra, ma non a caso oltre quaranta anni fa).

Perché a parlare doveva essere solo il palco di Massimo Gandolfini, il medico bresciano, presidente del Comitato organizzatore «Difendiamo i nostri figli».

Abbiamo sentito più volte ripetere «questa piazza non è contro nessuno». Ma era pura retorica. Perché erano più significativi il video con i neonati strappati alle madri e le frasi come «le femministe dovrebbero vomitare per l’utero in affitto». E poi bastava ascoltare il tenore che apriva il comizio con «Mamma» di Beniamino Gigli, per fare quel salto agli anni Cinquanta del secolo scorso, un tempo lontano nel quale i cattolici del «no» vorrebbero riportare l’Italia, bloccando la legge – la moderata legge – sulle unioni civili.

Perché lo scontro che, purtroppo, ancora distingue il nostro dagli altri più avanzati paesi europei è sempre lo stesso: tra chi pensa che un credo religioso obblighi tutti a sottomettersi ai suoi precetti, e chi invece vuole un laica difesa dei diritti di tutti, senza discriminare le minoranze, per una libertà che conosce un solo confine: la libertà dell’altro. Perché chi divorzia non obbliga nessuno a divorziare, chi sceglie l’aborto non tocca la scelta di maternità, chi ricorre alla fecondazione assistita non ostacola la coppia fertile, chi vuole creare una famiglia gay non si impone né, soprattutto, vuole distruggere la famiglia eterosessuale.

La bandiera dei diritti civili non è mai stata innalzata dalla destra e non a caso i sondaggi, per quello che valgono, dicono che l’adesione al Family day è crescente mano mano che ci si sposta a destra nello schieramento politico. E alle forze conservatrici e reazionarie apparteneva la maggioranza dei politici presenti al Circo Massimo, nutrita pattuglia che domani rientrerà in Parlamento per tentare di affossare la legge, avendo già ottenuto di rinviare il voto a martedì prossimo, proprio con l’obiettivo di far pesare la piazza e di dare un avvertimento al presidente del consiglio («Renzi ci ricorderemo»).

Ma se il Family day del 2007 (quello con Renzi) giubilò i Dico, oggi i nuovi/vecchi crociati hanno uno schieramento parlamentare più difficile da condizionare ed egemonizzare. Anche perché in piazza c’era un grande assente: papa Francesco. L’unico papa nominato, Giovanni Paolo II, potrà aiutarli solo dall’aldilà.

  • Giovanni Nasi

    ecco, a proposito di aldila’, questa e’ un’ idea; per i vostri problemi economici , chiedete aiuto a Pintor.

    Coraggio! forse con gli omosex avrete piu’ fortuna che coi lavoratori dipendenti. Dalle crociate (per l’articolo 18) alle frociate.

  • Roberto Bisanti

    Qualche giorno fa gli operai dell’Ilva non hanno preso un sacco di botte, come già a Taranto e Bagnoli, solo grazie ad un poliziotto, una signora, che davanti a chi manifesta per un tozzo di pane e un minimo futuro per i propri figli e senza dimenticare il proprio dovere, ha ritenuto giusto togliersi il casco e offrire una stretta di mano. I media ne hanno parlato, del poliziotto non degli operai che, assieme a tanti altri delle classi subalterne, vivono i giorni dell’abbandono senza solidarietà e rappresentanza, nemmeno da parte di un quotidiano comunista, che non so in base a quale scelta editoriale e politica (che mi allontana dall’abbonarmi come invece vorrei) preferisce immergersi in rivendicazioni di élite, ovvero privilegi di classe, e concedere invece a quelle classi solo il minimo sindacale e spesso chiaramente con mala voglia. Peraltro gentile Rangeri, nel suo impeto rivoluzionario, pare non si sia accorta che le ‘unioni civili’ sono riservate ‘esclusivamente’ alle coppie dello stesso sesso, mentre rimangono escluse quelle di sesso diverso (quelli sporchi, brutti e cattivi), che sono più di un milione, quasi il 90 per cento le più anche con figli; figuriamoci per queste parlare di stepchildadoption! Certo, quelle coppie altre, maggioranze non interessanti, non son degne di altrettanta attenzione perchè appunto, avendo preferito la semplice convivenza forse non potendosi permettere spese e scenografie di un ‘normale’ matrimonio, fanno parte di quelle classi subalterne ormai uscite dall’orizzone degli eventi di quel buco nero che sta diventanto la nostra informazione. L’ho già detto, ad un referendum voterei a favore perchè è cosa giusta, ma non è la mia battaglia, non è la battaglia di un socialista o un comunista, non in questo contesto, prima ci sono quegli operai e quei tanti altri diritti negati che afferiscono alla semplice ma necessaria sopravvivenza in un minimo di dignità.

  • MarcoBorsotti

    Voglio associarmi al commento di Roberto Bisanti nel ricordare che questa battaglia, pur giusta sul piano dei principi, finisce per essere funzionale al disegno di destra di spostare l’attenzione dai problemi del lavoro, di una politica estera pericolosamente guerrafondaia, di una acritica sottomissione ai dettami della politica liberista, della sudditanza alla finanza nazionale ed internazionale, per perdersi dietro questioni che si risolverebbero molto più facilmente se si portasse avanti una politica di sinistra in economia, nelle relazioni internazionali, nel modo d’intendere come si debba gestire la cosa pubblica perché nessuno possa infrangere i diritti degli altri. Il PD al governo continua a bastonare chi sciopera, a lasciare che gli interessi privati siano gli unici a predominare, ad essere partecipi di politiche d’aggressione camuffate da iniziative umanitarie. Personalmente, penso che questo governo e questo parlamento non siano legittimati per continuare la loro attività. Sono espressione di una legge anti-costituzionale e avrebbero dovuto essere messi al più presto alla porta. Non é sperando che questo parlamento approvi questa legge che si viene fuori dal marasma in cui versa il paese, bisogna invece portare avanti la parola d’ordine che debbono tutti andarsene a casa e che si debba nuovamente dare la parola alle urne. In fondo, nel resto d’Europa quando ci sono state crisi di legittimità persino minori, non vi é stata esitazione nel tornare al voto. Solo in Italia votare sembra essere un tabù che nessuno osa infrangere.

  • massimo gaspari

    piazza fontana. massoni ebrei questurini neofascisti e preti

    ghost song. jim morrison (santo)

  • Lorenzo Nicola Roselli

    Intanto in piazza vi era un nutrito gruppo di compagni del Partito Comunista della Federazione Russa.
    Ma a voi eurocommies libertari da apericena cosa importa? Il proletariato è così patriarcale, populista… Meglio mettersi a fare le ridicole battaglie individualiste e post-borghesi per cui un tempo il PCI stigmatizzava i Radicali.

    “O mores, o tempora!”

  • il compagno Sergio

    Per i problemi economici il manifesto HA l’aiuto di Luigi Pintor.
    Per i tuoi problemi mentali, non puoi che rassegnarti.
    Esprimo la mia più sentita solidarietà a chi ti deve sopportare e assistere tutti i giorni.

  • il compagno Sergio

    Mi scuserete, ma non capisco gli interventi di Roselli e di Bisanti.
    Con tutta franchezza, e senza offesa, per una volta mi sembra più lucido Massimo Gaspari (che ci delizia con le sue poesie), che tutti quelli che ho citato.
    È una sorta di “ben-altrismo” del quale non capisco il senso. Mi chiedo anche se leggete veramente il manifesto.
    Non vedo in cosa, il prestare attenzione, in questo momento, alla battaglia dei diritti degli omosessuali (che è antica per il manifesto, e non è stata affatto una prerogativa esclusiva dei radicali), escluda o sia in contraddizione con un’attenzione alle battaglie dei lavoratori (attivi o non attivi), degli esclusi e dei marginalizzati, o a quelle per l’ambiente (il proletariato liberato in un modo ridotto ad una discarica è veramente un sogno?).
    Le accuse che rivolgete al manifesto (che leggo da una quarantina di anni), mi appaiono delle vere e proprie farneticazioni (“battaglie individualiste post-borghesi”? ohibò!)
    Ma in che mondo vivete? Oggi (come ieri: Visconti, Pasolini, vi dicono qualcosa?) essere comunisti, è ANCHE battersi per i diritti degli omosessuali. Punto.
    Vi consiglio di passare al giornale imbalsamato del PMLI.

  • Max lo scettico

    Se l’idiozia fosse quotata in borsa, saresti miliardario.

  • roccosiffredi

    Si parla dei diritti delle “famiglie” omosessuali. Una famiglia non può essere omosessuale perché non può procreare. Semmai si deve parlare di coppia. Concedere dei diritti a queste coppie è legittimo: nessuno può opporsi con argomenti validi. Il problema è l’affidamento dei figli. E’ un voler imporre una violenza a delle creature innocenti farli crescere con un solo ruolo a fargli da modello. Gli omosessuali, fino a prova contraria (anche se cercano da sempre di rifilarci la panzana secondo cui saremmo tutti degli omosessuali repressi) sono una minoranza e far crescere un bambino presentandogli un modello minoritario come normalità significa fargli subire una violenza. Su un tema simile si vada al referendum.

  • Giovanni Nasi

    e finanzierei il Manifesto!! (se fossi idiota…)

  • Spes

    Articolo fazioso. Ma non è una sorpresa. Una sorpresa sono le falsità, come quando si dice che Giovanni Paolo II sia stato l’unico papa citato… Papa Francesco è stato anche lui citato più volte: non solo, una sua registrazione con parole chiarissime è anche risuonata al Massimo. Documentatevi.

  • Max lo scettico

    I miliardari non finanziano il manifesto. Quindi, con la tua replica, che pensavi intelligente e spiritosa, confermi di essere un idiota.