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Lettere

Tripoli, i rifugiati accampati davanti all’Unhcr scrivono a Papa Francesco

Sua santità Papa Francesco e Eccellentissimi Signori Vescovi della Chiesa cattolica,

scriviamo umilmente a Voi per conto dei più miti. Siamo un gruppo di migliaia di rifugiati che vivono nella paura, per strada, fuori dall’ufficio Unhcr in Libia. Molti sono figli del genocidio in Darfur, molti sono rifugiati da oppressioni, conflitti e fame in Etiopia, Eritrea e altri paesi. Tra noi ci sono donne incinte e bambini. Siamo cristiani, musulmani, di altre fedi e di nessuna religione, ma tutti abbiamo fiducia in Lei Papa Francesco come il padre dell’umanità e nella Chiesa cattolica come la sorella che aiuta questa umanità a costruire davvero l’umana fratellanza.

Dieci giorni fa il governo libico ha arrestato cinquemila africani che vivevano nel quartiere Qaraqarish a Tripoli: la polizia libica è andata casa per casa a cercarli e catturarli e portarli in prigione, prendendo anche donne e bambini.

Siamo stati detenuti in magazzini dove alcuni di noi sono morti soffocati e altri sono stati sparati: siamo stati torturati e abbiamo visto morire i nostri amici davanti ai nostri occhi. Abbiamo sofferto cose che le persone nel resto del mondo possono difficilmente immaginare.

Adesso siamo per strada, ma non siamo sicuri e le milizie ci hanno preso di mira. Abbiamo bisogno urgente di essere evacuati e preghiamo che Lei ci possa aiutare. Se rimarremo qui, molti di noi moriranno.

In Libia per gli africani c’è la schiavitù, la violenza sessuale e la tortura. È quello che sta succedendo adesso nel centro di detenzione di Al-Mabani. Come rifugiati, chiediamo che i nostri fratelli e le nostre sorelle siano liberati senza ritardi.

I nostri fratelli e le nostre sorelle sono stati uccisi senza ragione. Soltanto martedì scorso il nostro fratello Amer Abaker è stato picchiato e sparato da un gruppo di uomini mascherati di fronte all’ufficio dell’Unhcr. Era conosciuto come Ramos, aveva 25 anni, ed è stato costretto a fuggire dal genocidio in Darfur. È morto mercoledì mattina.

Tutte le soluzioni che abbiamo provato per uscire da questa situazione disperata sono fallite: il mondo non vuole ascoltarci. Solo pochi europei sono in contatto con noi attraverso chiamate e videochiamate e sono vicini ai nostri fratelli e sorelle.

La nostra ultima speranza è Lei, Papa Francesco, e la Chiesa cattolica. Chiediamo umilmente il vostro aiuto e quello delle vostre missioni diplomatiche di tutto il mondo.

L’Unione Europea e l’Italia sta pagando la marina libica per riportare i rifugiati indietro, in Libia, dove la sofferenza di schiavitù e torture è stata orribile per anni e dove la situazione peggiora ancora. Troppo è troppo.

Speriamo che Lei possa sensibilizzare, persuadere e sfidare. Per favore, ascolti la nostra chiamata.

Sinceramente suoi,

G. H.

K. F. A.

H. K.

A. C.

O. D.

Referenti di tutti i migranti nelle strade di Tripoli

Tripoli, 13 ottobre 2021

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