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Editoriale

Lista Tsipras, una polifonia da preservare

Sinistra. Il fascino nuovo di un milione di voti a un leader collettivo

Tsipras in piazza Maggiore a Bologna

Per cominciare un’annotazione di tipo pessimistico. Riguarda l’ineleganza (al posto di ineleganza ci può stare anche la parola grossolanità) di certi personaggi dell’italico teatrino politico, presenti a destra come a sinistra, anzi, in qualche caso, dotati anche di biografie degne di encomio. Prendiamo i candidati della Lista “L’Altra Europa con Tsipras”: speravo di non imbattermi in nessun caso di «ineleganza». E invece eccomi qui a dare atto di un doloroso ravvedimento, maturato sull’onda di una successione di messaggi di posta elettronica via via più risentiti contro i vari comitati elettorali e in parte contro gli stessi Garanti della Lista.

Non dubito che molte di queste rimostranze, arrivate a cascata in questi ultimi giorni, siano fondate e che, qua e là, si siano verificate situazioni sgradevoli e irregolarità dovute soprattutto – così viene denunciato – all’invadenza dei candidati-concorrenti designati e sostenuti da Sel e da Rifondazione comunista. Tuttavia l’asprezza di taluni messaggi mi è parsa francamente sospetta, intrisa di quel risentimento personale tipico di chi ha giocato la partita non tanto per dare qualcosa di sé e basta, ma piuttosto nella speranza di ricevere qualcosa ( un premio chiamato Strasburgo?).

Ancora più meschina e incomprensibile la presa di posizione di alcune/i contro un eventuale ripensamento di Barbara Spinelli rispetto al suo proposito iniziale di rinunciare al seggio se eletta. Come se per una donna del peso intellettuale e del prestigio politico della Spinelli sedere al parlamento europeo fosse un vantaggio e non un sacrificio, un premio e non una pesante responsabilità. E qui mi pare giusto chiudere la partita con l’«ineleganza» (e quindi con il pessimismo) per aprirne un’altra di piglio completamente diverso. Sull’esito di queste elezioni europee.

Un milionecentottomilaquattrocentocinquantasette: è un bel numero, no? Lasciamo perdere se la lista “L’Altra Europa con Tsipras” ha superato la soglia di sbarramento soltanto di un soffio. Non sono le soglie di sbarramento a decidere la portata e il significato politico di un risultato elettorale. Impossibile per esempio, nella valutazione di questo 4,03 per cento conseguito, non tener conto del fatto che soltanto pochissimi mesi fa della Lista Tsipras non esisteva traccia, che essa è nata come iniziativa estemporanea da parte di un esiguo gruppo di intellettuali, tra l’altro non legati tra loro da alcun particolare vincolo politico-ideologico, anzi con tutta probabilità diversamente orientati su talune questioni di carattere generale, anche se sicuramente coincidenti nella loro accanita passione democratica, nel condannare la sistematica demolizione, in corso in tutta Europa, dello stato sociale a vantaggio degli istinti animali del neo-liberismo imperante.

Di qui la domanda, tutt’altro che illegittima: se questa volta è bastato alzare un dito, pronunciare soltanto poche parole per provocare una discreta fiammata (oltre un milione di voti, appunto) che cosa può succedere domani, dopo che la neonata iniziativa avrà avuto modo di farsi conoscere meglio, di organizzarsi dando evidenza alle riserve di intelligenza, onestà e lungimiranza politica presenti nel suo seno?

Ribadisco: si tratta di una domanda del tutto legittima. Ma anche pericolosa se trasformata in uno strumento di auto-esaltazione e di eccessivamente ambiziosa progettualità. Mettere a frutto un piccolo capitale politico non è impresa facile. Il rischio di bruciarlo esiste, inutile nasconderselo: di questi tempi basta un piccolo passo falso per mandare tutto all’aria. Non credo di esagerare perciò affermando che il tema del che fare? terrà a lungo banco tra quanti hanno aderito, a vario titolo, alla Lista Tsipras e ora si interrogano sul suo futuro.

Intendiamoci: nessuno dubita che l’esperienza politico-associativa debba continuare, che ormai sia stato piantato un paletto solidissimo e che sarebbe semplicemente folle pretendere di rimuoverlo. Il punto in discussione è un altro: che cosa possa e debba diventare la Lista Tsipras nei prossimi mesi, se essa debba dotarsi di un rigoroso programma politico delineando un proprio orizzonte di obiettivi, alleanze, eccetera, oppure debba configurarsi in modo per così dire più liquido e spontaneo. In breve: se debba diventare un partito oppure debba restare così com’è, un movimento, sia pure organizzativamente strutturato (ma ideologicamente, se non politicamente, polifonico).

Poiché ho qualche opinione in proposito, mi fa piacere esporla mettendo, come si dice, nero su bianco. Intanto un’osservazione preliminare, soltanto in apparenza di carattere personale. Che cosa mi ha spinto ad aderire sin dal suo lancio all’iniziativa del gruppo dei Garanti? La risposta è semplice: in primo luogo la sensatezza della proposta (riaffermazione della nostra identità europea nonché della nostra volontà di restare nella moneta unica ma, contemporaneamente, revisione dell’intera impalcatura comunitaria e fondazione di una nuova Europa politicamente unificata). In secondo luogo l’autorevolezza culturale, morale e politica dei Garanti, da me considerati sin dapprincipio come un «leader collettivo» di grande affidabilità, guida saggia ed equilibrata di un’iniziativa fortemente democratica ma non contrassegnata da particolari ideologismi.

Non sono stato il solo a restare affascinato dall’appeal di questo «leader collettivo» capeggiato tra l’altro da una donna di straordinario acume politico, un personaggio intellettualmente seduttivo di per sè e tanto più per il cognome che porta: Barbara Spinelli. Come ho già ripetutamente ribadito siamo stati oltre un milione di persone a votare per la Lista Tsipras; un milione di schede che non è né legittimo né sensato ascrivere a merito di questa o di quella sigla politica «associata», e neppure alla presenza di questo o quel candidato ma semplicemente alla Lista Tsipras per come essa è nata ed è stata proposta all’attenzione della gente, per il fascino che è riuscita a esercitare proprio in quanto svincolata da ogni precedente esperienza elettorale più o meno simile.
Ed eccomi di ritorno alla domanda cruciale, a quel che fare? accanitamente discusso dai candidati della Lista Tsipras nelle prima riunione post-elettorale che si è svolta sabato scorso a Roma. A me pare che mai come in questo caso il futuro stia alle nostre spalle, in quello che abbiamo fatto e nel modo in cui è stato fatto, limando appena qualche eccesso o sbavatura. Figli di un’iniziativa estemporanea, perché dovremmo smentire la nostra vocazione alla recita improvvisata e spontanea? Per me la risposta al che fare? è tutta scritta in quello che è accaduto, nell’entusiasmo con il quale in tanti abbiamo accolto l’invito che ci è stato rivolto di aderire (senza nessuna contropartita) a un progetto di progressiva emancipazione dell’Europa dal groviglio di nefaste regole in cui è stata surrettiziamente avviluppata.

Oggi troverei personalmente intollerabile far parte di un partito politico, obbedire a una disciplina, essere inserito in una gerarchia (è un’esperienza che ho già fatto, una sessantina di anni fa, e che non ripeterei per nessuna ragione al mondo). Il che, sia chiaro, non esclude affatto che la «COSA» cui è stata data vita e che ha riscosso oltre un milione di consensi possa, anzi debba darsi una più solida organizzazione, consentendo a quanti vi aderiscono occasioni d’incontro, di discussione, di socialità, capaci di contrastare quel clima di separatezza e spesso di vera e propria solitudine del quale, sopratutto il cosiddetto popolo di sinistra, si sente oggi molto spesso prigioniero.

Insomma, che cosa propongo in buona sostanza? Forse un partito-non-partito? E perché no? I tempi esigono creatività. Intanto abbiamo un «leader collettivo» (suscettibile di essere allargato ad altri nomi eccellenti che hanno scelto di votare per la Lista Tsipras) e gli altri no. Vantiamo tra i nostri rappresentanti competenza e autorevolezza e gli altri chissà. Abbiamo una casa pulita (tanto più che non è stata mai abitata in passato) e questo non può non suscitare interesse e curiosità. Inoltre, a differenza del Movimento 5 Stelle, noi crediamo fermamente che esiste una destra ed esiste una sinistra (anche se quest’ultima, al presente, appare in forte affanno); che in Europa sia giusto essere e restare alleati di Tsipras, il giovanotto greco che si batte per un’Europa migliore, tenendoci a debita distanza da Nigel Farage, razzista e omofobo; che non espelleremo mai nessuno dal nostro movimento perché ripudiamo il concetto stesso di espulsione nei confronti dei dissenzienti e anche degli «ineleganti»; che non faremo mai ricorso al turpiloquio nei confronti di qualsiasi avversario politico (compreso Grillo, come è ovvio); che non percorreremo mai a nuoto lo Stretto di Messina per mostrare quanto siamo forti, anzi maschioni.

  • Federico_79

    Mah. Se siamo convinti della differenza fra destra e sinistra, perche’ negare l’ ideologia? E perche’ tutto questo accanimento contro i partiti? E in base a quale logica la Spinelli va a Strasburgo per sacrificio mentre i militanti di SEL e Rifondazione ci andrebbero per tornaconto?

  • Teodomiro Dal Negro

    Sono convinto che il discreto successo della lista Tsipras sia dovuto al fatto che i partiti della cosiddetta sinistra sono rimasti nell’ombra e hanno lasciato lavorare i candidati. Eccoli ora ritornare a rivendicare la “vittoria” e con questo spolpare quel poco/tanto di buono che era stato costruito. Forse smetterla di marcare confini, coltivare orticelli e, invece, buttare lo sguardo oltre il proprio naso potrebbe essere un buon punto di partenza. Che non vuol dire appiattire le differenze, anzi, al contrario, valorizzarle per andare oltre

  • golden

    Io sono convinto che senza i “partiti della cosiddetta sinistra” questo risultato col cazzo che si raggiungeva.

    Detto questo, e posto che io sono comunque per le dimissioni della Spinelli (come da impegni presi), vale la pena segnalare che il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero appoggia la lettera di Alexis, e che SEL non abbia proferito parola…quindi, dove sarebbero questi partiti che rivendicano la vittoria?

    Io leggo solo tanti militanti e sostenitori, “partitici” e non, che non chiedono altro che il rispetto della parola data, all’insegna dell’unità della sinistra. Perchè complicare le cose?

    PS: mi si conferma il fatto che il problema della sinistra sono sia i “partiti” che gli anti-pariti a tutti i costi. Compagni, o siamo uniti o non siamo, lo volete capire o no? Basta col tiro al piccione!

  • golden

    Esatto. I partiti fanno solo comodo per le sedi, i militanti che volantinano e attaccano manifesti, i candidati che portano voti. Ma se si vince poi diventano degli opportunisti che “se non c’erano era meglio”. Cose dei pazzi…

  • lorenzo

    Personalmente credo che non sia questione di partiti o meno ma di idee. Infatti la progressiva marginalizzazione della sinistra italiana credo sia dovuta (almeno in gran parte) al ritardo di formulare nuove idee a fronte ai mutamenti della realta’. Giusto per dare una idea mi riferisco al fatto che la trasformazione della distrubuzione della ricchezza in tutti i paesi ad economia di mercato ha di fatto reso inesistenti le “classi” sociali. Le ingiustizie rimangono ma rappresentarle e’ molto piu’ complicato. Risposte nuove sono necessarie a prescindere dalle organizzazioni che dovrebbero seguire non essere anteposte. Per tornare alla lista Tsipras qualcosa di nuovo dal punto di vista delle idee personalmente l’ho visto (il tema dell’unita’ e dell’internazionalizzazione a difesa e sviluppo dei diritti piuttosto che “piccolo e’ bello” mi pare importante). C’e’ ancora tanto da dire e da fare ma bisogna pur ripartire da qualche parte.

  • https://www.facebook.com/marco.barluzzi Marco Barluzzi

    Questo articolo dice l’esatto opposto di ciò che personalmente ritengo necessario alla lista per cominciare un percorso costruttivo. Per favore, ve lo chiedo con il cuore in mano, proprio perché tengo al futuro della sinistra e al miglioramento delle condizioni di vita delle classi che si presume voglia rappresentare: diffidate di simili letture da anime belle, di chi snobba la forma partito (senza argomentare, tra l’altro, quasi fosse un assunto ormai ovvio), da chi cerca di allontanarci da obiettivi ambiziosi e dalla disciplina necessaria al raggiungimento di qualsiasi risultato (figuriamoci se ci si ritrova a dover combattere contro un’egemonia culturale ormai salda e totalmente in senso opposto! Ce ne vuole di disciplina, eccome). Finora il dibattito della base mi ha consolato in questo senso, spero che preverranno la buona volontà e la ragione a simili “analisi” all’acqua di rose, totalmente scollegate dalla realtà. Vi prego, mettiamoci in testa di essere seri, concreti, analitici, determinati, uniti; organizzati e rivolti ad obiettivi comuni, altrimenti ovvio che ci spazzano via con un soffio, e poi non so il giornalista in questione, ma io personalmente ne risento anche in termini di condizioni di vita. E non sono certo l’unico. Pensiamoci due volte prima di rassegnarci all’idealismo da anime belle, per favore.

  • https://www.facebook.com/marco.barluzzi Marco Barluzzi

    Dai su, non sarebbe serio pensare che i voti alla lista non siano stati portato in grandissima parte dai partiti coinvolti, è matematico.

  • https://www.facebook.com/marco.barluzzi Marco Barluzzi

    Già, comunque io direi che il problema principale della sinistra italiana è proprio la mancanza di un vero partito, ma non è un’idea molto popolare di questi tempi. Poi ne approfitto per chiedere a chi è in ascolto quale sarebbe quella magica forma di organizzazione politica più democratica della (vera) forma partito; mi pare che vi si alluda sempre, ma che il discorso si autoriduca sempre in fumo. Spiegatemi un po’, sono tutto orecchi.

  • Nik

    I “partiti” della sinistra sono e restano “avanzi” che spesso sono di buona qualità ma non fanno un pranzo. A questi partiti è stata offerta,con la lista Tsypras la possibilità di partecipare da vittoriosi ad una battaglia politica di grande spessore. Altrimenti i “partiti della cosiddetta sinistra” come virgoletti tu, hanno una sola alternitiva che è quella di sassri o delle elezioni regionali sarde: accucciarsi , senza alcun ruolo, sotto le ali del PD (sempre più..demitiano) e prendere un consigliere regionale o comunale anche con lo 0,4%. E’ quello che volete?

  • Nik

    Non credo ci sia bisogno di accanirsi contro i partiti: si fanno del male da soli. Qualcuno ricorda l’esperienza delle politiche ultime con Ingroia? C’erano non soli partitini (mi riferisco alla quantità non alla qualità quanto al diminutivo) di sinistra e non. Senza il coraggio della Spinelli e di quanti sono stati attratti dalla sua proposta, il quorum difficilmente si sarebbe raggiunto. Il tornaconto personale non esiste in nessuno di chi si è candidato in questa lista. Ne sono convinto. Convincere la Spinelli ad andare è per dare un valore aggiunto al successo della lista. Può non piacere a chi cerca solo un seggio (per se o anche per il suo partito) che difficilmente darebbe i frutti che può dare la partecipazione della Spinelli

  • erverin irve

    Nel contesto di quel 4,03% ottenuto dalla Lista di Alexis Tsipras alle ultime elezioni europee,io credo che il contributo organizzativo espletato dalle migliaia di iscritti,simpatizzanti e semplici cittadini e volontari del PRC durante l’intera campagna elettorale,abbia superato di gran lunga quello di SEL,con un Vendola – abile come sempre in occasioni di ogni tipo di elezioni – a metter in atto i suoi furbeschi escamotages–unicamente per piazzare i suoi fedelissimi !!!

  • Maurizio

    “Intanto abbiamo un «lea­der col­let­tivo» (suscet­ti­bile di essere allar­gato ad altri nomi eccel­lenti che hanno scelto di votare per la Lista Tsi­pras)”, mi scusi l’estensore, ma questa frase, in cui si distinguono i nomi eccellenti, eccellenza non si sa bene decisa da chi, con tutti gli altri poveri cristi che magari volantinano, attaccano manifesti, fanno il porta a porta, aprono sedi, cacciano soldi per gli affitti e i volantini, insomma “i militanti”, rappresenta proprio quella Sinistra con la puzza sotto al naso che non sopporto. Allora, da “nome-non-eccellente”, faccio una proposta anche io: strutturiamoci. Apriamo sedi. Facciamo un’assemblea nazionale, iniziamo un processo federativo in cui ci siano partiti, associazioni, singoli cittadini. Scriviamo qualcosa: buttiamo giù un progetto politico condiviso e a lungo termine; usiamo la rappresentanza parlamentare di SEL per la politica di tutti i giorni in Italia. Creiamo organizzazioni territoriali: di zona, regionali, che parlino anche del tombino sotto casa, perché ha rilevanza anche quello, nella vita dei cittadini “non-eccellenti” che vogliamo e dobbiamo rappresentare. E continuiamo così, finché sarà inevitabile fondersi in un’unica organizzazione (io direi, continuerei a dire, “partito”) di Sinistra. Qualcuno diceva che l’organizzazione fa mezzo partito. Saranno stati altri tempi, capisco l’insofferenza, ma nessuno chiede di riproporre uno schema rigido stile partito della prima Repubblica. Ma la forma-partito, tanto bisfrattata, si è rivelata l’unica che ha potuto dare veramente una speranza alle classi subalterne, per usare sempre vecchi termini. E’ stata l’unica che ha potuto, in qualche caso nella storia del Paese, creare una vera egemonia culturale, mentre ora siamo soggiogati dalla cultura populista di Grillo o liberista-camuffata di Renzi.

  • Maurizio

    Per quanto conta, sono completamente d’accordo con te.

  • gabriele

    disinserisci il il pilota automatico che ti hanno inculcato ed usa il tuo cervello dopo di che analizza gli ultimi 20 e spingi anni minuziosamente sulle presunte politiche di tutti i partiti della sinistra ,fatti un bel grafico e arriva al risultato che è uguale allo zero assoluto…poi se non ci arrivi o ti vuoi ostinare a non volerlo capire un giorno forse non troppo lontano capirai che sei sempre stato un burattino al servizio del tuo tanto amato partito che di te come di tutti i militanti se ne batte altamente i cabasisi continuando a lasciare il paese nel guano e vivere sotto l’ombra dell’altro partito madre…

  • https://www.facebook.com/marco.barluzzi Marco Barluzzi

    Conta, conta, infonde sempre un po’ di speranza sapere di non essere soli. Grazie per il commento.

  • golden

    O_O

  • AquiloneSchritttempo

    Mi pare ovvio che SEL debba proseguire il percorso iniziato con L’altra Europa.

    In primo luogo per coerenza con le nostre idee e con le nostre proposte
    radicali per una società più eguale e giusta. Che, con naturalezza, ci
    ha portato a sposare la candidatura di Tsipras e correre con in compagni
    della GUE/NGL.

    Certo, ci possono essere e ci potranno essere
    punti di contatto, ma è evidente che non possiamo fare altro che essere
    autonomi al 100% da un PD che ha scelto di votare il fiscal compact,
    inserire il pareggio di bilancio in costituzione, ha agito passivamente
    alla consultazione referendaria del 2011, ha dimostrato la sua vera
    natura durante l’elezione del presidente della Repubblica (pugnalando
    Prodi e rigettando la candidatura di Rodotà), sta tratteggiando una
    legge elettorale chiaramente scorretta e che ora, sempre più, sposa la
    precarizzazione del lavoro come ricetta principale per rilanciare
    l’occupazione.
    Siamo onesti.
    Anche perchè, se dobbiamo fare il partitino alla corte del PD… tanto vale confluirci direttamente
    (andando a rimpolpare la sua minoranza) oppure, vista la necessità di
    ‘aderire a tutti i costi al PSE’, che si confluisca nel PSI…

    Sicché, dopo aver appoggiato Tsipras (frutto di una scelta saggia emersa
    durante il congresso), mi pare ovvio che la strada corretta sia quella
    delineata da Fratoianni.

  • alex1

    Inesistenti le classi sociali? Ma dove vivi, non ti accorgi della differenza fra chi vive di stipendio e chi ha un’attivita’ in proprio? E’ l’ideoligia perniciosa del “siamo tutti sulla stessa barca” peccato che a remare per qualche centinaio di Euro al mese siano sempre gli stessi. La lista Tsipras Italiana ha in se troppi opportunisti riciclati..

  • Federico_79

    davvero, questa che non esistono piu’ le classi sociali e’ bellissima. Solo l’ ideologia ci puo’ salvare e lo dico senza ironia.

  • lorenzo

    Forse mi sono spiegato male: il fatto che non esistono “classi” per me vuole dire esattamente l’opposto di “siamo tutti in una stessa barca”. Vuole dire che i differenziali sono talmente aumentati che non ci sono fette molto larghe della popolazione che vivono in condizioni omogene (ecomomiche culturali e lavorative). Non esiste piu’ una classe operaia ad esempio non vuol dire che gli operai non esistono (anche se sono molto meno). Come non vuol dire che non esistono situazioni di sfruttamento. Piuttosto ci sono operai di seria A, B, C D …, cosi’ impiegati, precari e via e via. La distribuzione della ricchezza in funzione della popolazione in alcuni grafici storici e’ passata nel tempo da una forma di pera molto schiacciata alla base i cui interessi la sinistra in qualche modo ha rappresentato ad una pera via via sempre piu’ allungata fino agli estremi. In questo quadro fare politica per piu’ i “ceti deboli” ed almeno provare ad evere almeno vocazione maggioritaria e’ difficilissimo e questa credo che sia una delle difficolta’ storiche da superare proponendo un modello in cui la ricompattazione delle ricchezze sia spiegata in senso positivo e nuovo. Ci vorrebbe un modello di societa’ alternativo credibile che possa vincere gli egoismi e le chiusure oltre che evidenziare gli enormi guasti del modello dominante.

  • gabriele

    che per caso eri e sei Bertinottiano?

  • golden

    Non direi proprio. Ma non ho mai fatto chissà quale vita di partito, quindi non mi riconosco in nessuna corrente interna.
    Da questo punto di vista sono poco più che un semplice elettore, militando di fatto solo nel mio piccolissimo contesto locale in una coalizione di sinistra (alternativa al PD) che riunisce rifo, sel e “società civile”. Un po’ quello che vorrei vedere anche sul piano nazionale, per inciso…

  • Bastiano.B.Bucci

    Perché la sinistra, almeno quella moderna, da Marx in poi, è nata negando l’ideologia, che è cosa ben diversa dall’avere idee e progettualità: l’ideologia è un insieme di pregiudizi che travisa la realtà a favore di chi ha il potere (oggi non è molto difficile vedere quello che è la mediocrazia), ed è profondamente diversa dalla teoria critica sociale di cui dovrebbe essere depositaria la sinistra. Per vari accidenti storici, che sarebbe longo analizzare qui, quella che era critica sociale, in certi partiti della sinistra, si è ipostatizzata in ideologia. E quella è una delle motivazioni principali che ha condotto all’attuale declino.

    La Spinelli va a Strasburgo per sacrificio perché non ne ha alcun bisogno ed aveva già palesato la sua intenzione di rinunciare, ora, se cambia idea non è per bramosia di poltrona, ma perché Tsipras e molti altri nel GUE ritengono che sarebbe importante avere un personaggio della sua levatura a Bruxelles. Nessuno ha mai affermato che eventuali militanti di SEL e Rifondazione andrebbero per tornaconto, ma il fatto stesso che si stia discutendo la questione indica che i due partiti di riferimento invece ci terrebbero molto ad avere un proprio rappresentante, malgrado questo non fosse nello spirito della Lista Tsipras, tanto è vero che qualcuno, come il PdCI, vedendosi poco rappresentato nelle liste, ha deciso di non partecipare.
    E da ultimo: Non è un buon argomento il fatto che la maggior parte dei votanti ha espresso preferenza sul nome di Barbara Spinelli?

  • Bastiano.B.Bucci

    Nessuno ha sottovalutato il ruolo dei partiti che (almeno in alcune loro parti che non c’è certo stata una partecipazione compatta) hanno contribuito in maniera cruciale tanto che, se non ci fossero stati, forse la Lista Tsipras non avrebbe ottenuto il bellissimo risultato.
    Quello però che si è chiarito subito, al momento della costituzione dei garanti, era che non si stava dando vita all’ennesimo cartello elettorale, ma ad un percorso partecipato di cittadini che si riconoscevano genericamente in idee di sinistra, quindi era implicito che, anche i partiti che avessero voluto contribuire, avrebbero fatto un passo indietro in termini di leadership più o meno condivisa, al punto che si è chiesto di non ricandidare personaggi che avessero già avuto rilevanti cariche politiche. Questo non nasce da una ridicola esigenza antipartitocratica, ma perché i partiti dell sinistra italiana in questi anni non sono mai riusciti a proporre un sinistra alternativa credibile. Quando alle elezioni collezioni risultati da prefisso telefonico, sbarramento o no, qualche domanda te la dovresti porre o no? Qualche errore dovrai pur averlo fatto. Va da sé che se nel panorama italiano ci fosse stata una forza di sinistra credibile, l’avremmo votata tutti, magari con accenti critici, come avviene in tutte le formazioni politiche, ma di fronte all’urna non ci sarebbe stata gente che preferiva rimanere a casa o votare vari surrogati dal PD al M5S.

  • golden

    Il tuo è un discorso sensato.

    Ma permettimi un’osservazione: all’indomani della debacle del 2008 (quella della Sinistra Arcobaleno) ci fu uno sconforto generale che portò in seguito alla scissione di SEL dal PRC. Nelle europee che seguirono vennero quindi presentate due liste: Lista Anticapitalista (PRC + PdCI) e Sinistra e Libertà. La prima prese il 3,6 e la seconda il 3,2. Quasi il 7%!
    Discorso analogo per le ultime nazionali: SEL e Rivoluzione Civile presero circa il 5-6% insieme.

    Questo, con tutti i limiti del caso, mi induce a pensare che, se non fosse stata fatta la famosa scissione, oggi non avremmo bisogno di tutori esterni come Viale, e la sinistra avrebbe una salute migliori.

    La Sinistra Arcobaleno, tanto criticata, ottenne il risultato che ottenne principalmente a causa del voto anti-berlusconi. Se la gente non voleva votare PD poteva votare IdV senza rischiare di “buttare” il suo voto. E così fecero molti elettori della sinistra radicale. Semplicemente.
    Le analisi sbagliate, iperboliche (a mio avviso) che si fecero allora, portarono al panico generale e alla fine alla definizione di due sinistra: una anti-PD (per coerenza) e un’altra pro-PD (per necessità). Dividere così l’elettorato in due ci ha alla lunga condannati all’immagine di irrilevanza che ci ha accompagnati fino ad oggi…

  • gabriele

    Ingroia?

  • golden

    Ingroia cosa?

    Ho sempre votato Rifondazione sul piano nazionale, mi sono iscritto a Sinistra Democratica quando fece la scissione nell’ottica dell’unità della sinistra (così si diceva) e contro il nascente PD, poi al PRC (fino ad oggi), ho sostenuto la Sinistra Arcobaleno, la Federazione della Sinistra, ho fatto un salto in ALBA, ho partecipato a Libera Sicilia (con quel cornuto di Fava… -_-), ho sottoscritto l’appello di Cambiare Si Può, ho sostenuto Rivoluzione Civile e l’Altra Europa.
    Sempre e comunque nella speranza che questi soggetti dessero una spinta all’unità.
    Alla fine, forse ce l’abbiamo fatta. Forse.