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Lettere

I caporali e gli altri

Sul lavoro svolto nei campi dai braccianti agricoli si va solo alla ricerca del caporalato e si colpevolizza solo il caporalato. (…) Resta però un segno omertoso verso due soggetti: lo Stato ed il Sindacato. Il primo perché dovrebbe intervenire direttamente a tutela del diritto sul lavoro del proprio cittadino.

In quale misura?

Lo Stato dovrebbe dare «garanzia» di una giusta paga giornaliera. Nelle mie zone (Basilicata, costiera metapontina) per la raccolta di pesche e albicocche la paga per otto ore di duro lavoro è di appena trenta euro giornaliere, i più fortunati che fanno sette ore (cd. oraria unica dalle ore 5 alle 13) riescono ad ottenere circa 34 euro.

Lo Stato dovrebbe garantire almeno, dico almeno, una paga giornaliera di euro 50 e però siccome il datore di lavoro è alle prese con una vendita sottopagata del prodotto lo Stato dovrebbe accollarsi per ogni bracciante agricolo gli oneri di ingaggio e Inps.

Solo così (al diavolo i voucher) anche i giovani – pure italiani – tornerebbero volentieri sui campi. E veniamo agli obblighi del Sindacato. Che in questo campo di tutela del bracciante agricolo è ignaro e totalmente assente.

Realizzo con un esempio. In fase di inizio raccolta, mese di maggio, una grandinata compromette tutto, raccolta e giornate lavorative. Il bracciante si ritrova per sua sfortuna a casa senza lavoro.

Quali sono le garanzie per lui? Perché se è ingaggiato non deve usufruire di una «cassa integrazione agricola»? Perché non potrà più effettuare le giornate che gli consentano almeno di percepire nell’anno successivo la fantomatica disoccupazione agricola? Perché deve perdere tutto per una calamità?

Solo allora ti rendi conto che uno Stato è considerato civile quando tutela soprattutto il suo cittadino lavoratore e quando un Sindacato non tutela solo determinate categorie di operai. Sulla figura del bracciante agricolo sia lo Stato che i sindacati devono cucire certezze (…).

Nel frattempo si raccolgono pesche a 45 gradi, sotto gli occhi di inferociti capi-squadra (non è ammessa nemmeno una pipì in più per il bracciante), sotto gli occhiali dalle montature più colorate di segretari di sindacati che si orpellano di buone parole e propositi sotto le interviste di mendaci telecamere.

Non è colpa solamente del caporalato.