closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Lettere

La guerra non va in vacanza

E’ finalmente arrivata la ora di pausa. Nell’economia di giornate da quattordici-sedici ore di lavoro consecutive, la ora di pausa è una sorta di salvagente a cui lo stagionale si aggrappa per riprendere fiato e continuare la traversata. Se uno è furbo, non ci prova neanche a dormire: una ora non è sufficiente per rilassarsi, prendere sonno e svegliarsi riposati.

Il più delle volte succede che ti addormenti dieci minuti prima della fine della pausa, ti svegli incazzato e ancora più nervoso di prima. Visto che ho la fortuna di fare lo stagionale in Val Tramontina, l’agognata ora di pausa la passo normalmente al fiume, poco distante dal campeggio dove lavoro.

Questo anno, di fronte ad una pozza cristallina creata da un’ansa del fiume, si è formata una favolosa spiaggia di sabbia finissima. Metto giù il telo da bagno, mi svesto, prendo fiato e poi mi tuffo in acqua. Un rapido bagno da dodici gradi centigradi abbinato ad un sole giaguaro riattiva la circolazione e produce un naturale effetto ristoratore che vale come due ore di sonno abbondanti. Mi sdraio sul telo e guardo il cielo turchese, respirando profondamente e ascoltando il verso di un falco che volteggia sopra di me.

Ma la pacchia non dura molto: tutto questo prezioso contesto viene stravolto dal rombo di elicotteri che conosco molto bene. Sono in arrivo dalla caserma Rigel di Casarsa tre Mangusta che come al solito vanno ad infilarsi nel Canal piccolo, una valle selvaggia che nemmeno i cacciatori frequentano più.

NH-90-B-Friuli-M-Montquila

Normale attività di addestramento per un paese normalmente impegnato in guerre e occupazioni oltre confine da più di venti anni. Non vorrei pensarci nella mia ora di pausa in cui il cervello, libero dalla pressione della performance lavorativa, entra in pausa…ma la guerra non va in vacanza e nemmeno in pausa.

La guerra è un formidabile processo produttivo a ciclo continuo che non si ferma mai, nemmeno un secondo. Questo processo produttivo è scandito da due tempi compenetrati e quasi indistinguibili: un indifferenziato tempo di pace in cui si fanno ricerca e produzione e un indifferenziato tempo belligerante in cui si sperimenta e si consuma ciò che si è prodotto.

Dentro e fuori a questo processo produttivo agiscono ed intervengono un insieme complesso di attori e fattori di produzione proprio come i piloti e le macchine volanti che si sono appena dileguate dietro alla montagna per occuparsi delle loro mansioni. L’ora di pausa è quasi terminata. Il falco sta litigando con tre corvi: ecco l’unica battaglia aerea che vorrei vedere.

  • Piergiorgio Borsotti

    e intanto ogni volta che c’è un (im)prevebile terremoto siamo all’anno zero….

  • eleonora

    IL TEMPO MORTO DELLA SOCIETA AVVENIRISTICA

    11 settembre 2016. Mi dice qualcosa, qualcosa che arriva
    da lontano e sbiadito , ma c’è. Intanto
    vedo il faccione da boy scout cresciuto di Renzi alle prese con l’Italicum che tutto contento
    promette “bonus fiscali a ristoratori e albergatori”, mentre accanto c’è la
    foto di uno striscione che chiede verità per Giulio Regeni. Uno scrittore
    spagnolo invece lancia lo slogan “la verità uccide, la finzione salva”. Balle.

    E ancora addentrandomi disordinatamente , le solite ormai
    ordinarie schiere di suicidi e omicidi familiari: padri con figli, figli con
    padri, madri con mariti, mariti con mogli ………..qualche pedofilo stanato, tanti
    ancora a piede libero; i disordini nelle
    carceri penitenziarie ,il Papa che abbraccia il popolo al Vaticano.

    11 settembre 2016. Chissà se la gente se la ricorda
    ancora questa data di morte e profezie terribili: entrato da poco l’euro, già i
    segni di malcontento e dubbio, inquietudine. Col tempo l orrore lascia il posto a una specie di lungo
    incredibile oblio , una pellicola che avvolge le cose come per preservarle alla
    vista e allo stesso tempo conservarle.

    Era tutto stabilito, tutto previsto, ma la maggior parte
    della gente non se ne è resa conto.

    Non ci stiamo rendendo conto di tante troppe cose che ci
    stanno distruggendo .

    Stiamo morendo le nostre morti e non ne siamo
    consapevoli.

    E la grande macchina non si può più fermare , l’orologio
    non si può portare indietro: guerre, violenza , tortura, il Male , la follia degli uomini. L’urlo deformato
    e represso , furente .

    Se ne erano accorti alcuni illuminati tra i quali Marcuse
    , Gerassi, Laing che nel 1967 si
    riunirono in un congresso a Rondhouse un vecchio magazzino
    abbandonato alla periferia di Londra il
    cui Manifesto programmatico si apriva così:”

    tutti gli uomini sono in catene . Vi è la schiavitù della
    sete di potere e di possesso. Oggi un regno di terrore viene perpetrato e
    perpetuato su vasta scala. Mella società
    opulenta esso è mascherato: i bambini vengono condizionati da una violenza
    chiamata amore ad assumere la loro posizione come eredi dei frutti della terra.
    Per il resto il terrore non è mascherato. Esso si chiama tortura, fame, morte.
    La cultura è contro di noi, l’educazione ci rende schiavi, la tecnologia ci
    uccide. È nostro dovere contrapporci a
    tutto ciò. Dobbiamo distruggere le illusioni che abbiamo acquisito su ciò che
    siamo , chi siamo, dove siamo. Combattere la nostra pretesa ignoranza su ciò
    che accade e la nostra mancanza di reazioni su ciò che rifiutiamo di conoscere”.

    Qualcuno riesce a crearsi piccole isole felici tra simili
    o finti simili, fingendo di appartenere a qualcosa che possa tenerli a galla,
    ma chi rimane dentro, esposto , non può fare a meno di essere travolto.

    Sono i folli del Potere della prevaricazione e violenza
    che si continua a chiamare ipocritamente
    “ordine pubblico” o “ sicurezza sociale”.

    Il Grande Occhio È ovunque , permea ogni aspetto del
    quotidiano , ogni gesto, azione pensiero vengono indirizzati e controllati da una serie di dispositivi più o meno
    occulti , più o meno scoperti .

    Internet , le reti elettroniche , la scuola, il lavoro,
    le leggi e le norme, cacciatori di teste che ti incasellano, ti indirizzano come in una
    catena di montaggio , costringono con il tuo consenso, assenso incosciente a
    diventare un esercito di piccoli burocrati spersonalizzati, sottoacculturati.

    Pseudo libertà che si perde, dilegua, invischia,
    inglobata, manipolata incarcerata.

    I barbari di Baricco o i mostri di Blade Runner?

    Menti raffinate e sveglie scrutano l’orizzonte , le
    rovine del passaggio dell’orda. E intorno a quel che si scrive o si dice o si
    immagina , aleggia lo sguardo smarrito.

    Un cambio generazionale tra morti , il patto segreto con gli assassini schizofrenici
    delle nostre anime e menti . erano già qui, da molto tempo, hanno posizionato i
    loro equipaggiamenti e strumenti di lavoro. Questo è il nostro tempo . un
    passato morto e un futuro pietrificato nella sua morte. E condividendo le
    parole di David Cooper in conclusione del Congresso del 1967:

    “ durante le rivolte di Parigi , i rivoluzionari
    spararono agli orologi della città per fermare il tempo.

    Nel guardare davanti a me , al di là del mare di volti e
    facce , io vedo una distesa di orologi rotti.

    Questo io credo è il nostro tempo”.

    Eleonora favaroni