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Lettere

Se il padrone è il ministero del lavoro

Caro direttore, torno a scriverle, visto che la nostra vita di «ragazzi non più tali», non fa che peggiorare.

Partiamo dal mio caso, che rende molto bene l’idea in cui ci hanno ridotto.

Nel 2008 entro a lavorare all’Agenzia del Ministero del Lavoro. Pardon: «collaborare» con la scadenza sulle spalle, come uno yogurt qualsiasi. Perché, per chi non lo sapesse, il Ministero del Lavoro si regge sui precari.

Sì, proprio quelli che per prenderci in giro dicono di voler eliminare. Ora anche con l’Anpal. Entro nell’ambito del progetto Welfare to Work.

Insomma, ero tra quelli dediti a favorire una ricollocazione altrui, nel mentre il Ministero si sbarazzava di noi.

Fine 2011, e per via dei tagli rimaniamo a casa. E senza alcun tipo di sussidio di disoccupazione.

In quel momento, grazie al Ministero del Lavoro, ti tocca ricominciare a peregrinare per entrare almeno a frequentare uno di quei corsi di formazione: si passa dall’altra parte della barricata, pur di poter tirare a campare. Arriviamo al 2015. Nuova fantasmagorica invenzione: «GaranziaGiovani».

Tranquilli, si legge al contrario. Non c’è alcuna «garanzia». Non a caso, il programma riprende pari-pari il vecchio piano di Welfare to Work, salvo nell’obbligo di assunzione. Che non c’è più. Solo sfruttamento e nulla più. Data di scadenza perennemente attaccata.

A questo punto, se non bastasse tutto questo, un ulteriore calvario: l’attesa infinita di erogazione del rimborso. Tanto, la nostra (sopra)vvivenza per lorsignori è puramente un optional.

E ovviamente nessuno, anche i (presunti) amministratori «di sinistra», sollecitano mai delle nuove assunzioni, per non dire, non sia mai, delle stabilizzazioni, per far funzionare la macchina amministrativa adeguatamente. Eresia.

Tutto fatto in modo per spingerti all’elemosina vera e propria. O alla fuga all’estero, così da far contento il nostro ministro, e toglierci davanti definitivamente.

Grazie in anticipo della pubblicazione, e speriamo che almeno con questa mia, qualcuno voglia bontà sua accelerare le nostre pratiche.

Angelo Farano, GaranziaGiovani Puglia