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Lettere

Scuola, un movimento che unisce

Nella storia della sinistra e del movimento operaio sono sempre state presenti spinte divisive, che ne hanno limitato l’efficacia e determinato spesso pesanti sconfitte. Dividere è facile, al contrario unire è molto difficile soprattutto in periodi, come questo, in cui l’egemonia delle classi dominanti è fortissima. Hanno innumerevoli strumenti per affermarla, attraverso i “loro” potenti mezzi di comunicazione di massa, con i quali veicolano un senso d’impotenza e di rassegnazione: se non “hai successo” è perché sei uno/a sfigato/a, devi fregartene degli altri per sopravvivere o fare carriera, devi pensare solo alla tua famiglia, questo è l’unico mondo possibile e tanto altro.

Solo l’evidenza dei limiti e delle contraddizioni del capitalismo riescono a promuovere movimenti, che hanno sempre come rischio principale quello delle divisioni su questioni contingenti che mettono in secondo piano, se non oscurano del tutto, le ragioni di fondo di mobilitazioni su rivendicazioni largamente condivise.

Da questo punto di vista è emblematico il caso della scuola, rispetto alla quale un anno fa si erano diffuse posizioni, che rispondendo ai problemi posti dalla pandemia, convergevano su obiettivi, come la riduzione degli alunni per classe, la risoluzione del precariato, l’edilizia scolastica e in primis la richiesta delle risorse necessarie per sostenerla e rilanciarla, in nome del futuro delle nuove generazioni, per un riallineamento almeno alla media europea dei finanziamenti dedicati al sistema d’istruzione.

Obiettivi, che come Rifondazione Comunista avevamo posto fin da aprile e che (sembrava un miracolo) erano condivisi dai sindacati di base come da quelli firmatari del Contratto nazionale, da molte associazioni e alcuni/e parlamentari a livello individuale.

Nel secondo governo Conte sembravano aprirsi spiragli sulle “classi pollaio”, sul precariato e altro, ma le risorse necessarie sarebbero state troppo ingenti per sottrarle alla voracità delle imprese, soprattutto quelle grandi, quelle che contano. Il governo Draghi su questo è in perfetta continuità, con qualche rischio in più per la tenuta democratica della Scuola e non solo.

Nonostante le difficoltà della pandemia, si è sviluppato un movimento unito e determinato, che ha visto anche la partecipazione inconsueta dei genitori, organizzati prevalentemente in Priorità alla Scuola, in una situazione di enorme diversificazione di condizioni però, regalo della già troppo avanzata autonomia regionale, rispetto alla portata del contagio e delle risposte territoriali che venivano e vengono date. Anche la situazione specifica dei genitori è diversa, molti dei quali sono impegnati in attività lavorative non bloccate dai provvedimenti di chiusura e che hanno il problema di non essere in grado di lasciare i figli soli a casa. Sarebbe un grave errore liquidare quel bisogno concreto di molte famiglie, con la voglia di un “parcheggio” per i propri figli, sarebbe sbagliato prendersela con loro invece che con chi in un anno non ha garantito assistenza e sicurezza.

C’è stata e c’è una palese serie di contraddizioni di un sistema non in grado di garantirle, puntando soprattutto sugli appelli all’uso delle mascherine, al lavaggio delle mani ecc, misure necessarie ma non esaustive di un problema complesso, che ancora una volta ha portato a privilegiare i soliti noti.

Il recente sciopero del 26 indetto dai COBAS della scuola, con risultati migliori degli ultimi, le manifestazioni realizzate in 60 città nonostante le zone rosse, hanno messo in evidenza tutte le incoerenze di una società gestita da governi ipocriti e cinici, che tutelano soprattutto gli interessi dei pochi a scapito della collettività, come si è visto nella vicenda dei brevetti sui vaccini, in cui si sono guardati bene dal mettere in discussione gli interessi delle multinazionali del farmaco.

Giustamente gli studenti, presenti a Montecitorio il 26, hanno rivendicato l’uso dei soldi europei per il loro futuro, altro obiettivo condiviso da tutti i presenti in piazza. Una piazza articolata rispetto al rientro a scuola anche negli interventi, connotati da posizioni diverse che se poste al di sopra degli obiettivi comuni rischiano di dividere un movimento che potrebbe, unito, ottenere risultati per l’oggi e per il domani. La piattaforma dello sciopero chiedeva, tra gli altri obiettivi, il rientro a scuola in sicurezza, a partire da quella che dovrebbe essere fornita dai mezzi di trasporto.

Ci sono state assenze pesanti, nella giornata del 26, di organizzazioni che hanno preferito svolgere il ruolo di osservatrici critiche piuttosto che mettersi in campo in modo unitario, c’è solo da sperare che non sia per coprire la propria inerzia.