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Lettere

Discriminata dalla scuola Fornara-Ossola di Novara perché malata di tumore

Mi chiamo Nadia Veltri e sono malata di cancro, per questo motivo la Preside della scuola Fornara Ossola di Novara si rifiuta di assumermi come collaboratore scolastico, sebbene io abbia tutti i requisiti per svolgere l’impiego. Il 4 maggio 2017 sono stata operata di tumore al seno.

Nel luglio 2017 sono stata sottoposta a visita medica da parte dell’Asl e la commissione mi ha riconosciuto un’invalidità con rivedibilità a luglio 2018.

L’invalidità non esclude la mia collocabilità e infatti il verbale definitivo è corredato da tutte le capacità che mi sono riconosciute e che quindi certificano che io posso svolgere attività lavorativa come collaboratore scolastico.

Il 31 ottobre 2017 la stessa commissione che mi ha riconosciuto l’invalidità emette un nuovo verbale ai fini dell’iscrizione nelle liste di collocamento agevolato, dove viene precisato che io posso svolgere qualsiasi attività lavorativa, ma la Preside informata dei fatti dal mio avvocato non vuole sentire ragione e continua nell’abuso di potere negandomi un contratto che mi spetta di diritto.

Io ho preso servizio a scuola e ho un documento che lo prova, sono andata nell’istituto di assegnazione e sono stata allontanata dopo 45 minuti per volere della Preside che in un delirio di onnipotenza ha deciso a suo personale giudizio che non devo lavorare in quella scuola.

Ho scritto al Presidente Gentiloni, la segreteria mi ha informato che avrebbe passato la questione al ministero dell’Istruzione, ma ancora oggi aspetto la risoluzione del caso, il mio lavoro e lo stipendio che mi spetta, perché sia io che mio marito non abbiamo altri impieghi e pertanto mi viene negata in questo modo anche la possibilità di vivere e curarmi.

Questo stato di stress e di continua agitazione risulta inoltre inopportuno per la malattia, tanto è vero che sono dovuta ricorrere a una psicologa dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano che sta cercando di aiutarmi e che testimonierà a mio favore, ho già un certificato che dimostra lo stato emotivo precario in cui questa situazione mi ha fatto precipitare.

Spero che interverrete al più presto perché sono disperata e non mi arrendo dovessi rivolgermi anche alla stampa internazionale.