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Lettere

Se occupo mi sento occupato

 

 

Hanno occupato il Kant. Hanno occupato il Pilo. Poi ancora, forse.
Ora a me urge. Urge dire qualcosa difronte allo scempio. Non quello dell’occupazione. Quello è forma di vita. E’ vero hanno spesso occupato a caso. I soliti dieci sbalestrati con la canna in mano e poco in testa. Temo che ora sia diverso. Sono insegnate e madre e come insegnate ho deplorato e come madre vietato, ora faccio fatica. Restituiamo ai ragazzi quello che non la pandemia, ma noi, abbiamo tolto. Mesi di nulla, di vuoto cosmico organizzativo che gli abbiamo rovesciato addosso. Le pandemie vanno e vengono nella storia da sempre, non è la prima e non sarà l’ultima.

E non è nemmeno un castigo biblico, ma come sempre la necessaria conseguenza di azioni presuntuose. Non penso a un complotto, al virus che se la dà a gambe dal laboratorio verso la libertà. Ma anche fosse, quello che conta è il risultato disastroso. Che non è la pandemia.
Cosa hanno fatto di male questi ragazzi per meritare un tale stupido trattamento? E adesso che fanno? Si riprendono quello che è loro. Si fra gli occupanti ci sono anche i rasta. Ci sono anche le canne. Che poi,
almeno per un’ora, rasta nella vita avremmo voluto esserlo un po’ tutti a quindici anni. Occupano le scuole, da dove li abbiamo tenuti lontani per mesi, per non farli ammalare, dicono.

Io vado a scuola tutti i giorni, sto con i più piccoli, quelli che a scuola ci possono andare perché li portano i genitori, perché non prendono i mezzi, quelli che a scuola ci devono andare perché i genitori non li possono
lasciare a casa da soli, perché i genitori votano. Loro no. Così li abbiamo tenuti a casa per dire poi di tornare a scuola quando la situazione dei contagi era peggiorata, quando da gialli siamo diventati arancioni, in
questo patetico arcobaleno.

Per poi tornare gialli così almeno non si fanno polemiche. Ah no, li abbiamo tenuti a casa anche per migliorare l’accesso a scuola. E adesso, magia, si può tornare a scuola. Il covid-19 c’è, anzi forse è anche più arrabbiato di prima, ma si può, anzi si deve. La scuola è un diritto di cui non possiamo privarli. Allora perché li abbiamo tenuti a casa per quasi tre mesi. Ridiamogli il tempo perduto inutilmente. La scuola è identica a prima. Forse da qualche aula sono scomparsi quei ridicoli banchi a rotelli, ammucchiati ora nei sottoscala e nei magazzini delle scuole. Immaginate una montagna di nostri soldi ammucchiati là. Banchi adeguati per una didattica diversa, non per il sistema educativo italiano, che vi posso assicurare non ha nulla da invidiare agli altri e va tenuto stretto così com’è.

L’idea vincente per il rientro, quello che giustamente li ha fatti veramente arrabbiare, è stata quella dei turni intelligenti: alcuni 8-13, altri 10-15. Orario poi leggermente declinato o adattato dai singoli istituti. Perché scusa non ti vuoi adattare? Bisogna stringere i denti, saper far fronte alle difficoltà. Certo un grande insegnamento, un’opportunità di crescita. Ma non siamo in guerra e queste sono soluzione distratte a problemi mai risolti. Chi poi è rientrato nel turno 10-15 ha fatto bingo! Mi alzo alle 7 e studio, perché nel pomeriggio poi ho poco tempo, arrivo alle 10 già bello avanti, mangio qualcosa in classe alle 13, tutti appiccicati senza mascherina perché no, a quello proprio non mi sono adattato, mangiare con la mascherina, e mannaggia rido e scherzo pure e ci scappa qualche droplets.

Il metro dalle rime buccali c’è, ma purtroppo mi muovo, mi giro, sono ancora vivo. Poi col panino nello stomaco e la palpebra pesante ascolto l’ultima ora con un insegnante più provato di me, perché io almeno ho la forza degli anni! Esco alle 15, corro, in senso lato, a casa e alle 16 inizio a studiare, di corsa. Perchè ho il vizio di fare uno sport agonistico e mi devo/voglio allenare, o magari suono uno strumento, o altro. La giostra si ferma tardi, ma sono giovane e non mi ammazzerete con così poco. Nelle grandi città il tempo in cui sono stati in pigiama davanti allo schermo insieme ad eroici professori doveva servire anche a sistemare la questione mezzi pubblici. Bene. In città, a Roma, si vedono elefantiaci e goffi pullman gran turismo di aziende private che transitano a fatica, lenti nel traffico, con cartelli quasi illeggibili attaccati al vetro. Chissà dove vanno mi chiedo. Magari salgo, magari è una gita!

Ecco non era difficile. Basta avere rispetto dei nostri ragazzi. Li abbiamo offesi, usati come merce di scambio politica. La scuola una priorità. I ragazzi il nostro futuro. E’ un po’ come, i beni culturali il nostro petrolio. La
fiera delle vanità. Parole in libertà. Eppure bastava poco. Con tutto quello che il Ministero spende per quelle assurde mascherine, appaltate alla FCA, e targate, è il caso di dirlo !, Presidenza del Consiglio dei Ministri, che non filtrano, puzzano e mi rifiuto di consegnare ai ragazzi, che d’altra parte giustamente si rifiutano di metterle, si potevano sistemare impianti di areazione, di sanificazione con ozono nelle classi e nei corridoi. E per i mezzi che idea ci poteva venire? Ma non so, forse tutti quegli autobus con quelle belle scritte ESERCITO ITALIANO, POLIZIA DI STATO, CARABINIERI, VIGILI DEL FUOCO, PROTEZIONE CIVILE, fermi nei garage insieme ai loro autisti. Tutti fuori! In giro per le città a caricare giovani.

Novelli scuolabus, perché no. Solo per loro. Gli altri sulle normali linee, i ragazzi sui mezzi statali che seguono percorsi noti. Si riconoscono subito, è facile. Mezzi spesso utilizzati per un presente malato, guerre, disastri naturali, crimini, che portano a spasso un futuro sano. E se occupano vuol dire che sono ancora vivi e occupano per sentirsi finalmente parte di una commedia, o forse tragedia, che finora li ha messi lì sul palco come sagome mute. Occupano perché chiedono ascolto, chiedono soluzioni ragionate, rispettose e intelligenti, e forse con questo è davvero chiedere troppo. Vogliono andare a scuola come si deve. Lo vogliono così tanto che ci sono rimasti a dormire! Magari non è il modo migliore, magari non è giusto, ma occupano per sentirsi occupati.