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Visioni

L’inferno quotidiano degli schiavi moderni fra Beirut e la Russia post-sovietica

Cannes 71. In concorso «Capharnaüm» di Nadine Labaki e «Ayka» si Sergey Dvortsevoy

Capharnaüm inizia come un film del neorealismo, più i bassifondi di Chahine ma senza la sua poesia strabica, che i Ladri di biciclette (qui presentato restaurato): un bimbo ammanettato, un gruppo di donne migranti, africane, indiane, dietro alle sbarre. Il piccolo arriva in un’aula di tribunale, ha fatto causa ai genitori per averlo messo al mondo e costretto a vivere, nella manciata di anni che ha, subendo ogni violenza. La strada è la sua casa sin da quando è piccolissimo, niente scuola, solo lavoro insieme alle sorelle, la più grande e prediletta, che cerca di proteggere, venduta a undici anni...

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