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Lettere

Turismo del cambio in Venezuela

È probabile, non mi stupirei della mia incapacità ad intendere, che altri lettori abbiano colto la relazione. Io, ahimè, no. Chiedo, quindi, una cortesia a Geraldina Colotti: mi spiega come hanno fatto le compagnie aeree, Alitalia compresa immagino, a speculare «col cambio al nero».
La domanda ne produce un’altra: come mai Hugo, con la grana – molta o poca? – che produce Pdvsa non s’è fatto la sua – ossia quella dei venezuelani – compagnia aerea? Ci riuscì la «pareja K» in Argentina, cosa mancò a Chávez e, se gli mancò qualcosa, perché non ci pensa Nicolas? Cordialità.

Alberto Agosti

Gentile signor Agosti,

in sintesi posso dirle che tutto si riassume nel grande commercio truffaldino legato al «turismo del cambio» e al mercato del dollaro parallelo che, fino a circa sei mesi fa, consentiva di cambiare euro in bolivar a oltre l’80%: per strada e a partire dall’aeroporto internazionale di Maiquetia. Benché sia un’azione illegale e alcuni siti siano stati chiusi, ve ne sono ancora alcuni che indicano le «fluttuazioni» di questo mercato, legato alle grandi mafie del commercio, alla corruzione, ma molto reticolare. Qualche mese fa, a Maiquetia è stato arrestato un gruppo di persone, legato ad agenzie di viaggio e a una compagnia aerea, che rivendevano biglietti di viaggio al nero.

Senza voler gettare la croce addosso a nessuna compagnia in particolare, le riassumo alcuni meccanismi. Fino a un anno fa, era possibile che Tizio comprasse dal Venezuela un biglietto andata e ritorno per Caio, residente in Europa. Una volta sul posto, Caio cambiava dollari o euro al mercato nero, guadagnandoci notevolmente (inclusa la “cresta” per Tizio e per l’agenzia di viaggio che gli aveva venduto il biglietto). Questo sistema ha raggiunto proporzioni gigantesche con il «turismo del cambio». Per contenere la fuga di capitali, nel 2003 il governo bolivariano ha istituito un sistema di controllo dei cambi per cui, per avere dollari a prezzo agevolato, si deve giustificare il motivo. Per i viaggi, ognuno può avere fino a 3.000 dollari, non in effettivo ma su carta di credito.

Schiere di persone hanno comprato biglietti col sistema di cui sopra senza viaggiare effettivamente ma vendendoli ad altri insieme alle proprie carte di credito. Costoro hanno viaggiato oltrefrontiera (Colombia, Ecuador, Perù, ecc) presso commercianti compiacenti i quali – previa tangente del 15% – hanno cambiato i dollari perché venissero successivamente impiegati dai trafficanti nel mercato parallelo venezuelano.

Chi scrive ha personalmente constatato che le compagnie offrivano solo voli a prezzi esorbitanti, benché alla partenza nell’aereo vi fosse almeno il 30-40% di posti vuoti: i «turisti del cambio» disdicevano il volo e cambiavano nome, alle volte chiedevano il rimborso (e per questo alcune compagnie aeree hanno protestato e il governo ha chiesto loro di fornire i dati dei viaggiatori).

Resta che le compagnie hanno ottenuto dollari a tasso di cambio agevolato, hanno fatturato per esempio al 40 e ora chiedono il rimborso del debito al miglior ricavo (6,30). E continuano a vendere solo biglietti di business class o a prezzi astronomici. «Hugo» (suppongo lei si riferisca allo scomparso presidente Chávez) ha statalizzato la compagnia Viasa, privatizzata dai governi prima di lui (ora Conviasa), istituendo altre piccole compagnie aeree statali. «Nicolas» (suppongo si riferisca all’attuale presidente Maduro) ha deciso anche di vendere l’aereo presidenziale per potenziare le linee locali.

Forse, però, potrà capire che, dovendo affrontare una guerra economica sintetizzata dai 20 miliardi di dollari erogati a privati per importazioni mai arrivate nel paese (complice una vasta corruzione su cui si sta indagando), il governo socialista abbia dovuto prima di tutto risolvere le esigenze principali della popolazione, e solo dopo pensare ai viaggi internazionali. Grazie per l’attenzione.

Geraldina Colotti