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Lettere

L’Italia e Giulio Regeni

Giulio Regeni, 28enne friulano, laureato a Oxford e dottorando al Dipartimento di Politica e Studi internazionali all’Università di Cambridge, è morto torturato a Il Cairo, in Egitto.

Era il 25 gennaio scorso, quinto anniversario della rivoluzione del 2011. Una delle famose primavere arabe, quella che depose il presidente generale Hosni Mubarak. Seguirono libere elezioni vinte dai Fratelli Musulmani. Poi il 3 luglio del 2013 con un colpo di stato salì al potere l’attuale uomo forte: il generale Al-Sisi, il cui governo fu immediatamente riconosciuto come legittimo (?) da tutte le nazioni civili, Italia compresa.

I nostri Paesi, cosiddetti «civili» hanno veramente a cuore il rispetto dei diritti dell’uomo o li brandiscono solo quando hanno interesse a rovesciare qualche regime divenuto improvvisamente sgradito?

Al-Sisi o Mubarak sono forse migliori di Saddam Hussein, di Gheddafi, dei Sauditi o di Assad?

L’Italia potrà pretendere giustizia per la morte del suo giovane cittadino, quando essa stessa è stata condannata il 7 aprile 2015 dalla Corte di Strasburgo per le torture alla scuola Diaz dopo il G8 di Genova e per non avere neppure leggi che puniscano tale reato (che tuttora continua a non essere normato nel nostro Paese)?

Accuserà forse i servizi segreti egiziani quando fu proprio a loro che il 17 febbraio 2003 i nostri servizi segreti militari (Sismi) assieme alla Cia consegnarono l’imam Abu Omar appena rapito a Milano affinché lo interrogassero alla loro maniera, cioè con la tortura?

Lo farà il Governo italiano che, durante il processo che doveva giudicare questi fatti, salvò dalla condanna gli uomini del Sismi autorizzando il Segreto di Stato?

Potrà farlo il Capo dello Stato Mattarella che concesse la grazia per evitare il carcere a uno dei responsabili della Cia, dopo che un altro suo collega era già stato graziato dal predecessore, Napolitano?

L’Italia denuncerà l’Egitto all’Onu? Porrà l’embargo? Interromperà finalmente la vendita di armi verso quel Paese come stabilito nel 2013 dal Consiglio dell’Unione Europea (divieto applicato da tutta la Ue tranne Noi)? Metterà striscioni in tutte le piazze per chiedere giustizia?

Oppure farà solo un po’ di scena, in attesa di una verità di comodo e/o che l’opinione pubblica dimentichi?

Mi faccio poche illusioni: purtroppo tutto sarà coperto anche solo per non danneggiare l’Eni nello sfruttamento del gigantesco giacimento di petrolio al largo dell’Egitto recentemente scoperto e per non pregiudicare i rapporti con un alleato fondamentale nella prossima guerra in Libia.

Ma sorge un altro dubbio: non è che Giulio Regeni avesse scoperto anche qualcosa di scottante e indicibile? Non sarà un caso simile a quello di Ilaria Alpi?

Davide Patuelli, Faenza