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Lettere

Tanti auguri, caro manifesto

Il 28 fatemi gli auguri

Fatemi gli auguri, perché il 28 aprile festeggerò le mie nozze d’oro con il manifesto. 50 anni senza un adulterio. Di fedeltà reciproca. Voglio ricordare le tante ed i tanti della redazione e dell’amministrazione che durante questi 10 lustri sono morti, per dir loro grazie per avere concorso a crearlo. Come dico grazie a voi che oggi tenete brillantemente in vita il mio quotidiano comunista. Grazie davvero a tutte e tutti. un grazie particolare a Norma e a Tommaso che tirano il carro dagli anni della fondazione. Buona lotta.
Nino Lisi, Roma

Il più gradito dei regali

Caro il mio quotidiano “il manifesto”, mi chiamo Giovanni Scavazza (26 aprile 1952), oggi e’ il mio 69esimo compleanno, e ho ricevuto il vostro album 1971/1979, unitamente al giornale di sabato 24 e domenica 25 aprile. Il più bello e gradito regalo! Sfogliando l’album, dopo qualche pagina ho cominciato a piangere ed ho dovuto interrompere per la troppo forte emozione (sono cardiopatico) provocata dagli articoli di cinquant’anni fa e provocata dalle immagini che scorrevano nella mia mente dei miei vent’anni e delle lotte come attivista di Lotta Continua. Rinnovo la mia gratitudine a tutti i compagni de “il manifesto”, in particolare alla compagna Tiziana Ferri, che con il suo altruismo mi ha fatto avere questo abbonamento donato da un compagno (a me sconosciuto che ringrazio parimenti), in quanto altrimenti con la mia misera pensione di 634 euro al mese non avrei mai potuto sottoscrivere. Saluti comunisti.
Con affetto e gratitudine.
Giovanni Scavazza Tocco da Casauria (PE)

50 candeline, bel traguardo

50 candeline sono un bel traguardo su cui soffiare, un soffio in grado di omaggiare la ritualità cerimoniosa che onora la ricorrenza e di sprigionare nuovi bisogni da soddisfare e altri desideri da desiderare. Mille piani una sola schizofrenia, oggi come ieri e forse anche un po più di ieri il quotidiano comunista serve come il pane, serve alla sinistra per avere un contenitore aperto dove far incontrare bisogni e desideri, serve ai comunisti per ritrovare in forme sempre nuove le ragioni pratiche e gli strumenti teorici nella difesa dei più deboli, nella definizione in continuo aggiornamento di ciò che siamo e dovremo essere senza perdersi nel mare giustificatorio di una liquidità che tutto confonde e poco o niente identifica. Le prime 50 candeline non a mera memoria del trascorrere del tempo, ma a testimonianza delle tematiche messe e da mettere in campo, dei conflitti agitati e da agitare (…). La prima simbolica candelina ci riporta all’impellenza del reddito senza condizioni, sia per le evidenze chimeriche della piena occupazione, sia per le ragioni etiche, che sono altro dalle parabole morali, sintetizzabili nel diritto di tutti e di ciascuno a un’esistenza dignitosa. La candelina del Reddito incondizionato come baricentro del nuovo Welfare, un Welfare europeo e non sovranista, un diritto universale sacrosanto e non un privilegio residuale, un mezzo di libertà e non uno strumento che moltiplica acquiescenza e sudditanza. Il desiderio che accompagna il soffio che spegne le candeline recita: dateci i soldi in attesa del comunismo! Nel frattempo orgogliosi e partecipativi continueremo a leggere e scrivere, scrivere e leggere il quotidiano comunista.
Simone Gobbi Sabini, Terni

Auguri anche dal Primorski Dnevnik

«Il manifesto nella storia della sinistra critica». Così titola il «Primorski Dnevnik» in prima pagina ricordando i «cinquant’anni del quotidiano comunista alimentato principalmente da spirito libero e atteggiamento critico». Anche il «Primorski», quotidiano della minoranza slovena in Italia, è una cooperativa e fatica a sopravvivere. Buon futuro a entrambi.

Mezzo secolo di vita e di battaglie

In questi giorni il manifesto festeggia mezzo secolo di vita. Il primo numero, che anche noi (avevamo costituito un gruppo del Manifesto Rivista dal 1970), ci affrettammo ad acquistare e diffondere al prezzo di £ 50, uscì il 28 Aprile 1971. Nell’alta Val di Cecina come “Manifesto” nel 1972 partecipammo alle elezioni politiche ( il candidato capolista era Pietro Valpreda e tra i candidati ricordo il carissimo avvocato Giovanni Sorbi di Pisa e il sottoscritto inserito come “operaio”). Molto tempo è trascorso e molte sono le cose andate perdute: ma è significativo che “il manifesto” sia ancora tra noi e sostenga come prima le sue battaglie.
Luigi Cerri, Pomarance (PI)

Sempre dalla parte dei più deboli. Dalla parte giusta 
“Mezzo secolo breve”, se ci fosse ancora Hobsbawm potrebbe dedicare un suo libro  alla Storia del manifesto, ai suoi giornalisti, alla sua scuola di giornalismo: mezzo secolo di passioni, di lotte, di illusioni, di amarezze, di battaglie ma sempre dalla parte dei più deboli, dalla parte giusta. Auguri!!
Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana


Buon Compleanno da Legacoop Lombardia

Dal movimento cooperativo lombardo di Legacoop i migliori auguri di Buon Compleanno alla redazione e un grazie ai cooperatori e alle cooperatrici della Cooperativa il nuovo Manifesto e ai dipendenti per il prezioso lavoro svolto da «Cinquanta splendide primavere». Lunga vita al Manifesto!
Attilio Dadda Presidente Legacoop Lombardia

Auguri a il manifesto per i suoi primi cinquant’anni

Non c’è alcuna retorica nei sentitissimi complimenti ad una testata fondamentale per la storia italiana e, senza esagerazioni, pure internazionale. Il tratto peculiare del quotidiano caparbiamente comunista (nel senso profondo e, persino, pre-marxiano della parola) è l’aver attraversato momenti cruciali della vita politica e culturale con uno stile peculiare e, forse, irripetibile. Anzi. E’ stato un prototipo editoriale. Giornale dalle opinioni nette e profonde, schierato da quella che con ironia leggera era chiamata la parte del torto, «il manifesto» ha sempre mantenuto una sobria ed elegante indipendenza. Sì, senza proclamarlo come un rosario da inculcare a lettrici e lettori, bensì come una pratica faticosa e quotidiana. E la libertà assoluta, come ebbe a scrivere la direttrice Norma Rangeri, si paga a caro prezzo. Infatti, più di una volta le Parche stavano per tagliare i fili. Ma le crisi finanziarie e le diverse difficoltà incontrate sul cammino sono state sempre respinte, tra mille problemi. Pure la tragedia dei tagli del Fondo per il pluralismo ha trovato una resistenza costante, resa possibile da una trama di relazioni assai superiore alla forza in sé e per sé della testata, e frutto dell’autorevolezza di cui ha sempre goduto. Una scuola di giornalismo, tant’è che gli asciutti e perfetti editoriali di Luigi Pintor rimangono un riferimento per chiunque voglia dedicarsi alla scrittura.
Possiamo gustare numerose prime pagine degli anni Settanta nel primo dei fascicoli pubblicati per l’anniversario. Oggi più che mai, di fronte all’omologazione crescente, alla dittatura dei «social» e all’ingresso prepotente dell’intelligenza artificiale anche nelle redazioni, coniugare passato e presente ci preserva da un futuro terribile. Appuntamento alla fine dei prossimi cinquant’anni.
Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico

Auguri a il manifesto

28 aprile 1971, il primo numero del «manifesto» quotidiano, io già camminavo e magari parlavo pure, abitavo in Via Carlo Cattaneo, sopra alla pasticceria che sfornava baci, mai più assaggiati. Sicuramente mio padre era sulle barricate davanti alla I.M.I., cassa integrazione e scioperi per i diritti di tutti, mia madre precaria era pagata a pratiche dalla Regione. Erano giovani, anche i miei nonni dall’altra parte della strada, nelle case dell’Ente lo erano, Vanes e la Clide e mio zio Daniele ragazzo. Un mondo antico, diverso, nessun legame con l’oggi. Nessuno, nemmeno la fantascienza si immaginava il XXI secolo, anzi, l’inizio del secondo ventennio del XXI secolo. Mio padre da comunista ortodosso forse visse come una strappo la nascita di quel giornale nato alla sinistra de «L’Unità» fondata da Gramsci, il giornale del partito, il giornale diffuso la domenica mattina dai volontari della «Chiarioni». Mai lo saprò quali furono i suoi pensieri. Da allora sono passati cinquanta anni, non c’è più nessuno, ci sono io e «il manifesto». Non sono mai stato un assiduo lettore, forse avrò comprato cinquanta copie o forse cento, nessuna delle quali scontata. Da sempre però ho avuto l’attrazione verso l’ultimo giornale comunista, forse per la mia passione per Lucio, forse per la gioia di portarlo arrotolato nella tasca posteriore sinistra dei jeans mentre diffondevo i volantini della Fgci davanti al liceo. Eravamo in pochi in quegli anni in quella scuola di classe, in tanti nei decenni successivi hanno raccontato di essere stati giovani attivisti, ora vecchi marpioni che vivono di politica, ma io non li ricordo davanti ai cancelli. Eravamo in tre iscritti e un sostenitore del defunto Potere Operaio, può darsi che la memoria mi inganni, ma non credo. Mi ricordo di avere acquistato una copia del «manifesto» in un bar edicola di Telese e di avere attirato gli occhi di tutti gli avventori, mi ricordo il brivido e l’orgoglio di uscire dal negozio col giornale sotto braccio e una Marlboro tra le labbra, mi sono sentito partigiano in terra nemica.
Tutto è crollato, nulla è più uguale, solo i maiali sono più uguali degli altri, morto il partito, morta l’unità, morta la sinistra, nessuno più dei miei vecchi è ancora con me. Solo «il manifesto, quotidiano comunista» è ancora lì, una falce, un martello, una bandiera rossa. Tutto intorno il nulla, una società sfaldata sbriciolata, e il nostro ideale, dov’è? Tra i fogli del quotidiano, e poi dove?
In parlamento, qualche goccia nel mare, fuori da esso formiche litigiose, incattivite dalla mancata rappresentanza, combattono tra loro e non contro il capitale. Io ci sono, caro manifesto, ma non per coerenza, per ottusità, non sono particolarmente intelligente, nessuna dote di spicco, un mediocre fra i tanti, né operaio e né impiegato, né attivista e nemmeno qualunquista. Oltre il monitor del mio computer, nel mio bunker di cantiere il poster rosso del Comandante osserva oltre l’infinito, sono un alienato, un ingranaggio della catena, una corda mi lega al profitto del padrone. Ma sono vivo e sono comunista. Come te, caro manifesto
Cristiano Mazzoni

Buon compleanno!

Caro manifesto, ci siamo conosciuti 28 anni fa. Ho cominciato a leggerti che avevo 15 anni e non ho più smesso. Il 25 aprile del ’94 partecipai alla mia prima manifestazione nazionale convocato da te, in quella Milano sotto la pioggia battente che mi insegnò, allora, che quella data «non è una ricorrenza ma un giorno di lotta e di Resistenza». Resistevamo a Berlusconi e al berlusconismo e ai nuovi e vecchi fascismi. Dopo quasi trent’anni siamo ancora a resistere e a lottare, continuando a collezionare troppe sconfitte e troppe poche vittorie. Tu ci sei sempre stato, eri con me nelle strade di Genova nel 2001 come in tutte le altre piazze che insieme abbiamo attraversato per la pace, la giustizia sociale, i diritti negati. Sei stato la mia formazione politica quotidiana. Ho aperto gli occhi sul mondo grazie ai tuoi articoli, alle e ai tuoi collaboratori che da ogni parte della terra ci regalavamo una visione altra della realtà. Hai avuto intuizioni geniali, ospitato giornalisti e giornaliste dalla penna sopraffina che sono state per me fonte di insegnamento e ispirazione.
Da due anni ho anche l’onore di poter scrivere su questo giornale, conoscendo da dentro, almeno un po’, questo strano «calabrone» dell’informazione italiana che non dovrebbe volare e che invece lo fa, da 50 anni in direzione ostinata e contraria. Ho conosciuto le e i capiredattori che, a differenza degli altri giornali, sanno che la loro è un’impresa politica, non a servizio di un padrone o di un partito ma di un’idea di società e di mondo. La differenza de «il manifesto» è tutta qui: «non rassegnarsi allo stato di cose presenti». Auguri!
Roberto Pietrobon Biella

Il manifesto d’argento

Un’emozione molto simile a quella che cinquant’anni fa (avevamo vent’anni) ci spinse ad andare alle cinque del mattino fino all’edicola della stazione ferroviaria, che era la prima a ricevere i quotidiani.
50 lire, quattro pagine, fitte fitte, scritte in gran parte da persone che avevamo già conosciuto direttamente. Chissà quanti fra quelli di oggi già ci lavoravano al manifesto (o erano già nati!).
Comunque ha funzionato, e bene anche. Auguri, ragazzi, e buon lavoro.
Claudio Fabrizio

Tanti auguri da Tokyo

A Tokyo c’è un piccolo appartamento al 31mo piano dove ogni giorno si apre il sito del manifesto. Grazie per questi anni di ottimo lavoro e ottima compagnia.
Pietrovito Moschetti

Una lunga storia di libertà

Auguri al quotidiano “il manifesto” per i suoi 50 anni di vita. Una lunga storia di libertà, passione sociale e antifascista, professionalità intelligente e colta. Sì, “un piccolo vascello corsaro” – come è scritto giustamente nel numero speciale di oggi – sopravvissuto a tanti galeoni, aggiungiamo noi. E allora ancora 50 anni care amiche e cari amici.
LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
Matteo Moder e i 50

Un grande giorno un grande numero questi primi 50 anni con un forte abbraccio a tutto il collettivo e a quelli che sono andati ma tornano sempre sempre presenti stretti a questa bricola di sinistra vera quasi vera vera sempre vera per speranza per la ragione poetante per il cuore ragionante come direbbe Maria Zambrano filosofa dei chiari di bosco delle radure dove si sosta per respirare liberi illuminati dalla chiarità e si pensa al cambiamento al sovvertimento di quest’aria mefitica di conformismo normalizzazione dietro l’unico pensiero e si va avanti anche spes contra spem, un abbraccio compagni un abbraccio con emozione e la gioia di questi anni tra momenti altissimi e altri no ma sempre dalla parte del torto sempre presenti se non scriventi ma a leggere tra le righe ciò che ci unisce e ci motiva a non mollare il filo dell’orizzonte le poche parole come pietre che solo qui sul Manifesto ancora segnano la differenza da una stampa uniformata ed embedded con l’augurio di altri 50 anni di rinascita e di ri e crescita a muso e pugno duro, hasta Manifesta fino alla vittoria, sempre…
Matteo Moder in nome anche di Francesca, Francesca Longo che da qualche parte si incazza e si commuove con il suo Manifesto sotto braccio, auguri giornale dei sogni che non muoiono all’alba…

Auguri per il vostro 50mo…
…mi sono sfogliato tutto, e trovo che manca un argomento che ritengo importante: un’analisi e un giudizio sulla primavera di Praga e sulla successiva evoluzione dei paesi satelliti URSS. Sono certo che il Manifesto ne ha parlato più volte e sono anche certo che la vicenda di Praga ha avuto dei riflessi importanti nei fondatori del Manifesto, e sarebbe stato il casi di parlarne. Ricordo che Riccardo Lombardi portando il saluto del PSI a un congresso del PCI invitò i delegati a mettere Dubcek (allora giardiniere) nella direzione che doveva uscire da quel congresso…
Claudio Bellavita

Auguri
Voglio porgervi tantissimi auguri, con la speranza quantomeno di raddoppiare, se non addirittura triplicare, gli anniversari. Il Manifesto è per me un compagno di viaggio insostituibile che, giorno per giorno, mi ha arricchito e mi ha formato come uomo. Ho sempre apprezzato la libertà di pensiero e di azione che vi ha sempre contraddistinto. Ritengo che essere liberi sia una delle più belle eredità che i partigiani ci hanno lasciato. Continuate così e ricordiamoci sempre quello che Vittorio Arrigoni ci suggeriva di “Restare umani!”
Boris Simone, Lecco

Anniversario

Però purtroppo per il centenario non ci sarò… mi dispiace tanto, davvero! Saluti
Roberto Segala Negrini

50 anni

Da affezionato lettore trentennale, un sincero augurio per l’unico giornale rimasto a raccontare davvero le cose come stanno.
Giovanni Consoletti

Il manifesto compie 50 anni, tanti auguri!

Il 28 aprile il manifesto, quotidiano comunista compie 50 anni. Senza farla troppo lunga ricordando il giornale che è sempre stato “dalla parte del torto” che ci ricorda che “la rivoluzione non russa” e così via, giornale autofinanziato, irriverente, analitico, culturale, conflittuale, indigesto ai potenti, che per tanti di noi è stato uno strumento della nostra formazione ed anche della sua diffusione e di iniziative politiche a suo sostegno, ma che soprattutto gode di prestigio presso tutta la stampa e l’opinione pubblica, al di là della quantità delle copie vendute, con i suoi splendidi titoli degli articoli invidiati da tutti gli altri, non possiamo che fargli i nostri migliori auguri sperando in altri 50 anni di pubblicazione. Ad maiora
Luigino Ciotti, presidente circolo culturale “primomaggio”

Il bel compleanno

Per festeggiare l’importante, e non scontato, traguardo dei primi 50 anni in edicola con una serie di iniziative adeguate propongo di lanciare una campagna di crowdfunding (anche con versamenti sul CCP del giornale). E spero che ci ritroveremo tutt* all’ex Mattatoio di Roma appena sarà possibile.
Beppe Barnato, Imperia e Caprarola

Auguri

Auguri per i primi 50 anni (quasi la mia età) del manifesto e grazie per avermi accolto nella bella famiglia. Un abbraccio
Luigi Pandolfi

Avevo 15 anni, avevo già preso il manifesto rivista e quel 28 aprile prendo le prime quattro pagine del quotidiano a 50 lire. Che emozione, leggerlo tutto ed esporlo nella tasca dell’eschimo con la testata in evidenza (come facevano con l’Unità). Da allora non ci siamo più lasciati (con qualche pausa). Qualche segno l’abbiamo lasciato. Cento di questi giorni non è solo un augurio, è una speranza per le nuove generazioni. Fraterni saluti.
Giuseppe Dimola, Vittuone

Alla mia finestra sul mondo, a tutto ciò che insegna e crea, a tutto il collettivo che c’è e che fu, ad ogni singolo componente ad ogni singola parola ad ogni singolo giorno ad ogni singola notte, in attesa del domani per essere partecipi della lettura, dell’apprendimento, dell’ascolto. E nelle ore che scorrono si inizia sempre dal quotidiano. Tanti auguri per tutta una vita ancora de Il Manifesto. Grazie di tutto. Con affetto e stima
vostra Camilla Cristini

Cinquant’anni fa un gruppo di compagni, espulsi due anni prima dal Partito Comunista Italiano, decidettero di fare il salto di qualità, passando dall’editare una rivista a dar vita ad un “quotidiano comunista” con sede a Roma, in via Tomacelli 146. Era il periodo delle lotte operaie degli anni settanta, del massimo splendore delle formazioni politiche a sinistra del partito revisionista, ed in breve tempo esso divenne un punto di riferimento per tutti coloro che guardavano alla “nuova sinistra”. Parallelamente nasceva l’omonimo progetto politico di matrice trotzkista, che ebbe ben poca fortuna nelle urne, sia in proprio sia quando si fuse con il Partito di Unità Proletaria per tentare la scalata al Parlamento borghese. Passata l’ubriacatura elettorale, tornò a fare informazione da un punto di vista chiaramente schierato, tanto da rappresentare una alternativa per chi si dichiarava “comunista” ma non voleva informarsi tramite il giornale l’Unità. Nel frattempo l’ex giornale del partito revisionista è deceduto, “grazie” soprattutto a Matteo Renzi ed i suoi “amichetti” del Partito Democratico – ma il “quotidiano comunista” resiste, pur avendo cambiato sede: ora è in via Angelo Bargoni 8. Certo, anche lui ha avuto i suoi problemi: nel 2012 buona parte del suo gruppo fondatore lo ha abbandonato, avendo maturato la convinzione che la nuova direzione stava portando il progetto lontanissimo dai lidi originari. Pur avendo sostenuto, sin dal primo momento, la presa di posizione degli “scissionisti” – vocabolo assolutamente impreciso, perché nessuno ha dato vita a progetti alternativi – oggi alziamo i calici augurando alla redazione altri almeno cinquant’anni di successi.
Stefano Ghio, Proletari Comunisti Alessandria/Genova

Tantissimi auguri perché possiate continuare ad essere una preziosa voce di riflessione e approfondimento.
Grazie per l’appassionato lavoro che svolgete.
Giulia Fiaccadori, Suzzara (Mantova)

Non sono una lettrice abituale, anche se in passato di qualche libro ho visto da voi pubblicare la recensione. La mia professione è stata la televisione, in Rai, ma ero laureata in storia greca. Per ora ho letto solo Rossana Rossanda – r.r.- su Bergman, ma ho sfogliato tutto tutto e… volevo dirvi grazie! leggerò, peccato non poter rilegare. Tanto anche qui a Venezia i “legatori” sono spariti.
Paola Scarpa

Dopo tanti anni, oggi ho ricomperato Il Manifesto. Ricordo il 28 aprile del 1971. Avevo sedici anni e aspettavo il nuovo giornale con impazienza. Gli avvenimenti di quegli anni mi avevano fatto aderire genericamente alla sinistra. Avevo tanta confusione e il nuovo giornale, ribelle, fuori dalle convenzioni e soprattutto lontano dall’ortodossia di chi mi circondava, mi pareva proprio degno di considerazione. In casa si leggeva un altro giornale, ma in famiglia si decise di fare un sacrificio e di comperarne due. Decisiva fu la nonna che prelevava i fondi necessari per i quotidiani dalla sua pensione. Nonna, classe 1895, non impegnata politicamente, ma sempre aperta alle novità. Sono cresciuto con Il manifesto e con esso ho vissuto periodi bruttissimi dalla nostra storia recente fino al lacerante 1977. Lì ho scelto la sinistra riformista per poi arrivare dopo tante delusioni al breve e intenso periodo dell’ulivo, morto precocemente. Ora, in una sinistra che dice di mettere al centro della battaglia politica il lavoro solo dopo un’indagine fra gli iscritti ho capito di non avere più un posto alla tavola di questa sinistra. Forse leggere nuovamente Il manifesto mi farà sicuramente bene per capire dove andare. Non voglio sicurezze come ho cercato per tanti anni ma dubbi intelligenti. Magari dopo ritroverò il piacere della partecipazione. Un ultimo pensiero. Mia madre, forse per ribadire la distanza delle sue idee politiche dalle mie, teneva sempre in borsa una copia del manifesto per vari usi. Un giorno per oltrepassare in centro a Bologna un picchetto che lei definì di fascisti, estrasse la copia de Il manifesto e davanti al picchetto glielo porse dicendo: leggi questo che ti fa bene. Per me fu una lezione. Su una cosa avevamo piena condivisione: quel giornale rappresentava qualcosa contro i soprusi quotidiani.
Buon Lavoro.
Tiberio Artioli, Minerbio (Bologna)

Cinquanta splendide primavere – Norma Rangeri, 28.04.2021 “50 anni. Il manifesto va oltre l´impegno informativo, è qualcosa di più di un semplice quotidiano. È una idea, una scuola, un sentimento, un cuore collettivo e pulsante. …Crisi della sinistra e crisi della carta stampata ci hanno colpito,ma se siamo giunti fin qui, forse è per il nostro doppio ruolo: di testimoni del passato e interpreti del presente”. Quindi, cara compagna Norma Rangeri, orgogliosa affermazione, condivisibile, per quanto riguarda la testimonianza del passato, ne è la prova la raccolta degli articoli che oggi riporta “il manifesto” dal ’71 al ’79 (una preziosa documentazione storica, amarcord dei miei tempi giovanili). E’ sul ruolo di “interpreti del presente” che mi preme portare il mio contributo critico ma costruttivo. Ho seguito tutto il percorso del dibattito avvenuto dal tempo di “C’è vita a sinistra” che non ha prodotto nessuna indicazione per creare il partito della sinistra costituzionale ora possibilmente “rosso-verde” di cui c’è assillante necessità. Leggo quotidianamente gli articoli di politici e politologi che dovrebbero mantenere viva la fiammella a questo fine ma non si intravvede indicazione alcuna. Orbene il bandolo della matassa l’ho più volte indicato qui con mie lettere non pubblicate. Si trova nella Costituzione italiana lasciataci in dote da Madri e Padri costituenti di cui il “nuovo Partito PCI” di Palmiro Togliatti su ispirazione di Antonio Gramsci ha fornito le solide basi ideologiche, tanto da poterla definire con cognizione di causa” Costituzione, via italiana al Socialismo”. L’art.1 “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Dei Principi Fondamentali, sarebbe rimasto mero principio valoriale senza la costituzionalizzazione del modello di economia mista con il primato del pubblico sul privato (prima parte titolo terzo rapporti economici) in cui sono state possibili attuare lombardiane riforme di struttura in campo economico prima del 1989. Ora impossibili nonostante le generiche esortazioni di “stato imprenditore” della Mazzuccato. Colà c’è ancora ben definita la radice del comunismo in campo economico di cui andate fieri. Su queste basi vi esorto a riprendere il dibattito sul “partito della sinistra costituzionale rosso-verde” lanciato a suo tempo da Franco Astengo e Felice Besostri.
Luigi Fasce, Genova

Il calabrone vola ancora

Sarà ricordato come merita questo volo del calabrone che dura da cinquant’anni: esempio unico di presenza politica nella sinistra e di cambiamento profondo in quelle regole dell’informazione che sembravano scolpite per sempre: o dalla parte dei padroni o giornale di partito.
Attorno a “Il Manifesto”, nato su di un progetto politico compiuto arrivato ad assumere la dimensione del partito, si sviluppò alla metà degli anni’70 un originale confronto sul tema dell’autonomia del giornale dalla soggettività costituita. Un’autonomia che coltivava l’ambizione di mantenere intatta la propria valenza culturale e morale sull’insieme della sinistra italiana.
Nacque, attraverso rotture anche dolorose, un giornale/partito per definirne l’identità può valere ancora l’esempio del 25 aprile 1994, quello della manifestazione convocata dal giornale per segnalare l’arrivo di un pericolo vero sul terreno della distruzione della democrazia. Quella degli anni ’70, nel confronto partito/giornale, fu una fase complessa dove si misurarono contraddizioni reali in quello che era ancora il campo di una “nuova sinistra”.
Una “nuova sinistra” da ricordare nell’insieme della sua storia tra gruppi, partiti, giornali.
Oggi, però, è il caso di aggiungere che la necessità del progetto politico appare, pur nella diversità dei tempi ancora quanto mai urgente e indifferibile: nel vuoto in cui ci troviamo “Il Manifesto” potrebbe rappresentare un riferimento ben oltre una semplice funzione informativa/esortativa o di “ospitalità” del dibattito.
Franco Astengo

50 anni di Manifesto! Tanti anni insieme “dalla parte del torto”, da quel 28 aprile 1971 tutto è cambiato, ma ancora, adesso più di ieri, c’è bisogno di un “quotidiano comunista” che continui a “stonare” nel nel conformista concerto dell’informazione. Lunga vita al Manifesto! Gli anni passati sono solo un lungo inizio: il meglio deve ancora venire!
Mauro Chiostri

Cinquant’anni di buon giornalismo – tra l’altro di quello veramente migliore -, sempre tutto molto coinvolgente e proprio per questo anche sempre tutto gradevolmente da seguire. I più propizi e sentiti auguri per il bel traguardo, carissimo Manifesto!
Luciano Masolini

Cari compagni, un milione di auguri per questo mezzo secolo di militanza e giornalismo, dalla parte dei più deboli. In un’epoca come questa, così difficile, per chi crede ancora in un mondo diverso e più di sinistra, è bello sapere che voi ci siate ancora nonostante tutto. Saluti comunisti
P.s. complimenti per “Alias”, sempre più interessante!
Vanes Dall’Olio

Caro Manifesto, posso dire veramente: nulla dies sine te. Sempre “sull’orizzonte degli eventi”, hai compiuto 50 anni e rimani insostituibile voce della sinistra critica ed antagonista. La sfida è quella di continuare ad essere quotidiano comunista che sta dalla parte degli sfruttati, dei poveri, degli ultimi, della giustizia sociale, dell’eguaglianza. Senza di esse la libertà è solo un’astrazione. L’augurio è che il Manifesto viva ancora per lungo tempo. Ci riuscirà se sarà coerente con i principi, la concretezza e lucidità di analisi, la tensione utopica, che sono il Dna della sua origine e le costanti del suo mezzo secolo di storia.
Domenico Mattia Testa

Ciao, il manifesto compie 50 anni! Quindi mercoledi 28 aprile tutte e tutti in edicola a prendere il manifesto in versione “nozze d’oro”! E un bel brindisi che ne abbiamo tutti bisogno. Invece alle 17:30 ci troviamo davanti a “Casa Madiba” per gli auguri di altri 50 anni. In caso di pioggia saremo al coperto.
Daniele Leardini e gli amici de il manifesto di Rimini

L’emozione di ritrovarsi

Cari compagni, sono Carlo Alberganti di Verbania e sono emozionato, 50 anni fa una mattina abbiamo cominciato a distribuire «il manifesto» nella fabbrica più grossa della nostra città dove lavoravano cinquemila lavoratori; sono stato poi un diffusore del giornale e ho fondato il Circolo de il manifesto e poi il Pdup, poi sono stato nel Consiglio di amministrazione del giornale.
Sono diventato vecchio ma sono ancora lucido; tutti i giorni la prima cosa che penso è il giornale e lo vado a cercare. Vorrei, oltre a fare gli auguri a voi, nella speranza che il nostro giornale vivesse ancora per sempre e vorrei ringraziarvi perché è stata per me la scelta politica più importante della mia vita. Prima ero iscritto al Pci e poi siamo stati subito i volontari del manifesto di Verbania. Vorrei in questo momento ricordare i compagni che ho conosciuto quando venivo a Roma e vorrei che facciate i miei saluti al compagno Di Francesco e agli altri compagni che ho conosciuto. Questi compagni che sono stati per me un punto di riferimento. Vi saluto, tanti auguri anche da mia moglie Giovanna.
Carlo Alberganti

Uno spazio radio

Cari amici, grazie per la bella notizia del vostro compleanno, speriamo che il giornale arrivi anche in Sicilia. Abbiamo più volte promosso volentieri le vostre attività ma abbiamo sempre pensato di allacciare rapporti più stretti che nonostante alcune chiacchierate telefoniche non abbiamo mai approfondito. La mia idea, che vi chiedo di vagliare, sarebbe quella di darvi lo spazio per un notiziario radio gestito da voi. Se la cosa dovesse allettarvi noi ci siamo.
Danilo Sulis Presidente e Direttore editoriale testata giornalistica, Rete 100 Passi Aps

Buoni i primi 50

Gli auguri al manifesto glieli facciamo con questa opera dedicata, artistico-poetico-visiva, di Mimmo Grasso e Livio Marino Atellano.
Infiniti mondi

I nostri primi 50 anni

Miei cari compagni. Mi piace usare questa parola ultimamente in po’ in disuso. Compagni di strada, di vita, di speranza, di illusioni, di lotta e di futuro. Leggendo il nostro giornale sono cresciuta e diventata grande, ma non ho mai perso il mio spirito di «bastian contrario» come amava definirmi mia madre. In questo giornale ho sempre trovato la sponda giusta per continuare su questa strada contraria. Il sostantivo che mi viene in mente quando penso a voi è «condividere». È gratificante ogni mattina trovare nei vari articoli, parte del mio pensiero e delle mie riflessioni. Non sempre sono d’accordo con voi, ma anche non essere d’accordo è entusiasmante. Accende dibattiti, riflessioni e cambia a volte il punto di vista. Sono contenta di festeggiare insieme a voi questi primi 50 anni, difficili, complicati, affannosi, ma sempre pieni di quella speranza che mi fa credere ancora, che un mondo diverso sia possibile e lottare insieme per poterlo realizzare. Ai prossimi 50 anni! Con affetto.
Tiziana Pompili

Basterebbe Emma Dante

Basterebbe leggere lo scritto di Emma Dante di ieri per il 50° per abbonarsi subito. Grande Emma! Grazie per esserci nonostante tutto e tutti. Auguri caro Manifesto.
Attilio Casagrande Senigallia (An)

Un luogo indimenticabile

Cara Norma auguro al giornale tutto il bene possibile. Anche se da anni il mio lavoro è altrove e non ho più rapporti con voi non posso dimenticare, visto che ci ho passato una vita, i momenti belli e meno belli vissuti in redazione accanto al gruppo storico. Per me è stato un luogo indimenticabile dove ho fatto una grande esperienza di vita e professionale che non dimenticherò mai. Continuo a leggervi anche se non te lo nascondo, con meno attenzione e molti dubbi.
Pietro De Gennaro

Dalla Germania

Auguri compagne e compagni per il vostro compleanno! E grazie tante per il vostro impegno giorno per giorno.
Il vostro giornale è per me un mezzo (e motivo) importante per apprendere la lingua italiana. Tanti saluti dalla Germania.
Alfons Kroier Traunstein

Auguri a voi, di oggi

Care compagne e compagni, ho letto il bellissimo numero «davvero speciale» del 28. Tanti bei contributi nello speciale. Gran parte degli intervenuti, però, si sono soffermati sui grandi protagonisti del passato, solo qualcuno ha accennato a voialtri che il giornale lo fate ogni giorno – Ezio Mauro e, più diffusamente, Marco Tarquinio.
Io gli auguri invece li voglio fare principalmente a voi: certo, senza la storia nemmeno esistereste, esisteremmo, ma io leggo con piacere il giornale che voi fate ogni giorno. Condivido con voi il messaggio di augurio che ho voluto dedicarvi allora e la riflessione annessa (da lettore) sul mondo dell’editoria italiana odierna che ho voluto pubblicare sul mio inutile blog. Con affetto, buon lavoro e ad majora.
Ps: voglio che il giornale migliori, prime pagine variabili, meno fondi colorati, sommari più ordinati.
Pps: vorrei anche poter venire un giorno in redazione e venire a vedere cos’è una redazione, cos’è un giornale.
Fausto Aliberti

Auguri al manifesto

Grazie per questi primi cinquant’anni! Grazie per il vostro impegno!
Sabinoexpo

Infiniti auguri a tutti noi! Siete la mia famiglia dal 1974. Siamo cresciuti assieme, ho condiviso gioie e dolori, tante perdite ma anche tanti nuovi compagni di viaggio. Due piccoli grandi ricordi: un titolo, «Non moriremo democristiani» (seguirò il consiglio) e l’ auspicio di Luigi Pintor che «il manifesto» servisse anche ad incartare le patate. Avanti così, assieme. Compagni di una vita.
Lorenzo Bronzi Arezzo

Voglio porgervi tantissimi auguri, con la speranza quantomeno di raddoppiare, se non addirittura triplicare, gli anniversari. Il «manifesto» è per me un compagno di viaggio insostituibile che, giorno per giorno, mi ha arricchito e mi ha formato come uomo. Ho sempre apprezzato la libertà di pensiero e di azione che vi ha sempre contraddistinto.
Ritengo che essere liberi sia una delle più belle eredità che i partigiani ci hanno lasciato. Continuate così e ricordiamoci sempre quello che Vittorio Arrigoni ci suggeriva di «Restare umani!»
Boris Simone Lecco

50 anni di resistenza

Mi addolora ancora il pensiero che pur giovanissimo, con fermezza e convinzione, ho votato per la radiazione di «quelli del manifesto». Da molti anni il manifesto è l’unico punto di riferimento culturale, politico e intellettuale. Una autentica visione critica dello stato di cose presenti, una necessità averlo tutti giorni tra le mani e con penna rossa contrassegnare articoli, analisi, suggerimenti e recensioni. Il manifesto ha una funzione nutraceutica per il nostro cervello. Grazie
Marcello Vecchio Alessandria 

Dalla SOMS De Amicis

Caro manifesto, compleanni importanti, il vostro cinquantesimo e il nostro (SOMS De Amicis) 113esimo! Eppure sembra ieri la grande festa di autofinanziamento svoltasi nei nostri storici locali torinesi (ricordi, Norma?), così come sembra ieri il primo numero del vostro «quotidiano comunista», tutto scritto e tutto da leggere, e fatto per il riconoscimento reciproco.
Le parole d’ordine del Mutuo Soccorso sono partecipazione, solidarietà, uguaglianza, laicità e (dunque) antifascismo; ecco perché non possiamo che sentirvi vicini/e e compagni/e di viaggio e d’avventura, per cui vi facciamo – da una enclave nordoccidentale da anni desalvinizzata! – un mondo di auguri e complimenti, per la qualità del vostro lavoro, per la tenacia e la resistenza; in attesa della prossima festa!
Giorgio Viarengo presidente Società di Mutuo Soccorso d’ambo i sessi E. De Amicis, Torino

E io mi abbono

Ho versato 299,00 euro per l’abbonamento tramite coupon. Grazie e di nuovo auguri!
Andrea Leoni Montegiorgio (FM)

Brindisi da Cuba

Hola compagneros, seppur distante ho brindato – con una birra, assieme al rum l’unico sfizio che posso concedermi in questa pericolosa crisi di Cuba – ai 50 anni del manifesto (il mio primo articolo data 1972, quasi ci sono).
Roberto Livi da L’Avana

Cinquant’anni (un’ottava)

Il manifesto compie cinquant’anni tutti
sempre »dalla parte del torto»,
ha superato le tempeste e i danni
come Fenice è sempre risorto!
Soddisfazioni insieme a tanti affanni
tanti avversari lo volevan morto…
Battaglie vinte con nemici illustri,
camperà ancora almeno cento lustri!
Antonio Bianciardi abbonato da sempre…, Siena

50 anni

Cari compagni, ricordo sempre l’emozione nel comprare il 1° numero nell’edicola di Via Altinate a Padova. Frequentavo il 1° anno di Ingegneria e da allora vi ho sempre seguito, alcuni anni da abbonato, perché siete gli unici che pubblicano notizie da tutto il mondo, con particolare attenzione ai temi ambientali.
Buon lavoro ed altri cento anni!
Se vi resta spazio fate un giro anche a Verona, per conoscere meglio il sistema «piramidale» del destroleghismo.
Giuseppe Campagnari Verona

Una lettura… bruciante

Sono un grande mangiatore di mele cotte: le sbuccio, le sminuzzo, le metto sul tegame, verso un bicchiere d’acqua, un cucchiaio di miele, un pizzico di cannella in polvere e aspetto che il fuoco faccia il suo mestiere. Peccato che giovedì 29 aprile abbia deciso di andare a fumarmi un sigaretta e di rimettermi a leggere l’inserto per i cinquanta anni del quotidiano. Sono stato talmente travolto dall’emozione, dalla qualità degli stimoli e dall’immedesimazione nei racconti di una storia a me materialmente aliena, che sono riuscito a rialzare gli occhi solo quando al naso è arrivato odore di bruciato. Le mele!
Si sono attaccate, niente da fare, e ne sono molto triste, ma ho letto quasi tutto l’inserto e ora, contando di finirlo, sono molto felice. Compagni cari smettete di fumare che vi si attaccano le mele e leggete il manifesto che vi si schiude la mente. Fraterni saluti a tutti.
Matteo Bartoli

Auguri

Con vera emozione ieri ho comprato il Manifesto. Subito si è aperto l’archivio della mia memoria, quando nella metà degli anni settanta, salivo le scale della redazione in Via Tomacelli, per consegnare le mie foto di cortei, manifestazioni. Era la mia gratificazione. Ora ho settantatre anni, e vi leggo sempre. La scorsa settimana ho incontrato il fotografo Tano D’Amico. All’archivio AAmod di Via Ostiense. Bella chiaccherata. Vi auguro un buon lavoro, mantenetevi sempre così. L’indipendenza costa cara, ma dà enormi soddisfazioni cinquantenarie. Cordialmente
Paolo Ferrari
P.S. Ho la maglietta dei 40 anni del Manifesto. Posso sperare nella maglietta dei mitici cinquanta anni?

Un momento buio

Caro Manifesto, questo tuo cinquantesimo cade forse in uno dei momenti più bui della nostra storia repubblicana. Dopo venti e passa anni di berlusconismo e liberismo sfrenati, del suo circo corruttivo e mediatico, veri e propri narcotici sociali, e di un decennio (quello successivo) vissuto pericolosamente sul filo di una crisi che per alcuni è stata senza ritorno, e i cui contorni ci furono annunciati da una famosa missiva, mittente l’attuale inquilino di Palazzo Chigi, la pandemia da Covid si è rivelata come acqua bollente su un corpo già fortemente ustionato. Così le diseguaglianze hanno raggiunto livelli insopportabili; il Mezzogiorno, già discarica (fisica e) sociale d’Italia, si «voca» definitivamente a terra di emigrazione; il lavoro già precario e malpagato, si fa ancora più evanescente (e, perdonate, di merda!), come il salario, i diritti e le tutele un tempo posti a protezione di chi lo presta; e il territorio del Belpaese, martoriato da lustri e lustri di incuria e interessi malavitosi, costretto, come un corpo prostrato e violato, ad assorbire ancora «Grandi», quanto stupide e insensate, opere, in vista di una improbabile transizione ecologica. Annunciata da una classe politica oramai suicidante, che si inchina (meglio, si aggrappa), in un ultimo disperato e grottesco gesto, all’uomo-sistema che la farà risorgere dalle ceneri…
Questo e tanto, tanto altro ancora, rende prezioso il tuo racconto quotidiano, caro manifesto. Nella speranza, persino scontata, che nei prossimi Cinquanta si possa costruire, insieme, un mondo diverso.
Alessandro Punzo Società della Cura, Padova

Cambiare testatina

Carissimi del manifesto, ve lo dico con grande rispetto per il giornale e per ciò che l’ideale comunista ha rappresentato (anche per me): non pensate che sia arrivato il momento di cambiare la dicitura di «giornale comunista»? Credo che per nessuno di voi questo voglia dire, qui ed ora, promuovere dittatura del proletariato, economia pianificata, soppressione delle libertà borghesi, negazione della fede, etc. tutti caposaldi della dottrina comunista che, peraltro, sono state causa del suo tramonto. In nome delle tantissime sfide che ci impone il XXI secolo (redistribuzione della ricchezza, salvaguardia dell’ambiente, ripensamento dei consumi, tutela dei diritti, riqualificazione del lavoro, lotta al capitalismo finanziario, governo dei fenomeni migratori, attenzione alla sanità pubblica, etc.) non sarebbe molto più appropriato un sottotitolo come «giornale di sinistra» col palese intento di ricostruire un’identità perduta? Se le parole hanno un senso, perché indugiare in un aggettivo che, per quanto evocativo, nel contesto ideologico, economico e culturale dei nostri tempi, non ha più grande significato, né prospettiva?
Tarcisio Di Nicola

50 anni de Il Manifesto

In occasione di questo compleanno, mi auguro di fare cosa gradita nell’inviarvi una foto scattata nel lontano 1971, per l’esattezza la foto è stata scattata il 27 aprile del 1971, si tratta del manifesto affisso nel quartiere di Vingone alla periferia di Scandicci (in provincia di Firenze), per promuovere la sottoscrizione per la raccolta di 50 milioni, necessari alla nascita del quotidiano.
Donatella Degani

Sempre in tasca

Ben tornati! Da oggi ho potuto di nuovo passeggiare con un giornale piegato e custodito nella tasca della giacca con bene in vista il suo titolo come facevo sessanta anni fa con «l’Unità» e poi con «il manifesto». Quel gesto marcava una identità, la mia identità, anche perché «il manifesto» era coerente, e spero ancora e di nuovo lo sia, con lo spirito dell’articolo 21 della Costituzione là dove viene affermato nel primo capoverso «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». Ne «La Repubblica», prima dell’ultimo cambio di direzione, si potevano leggere articoli di varia tendenza sullo stesso argomento; con la nuova si nota, in modo molto più marcato, il condizionamento della proprietà come abbiamo potuto vedere con l’intervista (?) del suo direttore ad Agnelli sul lancio della Superlega di calcio; un articolo datato e scaduto perché, nella notte, erano stati cambiati gli scenari evidentemente senza metterne a conoscenza l’ingenuo vicepresidente candidato.
Son sicuro che i prossimi 50 anni de «il manifesto» serviranno alla conoscenza e coscienza collettiva dei cittadini del nostro Paese, alla loro capacità critica, per dare cultura e spingerli a pensare e scegliere. Per concludere vorrei sapere se con la nuova vita si è pensato di ricorrere al contributo pubblico del 5 per mille anche con una piccola modifica, se necessaria, dell’assetto proprietario e delle finalità di azione. Vorrei che si aprisse sul giornale un ampio dibattito sulla necessità di avere una nuova legge elettorale che ci eviti di assistere a quello che si vede perché dopo Draghi, se ci sarà una Repubblica democratica e parlamentare dopo Draghi, dovremmo eleggere un nuovo Parlamento, con nuovi Deputati e Senatori .
Spero che ci sarà un Parlamento che sia lo specchio della composizione sociale e politica dei cittadini, che tuteli i loro interessi, e non serva solo ai più bassi interessi di partito ed a quello dei poteri forti.
Ugo Onelli Roma

Una poesia di auguri

Noi siamo quelli che sbagliano,
quelli che non giudicano,
non abbiamo patria né frontiere,
disprezziamo la guerra,
il denaro, il potere,
siamo con gli ultimi della terra,
i dimenticati dalla società
basata sul consumo e sull’avidità,
non abbiamo una camicia bianca,
non abbiamo un bel conto in banca,
non abbiamo le mani in pasta,
l’ideale ci sostiene e ci basta,
non siamo come voi,
che piazzate le bombe
e nascondete la mano,
che giudicate e condannate,
chi non pensa come voi,
chi non vive come voi,
che credete alla legge del più forte,
che volete ordine e disciplina,
ma solo per gli altri;
noi siamo il rovescio della medaglia,
il ramo storto della storia,
siamo le pietre d’inciampo
sulla via del progresso
senza giustizia e senza memoria.
Sempre dalla stessa parte, quella del torto!
Tanti auguri caro manifesto!
Massimo Teti

Con voi la storia non è finita

Parlerò dal punto di vista di chi, come me, nascendo a fine del secolo breve non ha potuto vivere le forze innovatrici e le passioni politiche degli anni in cui il Manifesto nacque. Per quelli come me, figli della seconda repubblica, leggere in prima pagina “quotidiano comunista” suona come cosa d’altri tempi, ma non in senso negativo.

E mi spiego. Quanti come il sottoscritto hanno vissuto gran parte della propria vita nel terzo millennio hanno avuto più di una possibilità per scoprire i valori di sinistra: la crisi del 2008, l’austerity a questa successiva, gli innumerevoli slanci imperialistici che si potevano (e dovevano) evitare.

Molti tra noi giovani fanno certo propri i valori del progresso e dell’eguaglianza, ma sempre in un contesto diluito, quasi spaventati da qualcosa. Il reaganismo e il thatcherismo ci hanno convinti che forse la storia sia effettivamente finita, che l’idea di una società alternativa sia un mero e vuoto sforzo idealista.

Questa convinzione finisce, a un bel momento. Finisce quando si sfogliano testate come Il Manifesto, finisce quando si incontra qualcuno, di persona o tra gli editoriali e gli articoli di un giornale, che si fa avanti e si definisce, chiaramente, di sinistra. Senza paura di utilizzare termini propri di una tradizione politica come quella comunista o comunque, in senso lato, socialista.

Mi sono dilungato di certo, in quello che voleva essere un ringraziamento e uno sprono alla redazione del Manifesto per quello che fanno, oggi come 50 anni fa.

Servono testate come questa perché nelle generazioni più giovani si possa tenere vivo uno sguardo critico e analitico, che vada ad essere la base per un rinnovamento della sinistra in un contesto politico asettico ideologicamente come quello attuale. Serve spesso creare una voce dissonante, in un noioso, per quanto armonioso, coro di opinioni simili, per raggiungere un giorno una più bella armonia.
Edoardo Dal Prà, Padova