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Reportage

L’inverno infinito del Kashmir (fotoreportage)

Sangue e disillusione . Da 68 anni ostaggio delle frizioni indo-pakistane, la causa «kashmiri» continua a sperare nell’«azadi», la libertà, in uno dei territori più militarizzati del mondo. Ma dopo l’uccisione del comandante separatista Burhan Wani da parte dell’esercito, una nuova stagione di proteste e repressioni ha portato solo morte: 90 vittime, migliaia di feriti e centinaia di giovani che hanno perso la vista a causa dei fucili che sparano centinaia di piccole sfere di metallo

Un imam conduce la preghiera in strada come forma di protesta contro l’occupazione indiana

Un imam conduce la preghiera in strada come forma di protesta contro l’occupazione indiana

Venerdì pomeriggio. La preghiera è appena terminata e i fedeli si allontanano dalla Jamia Masjiid, la moschea principale di Srinagar, capitale estiva del Kashmir indiano. Le truppe dell’esercito sono schierate ai cancelli e osservano da lontano i giovani coprirsi il volto. Nel giro di pochi minuti l’aria diventa irrespirabile e i marciapiedi si tramutano in un cimitero di pietre. Esplodono numerose granate stordenti. Dalle ombre in mezzo alle nubi dei lacrimogeni si alza una voce: «Cosa vogliamo?». Centinaia di altre ombre rispondono con veemenza: «Azadi!», libertà. In Kashmir, dove anche i bambini conoscono il principale slogan del separatismo, le proteste...

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