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Lettere

I “tracker” sul sito del manifesto

Salve, prima ancora di considerare la possibilità di contribuire all’esistenza di una testata che evidentemente non mi è indifferente, vorrei far notare alla redazione che sul sito de il manifesto sono presenti almeno 3 «tracker», ovvero 3 tracciatori e nello specifico: ChartBeat, Disqus e il terribile Google Analytics.

Come dovreste sapere – e di certo saprete – si tratta di strumenti intrusivi della riservatezza degli utenti utilizzati soprattutto da grosse multinazionali per fini di marketing subdolo quanto spudorato e pubblicità aggressiva. La scusa di tenere d’occhio l’andamento del sito, le statistiche di accesso e così via, altro non è che una scusa, visto che eventualmente esistono altri strumenti per fare la stessa cosa in modo più corretto, sempre ammesso che ce ne sia davvero bisogno.

Troverei quindi il minimo del ragionevole che chi, come «il manifesto», si pone in una certa area politica, tenesse conto – anzi, che avesse già tenuto conto – di questi fatti e si fosse sbarazzato di questi mezzi. Buon lavoro.
mb

La risposta di Matteo Bartocci

Siamo lieti dell’allarme di «mb» per i tracker presenti sul nostro sito (come su tutti).

Google Analytics e Chartbeat servono per avere le statistiche aggregate del traffico sul sito. Non abbiamo alcun accesso a dati individuali ma solo «di massa». Disqus invece è il codice che serve a pubblicare i commenti.

Altro, sul nostro sito non c’è.

Non ci sono plug in di facebook, contatori di condivisioni, cookie pubblicitari o altro.

Anzi, abbiamo scelto di non avere pubblicità proprio perché vogliamo evitare di dover «tracciare» i vostri gusti.

Preferiamo sapere che venite sul nostro sito per leggere i nostri articoli, commentarli, condividerli con le vostre reti. Punto.

Monitoriamo il minimo indispensabile: picchi di traffico sui server, medie di accesso, articoli che vi piacciono più di altri. Tutto qui.

Non avendo inserzionisti esterni non condividiamo nulla con nessuno. È come avere un tornello all’ingresso di una stazione, non dice «chi» siete ma solo in «quanti» siete passati da lì.

Sapere almeno questo, per ogni editore, è indispensabile. Se «mb» o altri lettori sanno indicarci altri software altrettanto efficaci e meno «controversi» saremo lieti di discuterne.

Nel digitale c’è sempre da imparare. E nessuna scelta è eterna. Scrivete a web(chiocciola)ilmanifesto.it

  • http://bodrato.it/ Pare

    Buffo, sono un “mb” anche io!
    La risposta “non abbiamo accesso a dati individuali”… è un po’ ingenua. Voi no, ma chi invece raccoglie i dati?
    Google, per fare l’esempio più semplice, dell’elaborazione e dell’analisi di un’enorme mole di dati sugli utenti ha fatto il proprio modello di business. Che renda i gestori dei siti solo in parte consci di quello che viene raccolto, non rende la raccolta meno pericolosa.
    Il sito ilmanifesto.info gira su un server, che certamente registra ogni connessione, sarebbe bene estrarre le statistiche da lì, senza farle raccogliere ad altri. Poiché personalmente non aggiorno il mio sito da almeno un lustro, evito di consigliare dettagliatamente soluzioni che oggi magari sono obsolete…