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Lettere

Ilva: I bambini le prime vittime

Dal processo ILVA ambiente svenduto emergono aspetti inquietanti di quelle che sono state le conseguenze dell’inquinamento della grande fabbrica effetti tanto più significativi se correlati ai bambini di Taranto, i maggiori esposti e i più deboli, a pagarne il prezzo in termini di danni alla salute.

Nella requisitoria del Pubblico Ministero il magistrato ha riferito che “ le tonnellate di polveri che si abbattevano sui cittadini creavano un pericolo concreto di malattia e morte tra la popolazione “  e che le “ tonnellate di polveri dei parchi si abbattevano sulla popolazione del Quartiere Tamburi entravano nelle case, nelle camere da letto , nei cassetti , nei comodini, nei cuscini dei bambini che occupavano quelle camere “ bambini “ che purtroppo non ci sono più perché si sono ammalati grazie a quelle terribili emissioni.”

Le parole del PM  sulle polveri minerali provenienti dall’ILVA e la loro devastante azione nelle case a ridosso del siderurgico e sui più piccoli confermano quella che era la testimonianza resa nel processo da chi in qualità di pediatra dal 1994 e per almeno altri quattordici anni è stata in prima linea al Quartiere Tamburi, parole che raccontano della materiale presenza del minerale del siderurgico sui corpicini dei più piccoli riferendo di “ bambini che mi vengono portati sporchi di minerale soprattutto nelle giornate in cui c’è il famoso vento – il minerale si alza – quindi bambini che hanno il minerale qui nell’orecchio, da un lato e non dall’altro.” ed ancora “ bambini che d’estate vengono portati nei passeggini con i piedini scoperti: c’è il minerale tra un dito e l’altro, nelle pieghe delle dita oppure il minerale nelle pieghe delle cappottine dei passeggini o sulle visiere dei cappellini. “ Ma la testimonianza ripercorre anche la sofferenza del medico impotente di fronte agli effetti sulla salute di quegli innocenti “ posso parlare della mia esperienza personale che mi ha costretto a lasciare il quartiere vedevo bambini di quattro, cinque, sei anni con il primo attacco d’asma, adesso – proprio ultimamente, pochi anni (da cinque, sei, sette, otto anni a questa parte) – io lo vedo piccolo, neonatino, cioè il bambino di un mese, due mesi con il primo attacco d’asma che poi è l’inizio di qualche cosa che non finisce lì perché a quello poi fa seguito il secondo, il terzo.” e prosegue “ Negli anni io mi sono proprio rassegnata a vedere che l’età media di un bambino che mi viene portato con un problema respiratorio – del tipo anche… non so, la prima crisi asmatica – si è abbassata.” 

Il rischio per la salute della popolazione che si concretizza nelle polveri di minerale che si insinuano dentro e fuori le abitazioni “ Io entro nelle case delle persone dove i balconi non sono praticabili perché, se non sono lavati tutti i giorni, non ci si può andare. Comunque vedo bambini che, se d’estate camminano scalzi in casa, hanno i piedini neri: sono sporchi di minerale. Il contatto con l’inquinamento è la costante della mia professione che mi ha anche rovinato la vita personale, perché non si può avere esperienze di questo tipo e riuscire a dormire la sera tranquillamente.” Le parole della pediatra dei bambini dei Tamburi raccontano anche di un malessere psicologico delle famiglie legato alla malattia e alla consapevolezza di vivere in un quartiere pericoloso ma anche di essere in trappola perché per la condizione economica è l’unico posto dove vivere “ Si vive in un clima di costante terrore e paura. Proprio cinque minuti prima di entrare qui io ho ricevuto il messaggio di una mamma – e non è l’unico durante il giorno ma veramente sono numerosissimi – che mi chiedeva se doveva temere un problema grave perché il bambino è tornato da scuola e aveva mal di testa, ha avuto delle fitte alla testa.

Quindi la mamma che viene per uno starnuto ti chiede se lo starnuto può essere il segno di una malattia grave. Il bambino col mal di testa: la domanda fissa, costante è se può avere un tumore al cervello. Oppure il pallore fa pensare alle leucemie. Perché poi le persone sono abbastanza informate ma vivendo… Loro sentono come se vivessero in una camera a gas, come se vivessero una situazione di… – come posso dire? – …proprio di emarginazione in un ambiente pericoloso, rischioso, che ogni giorno mette a repentaglio non la loro vita perché diciamo su sé stessi… Sì, io ho dei genitori che hanno paura per sé stessi, anche perché le malattie, i tumori nelle famiglie sono tantissimi. Ho visto famiglie decimate: padri, madri, nonni, zii, eccetera. Quindi la paura per sé stessi ce l’hanno. Però è per i bambini che vivono veramente in una situazione di allarme costante che poi genera sensi di colpa. Molti vorrebbero andare via, non riescono, non possono. Quindi si vive malissimo, vivono male. Poi sono persone che vivono anche – diciamo – situazioni sociali particolari. A Tamburi non sono persone con possibilità economiche… cioè a Tamburi i genitori mettono i soldi da parte per comprare gli apparecchi dell’aerosol, cioè a Natale si regalano l’apparecchio dell’aerosol. Si vive così!” 

 

Contramianto e altri rischi Onlus

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