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Lettere

Isolaverde: così si distrugge l’accoglienza

Un’esperienza positiva di accoglienza a Roma rischia di finire senza un motivo apparente. Tra il 29 giugno e il 3 luglio, la Prefettura della capitale ha assegnato alla cooperativa Isolaverde 56 migranti più altri 12, previsti per mercoledì. Il centro di accoglienza, aperto appositamente e già ispezionato, si trova in Via Tenuta Piccirilli.

Sulla stessa strada, gestito dalla stessa cooperativa, si trova il campo River, che ospita famiglie Rom, ed è stato recentemente inserito nel Piano di Indirizzo per il superamento dei campi Rom. Situazione di allarme teorico, ma non reale, come possono testimoniare numerosi giornalisti.

Dopo soli 5 giorni, finiti i lavori e assunto il personale, abbiamo notizia dell’imminente trasferimento degli ospiti e sospensione dell’attività del centro, che provocherà 14 inevitabili licenziamenti. Le motivazioni sono immaginabili, ma non ancora dichiarate. La notte dei primi arrivi, le donne del campo Rom hanno portato pannolini e omogeneizzati, per i bambini presenti tra i migranti.

Questa semplice offerta testimonia un buon livello di inclusione sociale, ma soprattutto umanità e solidarietà. E testimonia che noi di Isolaverde lavoriamo bene e siamo al servizio di tutti, non solo degli emarginati. Lavoriamo per ridurre l’impatto, e l’allarme sociale e i rischi sanitari.

Lavoriamo con umanità e abnegazione per quelli che raccolgono le firme contro di noi, perché stiano al sicuro e i loro figli vivano in un mondo più accogliente.

Tutti i passaggi di questa storia sono legali e regolari, ma sono etici? È etico fermare un lavoro che funziona? Noi di Isolaverde vorremmo solo continuare il nostro lavoro.