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Lettere

La scuola non si riapre a forza di slogan

Caro Manifesto,
vi ringrazio per aver pubblicato l’appello dei docenti del liceo Tasso di Roma.
Quel testo, che sottoscrivo, ha posto ben in evidenza le criticità che hanno obbligato alla scelta della didattica a distanza per le scuole superiori e ha anche il merito di aver posto l’attenzione su quanto sia fuorviante e non veritiero lo slogan, sbandierato da troppi, “Riapriamo le scuole” perché a parte le superiori, le scuole sono sempre state aperte continuando a garantire il diritto allo studio in presenza a fronte di enormi sacrifici e a rischio della propria vita.
Concordo con i colleghi del Tasso quando affermano con forza “Vogliamo riaprire per restare aperti”. Aprire per poi dover richiudere non giova a nessuno, tantomeno ai ragazzi. Ed è ben chiaro a chi la scuola la vive cosa ha significato e cosa significa essere in presenza: classi e docenti in quarantena che si alternavano e si alternano a periodi in presenza.
Ci si aspettava che superata la fase iniziale della pandemia, che ci ha trovati tutti impreparati, si affrontasse seriamente il problema della riapertura a settembre delle scuole in presenza e in sicurezza.
Invece così non è stato se non parzialmente.
Il diritto all’istruzione e il diritto alla salute, costituzionalmente garantiti, vanno entrambi tutelati.
Chi è al governo ha due strade: continuare a scaricare sulle scuole gli enormi problemi che attanagliano la Scuola o iniziare a porre rimedio ad anni e anni di tagli ad un settore chiave come la scuola, a partire dal nodo cardine della riduzione del numero di alunni per classe.
L’eliminazione delle classi pollaio non può e non deve più essere lo slogan che si riporta in auge ad ogni tornata elettorale per poi presto dimenticarsene.
*docente dell’IPSSEOA Vespucci di Roma