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Lettere

Medicina democratica, 40 anni per il diritto alla salute

Il nostro primo congresso nazionale si è svolto il 15 e 16 maggio 1976 a Bologna, quale tappa di una elaborazione collettiva realizzata da lavoratori e realtà locali di lotta per la salute negli anni precedenti. La relazione iniziale venne svolta da uno dei suoi fondatori, il prof. Giulio Alfredo Maccacaro, direttore dell’Istituto di Biometria e Statistica Medica dell’Università di Milano.

L’iniziativa seguiva a una Mozione del Consiglio di Fabbrica della Montedison di Castellanza (Va) il cui riferimento era il compianto Luigi Mara (deceduto nel 2016). Vi aderirono molte realtà sociali, politiche, di movimento, soprattutto Consigli di fabbrica e collettivi per la difesa del diritto alla salute.

Tra le adesioni quelle di Psichiatria Democratica e Magistratura Democratica.

Era in un periodo a ridosso di importanti lotte di fabbrica e di quartiere che avevano portato ad una modifica sostanziale della teoria e della pratica dell’affermazione del diritto alla salute. Una nuova cultura che rovesciava quella precedente.

Si affermava che il diritto alla salute non poteva essere garantito con pratiche istituzionali e frammentarie ma principalmente dalla elaborazione e dalle mobilitazioni operaie, una soggettività che rappresentava la generalità delle classi sociali che avevano interesse a modificare la società. Nel 1978 veniva approvata la legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, i cui lineamenti essenziali erano stati proposti già nel 1944 dal Comitato di Liberazione Nazionale.

Il vecchio assetto assicurativo e mutualistico veniva eliminato a favore dell’universalismo garantito dal servizio pubblico, con importanti elementi di partecipazione. Occorre verificare se a distanza di 40 anni le parole d’ordine di allora, prevenzione, partecipazione, soggettività, quale senso hanno ed evitare un nuovo rovesciamento: il diritto alla salute non deve essere nuovamente frammentato, mercificato e la sanità ridotta da affare.

Occorre ripartire dalla realtà, da cosa avviene nei luoghi di lavoro, ove premono vecchie e nuove nocività in un contesto di precarietà e disoccupazione; sottoporre ad esame il sistema sanitario che deve essere pubblico, universale, gratuito (sostenuto dalla fiscalità generale) e individuare come evitare la sua degenerazione con pratiche privatistiche (assicurazioni, sanità integrativa). L’intento è di individuare gli strumenti efficaci per interrompere queste derive, attualizzare gli obiettivi e contribuire alla ricomposizione dei soggetti del cambiamento.

Medicina Democratica con questa iniziativa, oltre a esaminare il suo percorso quarantennale, intende riallacciare i contatti con tutte quelle associazioni, movimenti, sindacati, forze sociali e politiche che ritengono decisiva la difesa del diritto alla salute per tutti. Il soggetto “di riferimento” in tema di salute è, per noi, chi ha maggiori difficoltà perché povero, disabile, non autosufficiente, «clandestino», precario, più a rischio quando vuole mobilitarsi. L’obiettivo è condividere obiettivi e iniziative con tutte le realtà disponibili, in modo paritario, unitario e con determinazione.

In relazione alla giornata internazionale per il diritto alla salute stabilita dall’Oms, su iniziativa della Rete europea per il diritto alla salute (réseau européen contre la privatisation et la commercialisation de la santé et de la protection sociale) cui abbiamo aderito, verrà proposta durante il convegno una giornata di mobilitazione nazionale per il 7 aprile prossimo.

L’iniziativa del 40esimo si svolgerà a Milano presso la Camera del Lavoro (Corso di Porta Vittoria, 43), venerdì 20 gennaio con inizio alle 14.30 sui temi della salute e sicurezza sul lavoro; sabato 21, a partire dalle 9,30 sui temi della salute, sanità e temi connessi in assemblea e per gruppi di lavoro.

Informazioni, iscrizione e documenti sono disponibili sul sito di Medicina Democratica.

Medicina Democratica, Milano