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Lettere

Ferrero: «Mai stato per la guerra in Libia»

Leggo sul manifesto di ieri un articolo di Manlio Dinucci che mi accusa di essere stato «sostanzialmente sulla stessa posizione» di chi era favorevole alla guerra contro la Libia nel 2011.

Si tratta di una falsità: il sottoscritto e Rifondazione Comunista hanno criticato duramente Gheddafi per la repressione ma sono stati sempre totalmente contrari all’intervento militare occidentale in Libia. Non a caso il 24 marzo 2011 Rifondazione faceva un presidio davanti alla Camera dei deputati contro la risoluzione favorevole all’intervento militare proposta dal governo Berlusconi.

A scanso di equivoci allego la presa di posizione ufficiale assunta a nome di Rifondazione Comunista il 25 febbraio 2011 e i link ad un paio di video degli stessi giorni in modo che tutti si possano fare un’idea della mia posizione su quella guerra.

Roma, venerdì 25 febbraio 2011 – Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea:
«Di fronte all’emergenza umanitaria libica chi parla di intervento militare umanitario vuole semplicemente accaparrarsi il petrolio a basso prezzo rimettendo in piedi una sorta di protettorato occidentale in Libia. È una prospettiva inaccettabile perché il popolo libico deve decidere del suo futuro senza ingerenze militari esterne. I paesi occidentali, l’Onu, la Croce Rossa Internazionale, invece di vagheggiare l’intervento militare devono immediatamente garantire l’afflusso in Libia di cibo e medicinali perché di questo e non di interventi militari ha bisogno il popolo libico. Così come il governo italiano e la Lega Nord invece di alimentare ad arte la paura dell’invasione dei profughi devono impegnarsi in una solida azione di cooperazione internazionale verso i popoli del Nord Africa, invertendo la tendenza all’azzeramento dei fondi per la cooperazione internazionale che ha caratterizzato questo governo».

Paolo Ferrero

Due video del 25 febbraio:

La risposta di Manlio Dinucci

Caro Ferrero, la forte sintesi necessaria alla scrittura della rubrica ha provocato un equivoco che intendo chiarire. La frase “Sostanzialmente sulla stessa linea perfino il segretario del Prc Paolo Ferrero che, il 24 febbraio 2011 a guerra iniziata, accusava Berlusconi di aver messo «giorni per condannare le violenze di Gheddafi», sostenendo che si doveva «smontare il più in fretta possibile il regime libico»” non accomuna ovviamente la tua posizione a quella di chi voleva la guerra.

Solleva però una questione che va discussa.

Personalmente ho ritenuto e ritengo errato il fatto che, mentre si preparava la guerra Usa/Nato contro la Libia, alcune tue dichiarazioni, ad esempio quelle a Radio Città Futura riportate tra virgolette dalla Adnkronos il 24 febbraio 2011, contribuivano alla demonizzazione di Gheddafi, tema conduttore della campagna per preparare l’opinione pubblica alla guerra, di fatto già iniziata da chi finanziava e armava gruppi tribali e islamici per rovesciare il governo di Tripoli.

Non si trattava di presentare Gheddafi come un agnello di fronte al lupo, ma di dire chiaramente che in quel momento era il comodo bersaglio per scatenare una guerra che aveva ben altri scopi.

Manlio Dinucci